Disclaimer

Licenza Creative Commons
LEAF by Matteo Olivieri is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at matteoolivieri.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://matteoolivieri.blogspot.com.

Time zones

NEW YORK LONDON ROME TOKIO SYNDEY

Flags

free counters

lunedì 7 febbraio 2011

Tre proposte alternative all'imposta patrimoniale (ovvero: l'economia è una scienza autonoma!)

Cosenza (Italy), 7 Febbraio 2011

Dopo che le sua proposta di istituire una forma di tassazione straordinaria, sotto forma di imposta patrimoniale, era stata sonoramente bocciata ad ogni livello, l'On. Giuliano Amato ha sentito il bisogno di "spiegare" le sue parole. Per farlo ha scelto il prestigioso quotidiano italiano IlSole24Ore (vedi 6/2 "«Patrimoniale: pena di morte per chi ne vuol discutere?»").
Nell'articolo, in estrema sintesi, si rivendica la libertà di avanzare proposte utili a ridurre l'eccessivo livello del debito pubblico italiano, un'autentica zavorra che non consente di effettuare programmi di spesa e investimenti utili al rilancio dell'economia italiana.
Per sostenere la sua tesi, l'On. Amato le prova tutte: citazioni famose, appello alle grandi figure del passato, le immancabili storielle napoletane...senza una benchè minima motivazione economica, a parte la legittima preoccupazione di un livello di debito pubblico che prima o poi dovrà essere ridimensionato. Ecco uno stralcio:

"Qui c'è un serio ragionamento economico, perché per far scendere il peso del debito sul Pil è importante ridurre il debito, ma è ancora più importante far crescere il Pil. Solo Dracula potrebbe dichiararsi pregiudizialmente contrario, mentre chiunque altro vorrà sottoporre il ragionamento a una prova di fattibilità. E l'auspicio è che la prova sia superata, come scrive Marco Deaglio (La Stampa del 1° febbraio) e come lascia intendere lo stesso Vincenzo Visco (Il Sole 24 Ore del 4 febbraio), che ritiene poco o nulla percorribile la strada dell'imposizione straordinaria".

Da economista sono angosciato nel vedere per l'ennesima volta che un non-economista parli di economia: l'On. Amato è un insigne costituzionalista, parli di quello. Certamente tutti lo ricordano come Capo del Governo Italiano nel 1992, quando per evitare l'ennesima speculazione internazionale ai danni della Lira, fu artefice di una manovra finanziaria da circa 100.000 miliardi di vecchie Lire (all'epoca fu definita una finanziaria "lacrime e sangue", vedi archivio storico del Corriere della Sera 1 Ottobre 1992 "Finanziaria, il bisturi di Amato"); ma a quanto pare le "cure da cavallo" sono gli unici metodi che l'On. Amato sa proporre.

Tralasciando il fatto che l'imposta patrimoniale corrisponde ad una imposta "più-più-che proporzionale" sui redditi, gli economisti di tutto il mondo si sono impegnati a dichiarare questo tipo di imposizione fiscale ufficialmente da bandire dalla faccia della terra almeno dal periodo della Repubblica di Weimar. Strano dunque, che la proposta più innovativa per risolvere il problema del debito pubblico italiano, sia un qualcosa di anacronistico!

Per ovviare a questa incresciosa mancanza di cultura economica, che finirebbe per rappresentare l'ennesima "mazzata" inutile sulla testa degli italiani, mi sono permesso di avanzare le mie tre proposte per arricchire il dibattito sul tema.
Queste sono riportate qui sotto, tratte da una slide della mia presentazione "Oltre il PIL: ricchi, quindi felici? Un'analisi critica delle statistiche nazionali" (Università della Calabria, 25 Maggio 2010).


Come si può vedere, esistono numerosi modi per ridurre il debito pubblico senza ricorrere alla tradizionale alternativa "più tasse o meno spesa pubblica":
  1. Abolizione dei privilegi statali: risorse pubbliche usate a prezzi fuori mercato determinano una diminuzione del PIL (per esempio, usare l'aereo di Stato come servizio taxi per parenti e amici);
  2. Insistere sulle "determinanti reali" della crescita: per esempio, non più educazione, ma migliore educazione; non salari più elevati, ma maggiore potere d'acquisto, ecc.
  3. Capire il ruolo degli investimenti nello sviluppo economico: non tutti gli investimenti rappresentano di per-se un aumento del PIL, per esempio opere che richiedono perenni costi di ripristino o funzionali, non fanno altro che assorbire di continuo risorse pubbliche; investimenti che sono poco funzionali necessitano di continue iniezioni di capitali; investimenti faraonici finiscono per distogliere risorse reali da attività potenzialmente creatrici di maggior benessere.
E' interessante notare come ancora una volta, non si agisce negli ambiti su cui si potrebbe agire, ma su altri che sono di competenza altrui. 

Breve biografia dell'On. Amato (Fonte Treccani): "(...) Membro del Parlamento per 18 anni (1983-1994 / 2001-2008), prima da socialista e poi nell’Ulivo, è stato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (1983-1987), Ministro del Tesoro (1987-1989 / 1999-2000), Ministro per le Riforme Costituzionali (1998-1999), Ministro dell’Interno (2006-2008), vice-presidente del Consiglio (1987-1988) e due volte Presidente del Consiglio (1992-1993 / 2000-2001)".

AGGIORNAMENTI

Lunedi 7 Febbraio 2011: Ho ricevuto in serata la seguente email, in cui mi si chiede un parere proprio su questo argomento. Pubblico sul mio blog LEAF il quesito e la mia risposta.

Domanda: "Buonasera, l'altro giorno ho letto questo articolo segnalato da Oscar Giannino, vorrei un parere (...)":  Chicago Blog, 4/2 "Abbattere il debito senza aumentare le tasse si può".

Risposta:  "Grazie per la fiducia. Non conoscevo l'articolo segnalato, ma proprio oggi ho scritto un articolo in proposito sul mio blog: http://matteoolivieri.blogspot.com/
La posizione presentata sul Chicago Blog (che è un blog ultraliberale) consiste nel ridurre l'indebitamento attraverso il congelamento della spesa pubblica: ovvero, fermare il livello di servizi pubblici ad una soglia predeterminata inferiore alle entrate fiiscali.

Vedi per esempio il seguente passaggio: "Ridurre il deficit di bilancio è facile, almeno finché i politici lasceranno incrementare la spesa generale di un importo minore rispetto al gettito fiscale atteso. E con l’inflazione media prevista per lo stesso periodo pari a circa il 2 per cento, ci troviamo nelle condizioni ideali per un rigore fiscale atteso ormai da tempo. Congelando il tetto massimo della spesa al livello attuale, entro il 2017 il bilancio potrebbe essere praticamente in pareggio. Lo stesso risultato sarebbe possibile entro il 2019 limitando l’aumento della spesa all’1 per cento annuo. E se ammettiamo una crescita della spesa pari al 2 per cento annuo (ossia, tenendo il passo con l’inflazione), il pareggio arriverà nel 2021.
(...) Il concetto chiave da capire è che non è necessario aumentare le tasse. I politici possono far quadrare il bilancio e ridurre il fardello del debito contenendo la crescita della spesa pubblica. Al contrario, l’esperienza europea dimostra che una pressione fiscale eccessiva non rappresenta la panacea per il bilancio fiscale. Aveva ragione Milton Friedman quando, molti anni fa, ammonì che “a lungo andare il governo spenderà tutto quello che il sistema delle imposte sarà in grado di raccogliere più tutto quello che riuscirà ad accaparrarsi”. È per questo che il contenimento delle uscite è l’unico strumento efficace per scongiurare la crisi fiscale e, indubbiamente, è l’unico metodo che consenta la crescita".

Così facendo, si cerca di ottenere una quota maggiore di risparmio nazionale, il che implica anche minori servizi pubblici.
Interessante notare che questa soluzione non differisce di molto nella sostanza dalla c.d. "imposta patrimoniale", proposta in questi giorni dal socialista Giuliano Amato. Infatti, ambedue puntano ad ottenere avanzi di bilancio, ma in modi differenti: l'imposta patrimoniale attraverso la maggiore tassazione (entrate); il congelamento della spesa pubblica attraverso minori spese (uscite).
La mia posizione differisce da quella presentata sul Chicago Blog. Rinvio a questo in caso di curiosità".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

sabato 5 febbraio 2011

Previsioni settimana valutaria 6 - 11 Febbraio 2011

Cosenza (Italy), 5 Febbraio 2011

A mercati fermi, ecco le mie previsioni per la settimana valutaria entrante:
  1. Apprezzamento dell'Euro sul Dollaro USA (FX);
  2. Apprezzamento del Dollaro USA su Yen giapponese (FX);
  3. Apprezzamento del Dollaro USA su Franco svizzero (FX);
  4. Apprezzamento del Dollaro USA su Sterlina inglese (FX);
  5. Apprezzamento del Franco svizzero sull'Euro;
  6. Apprezzamento dello Yen giapponese sull'Euro (FX);
  7. Apprezzamento della Sterlina inglese su Euro (FX).
La sigla (FX) indica le maggiori possibilità di arbitraggi. Come si può vedere, per questa settimana ho emesso numerosi avvisi di arbitraggi. La differenza principale rispetto al consensus degli analisti, è che - a mio avviso - riprenderà l'apprezzamento dell'Euro nei confronti del Dollaro USA.
Per un'interpretazione differente vedi CNBC 4/2 "Dollar Gains Broadly on US Jobless Rate Decline", secondo cui si assisterà ad un apprezzamento del Dollaro USA su Euro ("Overall, we think the euro's move was overdone and the retracement we've seen in the second part of this week should probably continue into early next week," said John Doyle, strategist at Tempus Consulting in Washington").

AGGIORNAMENTI

Lunedi 7 Febbraio 2011: Ad oggi sono 6 le previsioni esatte su 7 su base quotidiana (pari all'85.71%) e 3 su 7 su base settimanale (pari al 42.85).
  • Anomalia su base quotidiana: previsione numero 1;
  • Anomalia su base settimanale: previsione numero 1, 5, 6, 7
 L'apprezzamento del Dollaro USA sull'Euro sembra essere momentaneo, almeno così a giudicare dai commenti espressi dalla stampa internazionale, secondo cui i deludenti dati degli ordinativi industriali tedeschi hanno spinto l'Euro  al ribasso (vedi Comdirect "Devisen: Enttäuschende Auftragsdaten drücken Euro Richtung 1,35 US-Dollar": "Enttäuschende Auftragsdaten aus der deutschen Industrie haben den Euro am Montag wieder in Richtung 1,35 US-Dollar gedrückt. Am späten Nachmittag kostete die europäische Gemeinschaftswährung 1,3521 Dollar und damit knapp einen Cent weniger als am Morgen. Die Europäische Zentralbank (EZB) hatte den Referenzkurs am Mittag auf 1,3553 (Freitag: 1,3631) Dollar festgesetzt. Der Dollar kostete damit 0,7378 (0,7336) Euro. 'Die enttäuschenden Konjunkturdaten aus Deutschland haben den Euro unter Druck gehalten', sagte Commerzbank-Devisenexpertin You-Na Park. EZB-Präsident Jean-Claude Trichet habe mit seinen Aussagen nach der Zinsentscheidung am vergangenen Donnerstag Spekulationen über eine rasche Zinserhöhung in der Eurozone gedämpft. Seither sei der Euro unter Druck. Die enttäuschenden Auftragsdaten wirkten nun in die gleiche Richtung. Da im Laufe der Woche keine US-Konjunkturdaten der ersten Reihe zur Veröffentlichung mehr anstehen, dürfte zunächst der Nachrichtenfluss aus der Eurozone den Markt beherrschen. Die Spekulationen um die 'große Lösung' der Schuldenkrise in der Eurozone dürften anhalten, erwartet die Expertin. Sofern keine bahnbrechenden Neuigkeiten bekannt würden, dürfte der Euro aber nur begrenztes Aufwärtspotential haben").

Martedi 8 Febbraio 2011: Ad oggi sono 4 su 7 le previsioni indovinate su base quotidiana (pari al 57.14%), e 5 su 7 su base settimanale (pari al 71.42%).
  • Anomalia su base quotidiana: previsione numero 2, 5, 7
  • Anomalia su base settimanale: previsione numero 5, 7
Per come da me previsto, eccellente il recupero dell'Euro sul Dollaro USA (1,3684 USD, 5:31pm CET), vedi tabella qui sotto:

Mercoledi 9 Febbraio 2011 [1]: Alcune notizie potrebbero destabilizzare i cambi e portare a maggiore volatilità. Eccole:
  1. La Cina ha aumentato per la seconda volta in un mese i tassi di interesse, per contrastare l'inflazione interna (vedi Reuters 9/2 "Analysis: Markets fall behind the curve of China's tightening";
  2. L'agenzia di rating Moody's dichiara che il livello di debito pubblico del Giappone è insostenibile senza un'adeguata riforma fiscale, e che non si può sperare solo sulla crescita economica per cercare di risolvere i problemi di biancio (vedi Reuters 9/2 "Moody's warns on Japan debt and urges fiscal reform");
  3. Il Presidente FED Ben Bernanke terrà oggi una testimonianza di fronte al Congresso USA sul tema congiuntura economica, mercato del lavoro e conti pubblici (vedi Comdirect 9/2 "Devisen: Eurokurs gestiegen - Warten auf Bernanke";
  4. La SEC-Securities and Exchange Commission (Organo di vigilanza USA delle società quotate in Borsa) è in procinto di approvare un piano per superare il meccanismo di attribuzione di rating da parte di agenzie private, e sostituirlo con un meccanismo di rating statale (vedi Reuters 9/2 "SEC to wean markets off credit ratings".
Tutto ciò, potrebbe aggiungere volatilità ai cambi. Staremo a vedere.

[2] Anche oggi giornata ricca di soddisfazioni. A giornata conclusa (ore 6:12 pm CET), risultano indovinate 5 previsioni su 7 su base giornaliera (pari al 71.42%), e 4 su 7 su base settimanale (pari al 51.14%).
  • Anomalia su base quotidiana: previsione numero 5, 6
  • Anomalia su base settimanale: previsione numero 5, 6, 7 
Segnalo l'articolo Reuters 7/2 "Forex folly: Why you shouldn’t be trading currencies", secondo cui i movimenti dei tassi di cambio non possono essere previsti, e per questo è sciocco investirci denaro su.
Ecco uno stralcio: "Yet currencies are hard to track by even the most seasoned traders and it’s not for the average investor. And you’re no George Soros, although you’ll surely end up breaking something — your own bank account. Even institutions can get scammed. Called “Forex,” short for “foreign exchange,” this form of trading requires guessing on whether a currency or basket of them rises or falls. There are more scams out there than regulators can keep up with and some schemes even ensnare experienced institutional investors. A $4 trillion market, Forex is dominated by big banks and institutions, who trade around the clock based on constantly changing streams of information. There’s a reason why the big boys play this game. It’s volatile, turns on a dime and is not predictable. Currency swings often have nothing to do with the day’s headlines and could be manipulated by big traders. No matter what the FOREX ads say, you will have no advantage over the biggest players. None whatsoever".

Inutile dire che nulla è più lontano dal mio modo di vedere di quest'articolo: certamente si tratta di un mercato altamente volatile e rischisoso, ma come le mie previsioni settimanali dimostrano, nel mio caso in media non scendo mai sotto la soglia del 70% di previsioni indovinate.

Giovedi 10 Febbraio 2011: Nella tabella qui sotto, ecco la situazione delle previsioni da me indovinate, aggiornata alle ore 8:17 pm CET (base quotidiana 57,14%; base settimanale 71.42%). L'asterisco significa che la Sterlina inglese ha recuperato tantissimo sul Dollaro USA, ma non tanto da annullare i guadagni finora fatti. Probabilmente domani tale tasso di cambio riserverà ulteriori sorprese.

 
Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

Significa qualcosa un tasso EONIA in caduta libera?


Cosenza (Italy), 5 Febbraio 2011

Un lettore del mio blog LEAF chiede come mai il tasso di interesse interbancario EONIA (acronimo di Euro OverNight Index Average) stia diminuendo velocemente dopo il nuovo picco raggiunto nel mese di Gennaio, e si chiede se ciò vuol dire che il livello complessivo di rischio bancario stia diminuendo in Europa. In caso positivo, il lettore mi chiede se ciò sia coerente con le analisi da me fatte in questo periodo.

Ecco la mia risposta (credo che la cosa possa riguardare anche altri lettori):

Certamente è vero che una diminuzione del tasso EONIA potrebbe essere uno degli indizi a favore della deduzione che ci si stia avviando verso un minore livello di rischio, poichè ciò potrebbe voler dire che l'offerta di denaro sia abbondante rispetto alla domanda e le banche hanno bisogno di minore liquidità...

Tuttavia, a mio avviso, occorre non soffermarsi su un unico elemento per trarne dei giudizi, ma occorre piuttosto prendere in considerazione ulteriori elementi. Per esempio, non è un caso che la veloce diminuzione del tasso EONIA sia accompagnato da un'altra persistente diminuzione nel prezzo dei future sull'Euro/Dollaro (vedi tabella qui sotto, fonti indicate, ore 9:56am CET).

In altre parole, le banche europee in questo momento si stanno indebitando in Dollari e non in Euro, e questo è il motivo per cui stanno chiedendo meno fondi alle altre banche europee. Per questo motivo, il tasso EONIA diminuisce, mentre aumenta l'interesse da pagare per prendere a prestito Dollari USA.

Interessante poi notare che gli scambi più importanti riguardano il periodo a partire dal secondo semestre del 2011. Come si ricorderà, il programma di QE2 promosso dalla FED dovrebbe concludersi (salvo rinvii) proprio a Giugno 2011.

Pertanto, questo secondo me significa che gli intermediari finanziari stanno scommettendo su una effettiva conclusione del programma di QE2, e stanno acquistando Dollari, nella convinzione che questo si apprezzi dopo Giugno 2011. Se così sarà, allora gli investitori potranno rivendere i Dollari, guadagnando sulla differenza tra prezzo di acquisto di Dollari oggi e prezzo futuro del Dollaro. Contestualmente - a mio avviso - gli investitori stanno scommettendo su un livello immutato di tassi di interesse FED per lo stesso periodo: ciò è coerente con le affermazioni più volte fatte dal Presidente FED Ben Bernanke, e da me puntualmente riportate sul mio blog.

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

venerdì 4 febbraio 2011

Euro & Basilea 3: la chimera del debito bancario a breve termine, e la cassandra delle previsioni economiche realizzatesi.


Cosenza (Italy), 5 Febbraio 2011

Nel suo interessantissimo blog Economics One, il Prof. John B. Taylor scrive così nel suo articolo "Learning From Monetary Mistakes and Doritonomics":

"The lesson for central bankers from the financial crisis is straightforward: do not deviate from policies like the ones that worked well during much of the 1980s and 1990s. It was such a deviation--in the form of low interest rates compared with what good existing policy practice suggested--that was behind the excessive risk taking and housing booms in many countries as OECD research has shown. The chart below was published by the OECD before the problems in Greece, Ireland and Spain became so evident. I used it in my book Getting Off Track published two years ago. It predicts amazingly well which countries would suffer most from the low interest rate policy. That's the message of several talks I am giving in Europe this week".


In altre parole, i governi che hanno devitato da buone pratiche finanziarie, in termini di tassi di interesse tenuti artificialmente bassi, sono andati incontro più di altri agli effetti della crisi finanziaria. La tabella che segue, pubblicata dall'OECD/OCSE prima dello scoppio della crisi finanziaria, mostra incredibilmente bene quali paesi erano maggiormente a rischio finanziario, cioè Irlanda, Grecia e Spagna.

Chi è stato causa del proprio male in passato, lo è anche del male altrui ora. Basta dare un'occhiata alla recentissima indagine pubblicata su FAZ, che dimostra chiaramente che il problema del debito accompagnerà le banche in maniera consistente - sia pure con intensità via via minore - almeno fino al 2015 (tabella 1), e che la percentuale di insolvenze bancare sia notevolmente superiore a quella delle imprese (tabella 2).

Tab. 1: Scadenza dei debiti delle banche europee

Bankanleihen: Der Staat stützt die Ratings

Tab. 2: Paragone tra tassi di insolvenze e fallimenti di banche e imprese.

Bankanleihen: Der Staat stützt die Ratings

In queste circostanze, considerato l'alto peso del debito almeno fino al 2015, viene spontaneo chiedersi come faranno le banche a centrare i nuovi criteri di Basilea 3 (introdotti a tappe dal 2013 e a regime dal 2019) riguardanti la percentuale di patrimonio netto da detenere accantonato a riserva prudenziale.

Al riguardo, tale dubbio viene sollevato anche nell'articolo FAZ 3/2 "Der Staat stützt die Ratings": "Es ist eine stattliche Summe, die die internationalen Großbanken in den kommenden Jahren an Kapital brauchen werden, besonders wenn ab 2013 die neuen Regulierungsvorschriften (Basel III) bis 2019 stufenweise eingeführt werden. Um mehr als eine halbe Billion Euro werde das Kernkapital steigen müssen, so die Projektionen der Rating-Agenturen. Immerhin hat sich das Geschäftsumfeld verbessert und somit auch die Möglichkeiten der europäischen Banken, ihr Kernkapital aufzustocken. Allerdings, so die Rating-Agentur Fitch, werden die Eigenkapitalrenditen das Vorkrisenniveau vorerst nicht wieder erreichen. Haupttreiber der zuletzt besseren Ergebnisse sei das Zinsergebnis gewesen, doch hier seien die Möglichkeiten aufgrund der Niedrigzinsen begrenzt. (...) Zudem ist das Finanzierungsumfeld trotz niedriger Zinsen nicht optimal: die bilanziellen Hebel müssen gesenkt werden, das begrenzt die Kreditvergabe, gleichzeitig ist die Nachfrage nach Krediten zurückgegangen, während die Finanzierungskosten gestiegen sind. Wenig Potential sehen die Analysten auch in Kostensenkungen, so dass als Positivum letztlich vor allem das niedrigere Kreditrisiko verbleibt".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

giovedì 3 febbraio 2011

Verso un "QE2 - Reloaded"?


Cosenza (Italy), 3 Febbraio 2011

Mentre i mercati finanziari sembrano aver assimilato l'idea che il programma di quantitative easing della FED si concluderà a fine Giugno, alcuni commenti rilasciati da membri del comitato decisionale della banca centrale statunitense sembrano suggerire l'idea che la partita sia tutt'altro che chiusa, e la discussione se il programma debba essere riproposto, potrebbe entrare nell'agenda dei lavori del prossimo incontro del comitato.
L'articolo CNBC 2/2 "‘Too Early to Declare Victory’ Fed May Not End Bond Buying" è il primo che leggo in tal senso.
In particolare: "Just because the U.S. economic recovery is looking up, don't think the Federal Reserve will necessarily stop its bond buying after its latest $600 billion program. While financial markets have largely dismissed the possibility the Fed could extend the program past its end-June sunset date, officials are still wrestling with whether more might need to be done. The idea of laying groundwork for an exit from the central bank's extraordinarily easy monetary policy has not yet entered into the equation. "It is too early to declare victory," Atlanta Federal Reserve Bank President Dennis Lockhart said on Monday. Kansas City Fed leader Thomas Hoenig said on Tuesday another round of bond purchases could be discussed at the Fed's next policy meeting in mid-March if the recovery flags. Fed Chairman Ben Bernanke makes a rare on-the-record media appearance on Thursday. He could provide more clarity on whether the Fed is prepared to buy more bonds on top of a current $2.3 billion total if the U.S. jobs market fails to heal. That the debate has yet to shift away from whether more bond buying might be needed indicates how much farther the Fed thinks the recovery must run before it is time to tighten policy".

Al momento la curva dei rendimenti USA non sembra aver risentito della notizia, come dimostra la seguente tabella, che mette a confronto la c.d. "yield curve" statunitense di oggi con quella di una settimana fa.


Come si vede, la curva sta diventando leggermente più ripida per scadenze superiori ad un anno, il che vuol dire che la ripresa delle aspettative inflazionistiche negli USA dovrebbe cominciare a partire da quella data. Tuttavia, è interessante osservare pure, che la scadenza del programma di QE2 è prevista per Giugno 2011, mentre la ripresa dell'inflazione è attesa all'incirca per Gennaio 2012: dunque, al momento i mercati stanno contando su un intervallo di circa 6 mesi tra la fine del programma di QE2 e la ripresa dell'inflazione. Questo vuol anche dire che qualora venisse completato il programma di QE2, la FED avrebbe circa 6 mesi di tempo disponibili per ritirare moneta dal mercato senza aumentare le aspettative di inflazione.
Come e perchè ciò si dimostrerà possibile, non è ancora dato saperlo, ma una cosa è certa: se il "pianerottolo" dei rendimenti tra 1 mese ed 1 anno dovesse allungarsi, vorrà dire che i mercati avranno assimilato l'idea che il quantitative easing durerà molto più a lungo del previsto.

AGGIORNAMENTI

Giovedi 3 Febbraio 2011: Proprio di oggi le dichiarazioni del Presidente FED Ben Bernanke, secondo cui la situazione dell'economia è ancora troppo fragile per poter pensare che non si abbia più bisogno dell'aiuto della banca centrale statunitense. E aggiunge che ci vorranno anni e anni prima che la situazione occupazionale torni a livelli "normali".
Ecco  ampi stralci dell'articolo CNBC 3/2 "Bernanke: Economic Recovery Still Needs Fed's Help": "The U.S. economic recovery still needs help from the Federal Reserve despite signs of improvement, the central bank's chairman Ben Bernanke said on Thursday. The Fed chairman provided a modestly more rosy outlook for the world's largest economy than he has done in recent appearances, citing gains in household spending, improved confidence, and stepped up bank lending as signs 2011 may bring stronger growth than 2010. "Although economic growth will probably increase this year, we expect the unemployment rate to remain stubbornly above, and inflation to remain stubbornly below, the levels that Federal Reserve policymakers have judged to be consistent over the longer term with our mandate," he said in an appearance at the National Press Club in Washington. The event marks the second time Bernanke has spoken at the Press Club and taken questions from reporters afterwards. He said the central bank is considering holding more regular press conferences as part of improving its communications with the public. His comments on the economy on Thursday suggest a Fed that believes it has plenty of time to let its policies boost growth and pull down a high unemployment rate before it needs to worry about tightening financial conditions to keep any inflation in check. (...) The hard hit job market shows some grounds for optimism, but modest growth and cautious hiring suggest that it will be several years before the jobless rate returns to a more normal level, Bernanke said. "Until we see a sustained period of stronger job creation, we cannot consider the recovery to be truly established," he said. (...) Bernanke played down worries that recent commodity price rises pose an inflation threat. "Overall inflation remains quite low," he said. U.S. Treasury bond prices extended losses after Bernanke's comments. The Fed in November launched a new round of bond-buying, to be completed by mid-year, to support a recovery that appeared to be flagging. The U.S. central bank had already bought $1.7 trillion worth of longer-term assets to provide further stimulus for the economy after cutting benchmark short-term rates to near zero in December 2008. The Fed chairman defended the central bank's controversial bond buying program, saying its benefits are evident from a range of financial market metrics. He cited higher stock prices and less volatility in equities markets, and narrower spreads between riskier and less risky corporate bonds. Bernanke is due to appear before the House of Representatives budget panel to discuss fiscal issues next week. He urged Congress to take steps to cut the federal budget deficit to take the budget off an "unsustainable" path").

Segnalo inoltre l'articolo Reuters 3/2 "Bernanke warns of catastrophe if debt limit not raised", che riporta le argomentazioni del Presidente FED Ben Bernanke volte a favore l'autorizzazione da parte del Congresso USA di un aumento del livello del debito pubblico. Poichè l'attuale limite massimo di spesaverrà raggiunto tra Marzo e Aprile, occorre - a suo avviso - prendere delle decisioni immediate al riguardo, per non dover ridimensionare i programmi dell'Amministrazione-Obama a favore dell'economia.
Allo stesso tempo, il Presidente FED Bernanke sollecita a mettere in essere un programma credibile di tagli al deficit statale.
Insomma, il messaggio sembra chiaro: fate meno debito in futuro, ma autorizzate più debito adesso...
Vedi: "Federal Reserve Chairman Ben Bernanke on Thursday issued a stern warning to Republican lawmakers that delays in raising the United States' $14.3 trillion debt limit could have "catastrophic" consequences. "Beyond a certain point ... the United States would be forced into a position of defaulting on its debt. And the implications of that on our financial system, our fiscal policy and our economy would be catastrophic," he told the National Press Club. Bernanke coupled his warning with a call for the Obama administration and Congress to put in place a credible plan to curb future budget deficits. (...) Some Republican leaders intend to use the need to raise the statutory debt ceiling as leverage for spending cuts. The Obama administration has said the nation would likely hit the limit between early April and late May. If Congress does not raise the limit in a timely way, the government could be forced to scale back operations. A failure to lift the limit could raise the specter of a first-ever U.S. debt default and push interest rates up sharply. Financial markets have not yet shown any nervousness over the debt limit, which has typically been raised after political grumbling, and Bernanke said the chances of a default were "very remote". Still, his comments echoed dire warnings issued by Treasury Secretary Timothy Geithner and other Obama administration officials, who have also said failure to raise the debt ceiling could be "catastrophic". The Fed chairman called on lawmakers not to hold the issue hostage to the contentious debate over how best to rein in record budget gaps. "I would very much urge Congress not to focus on the debt limit as being the bargaining chip in this discussion, but rather to address directly the spending and tax issues that we have to deal with in order to make progress on this fiscal situation," Bernanke said".

9 Febbraio 2011: Vorrei segnalare il seguente articolo Reuters 8/2 "Wednesday Look Ahead: Fed Under Fire as Markets Question Easing", in cui ho trovato un commento che va in direzione di quanto da me sostenuto nell'articolo: "(...) The curve is moving parallel. It's not like the curve is steepening. Everything is moving. We're moving to a higher interest rate paradigm. it's not a real inflation scare or a Fed hike scare," Ader said".
In altre parole, qualcuno comincia ad osservare che la curva dei rendimenti ("yield curve") piuttosto che diventare più ripida, si sta semplicemente muovendo in modo parallelo. Segno forse che il "pianerottolo" tra 1 mese ed 1 anno si sta allungando?

10 Febbraio 2011: Altri indizi si aggiungono all'idea che il programma di QE2 possa essere effettivamente prolungato. Questa almeno è l'opinione comune all'indomani dell'audizione del Presidente FED Ben Bernanke al Congresso USA. Ecco l'articolo Reuters del 9/2 "Bernanke warns against steep budget cuts": "Bernanke offered few clues into whether the Fed might extend its controversial policy of buying $600 billion in government bonds beyond its June deadline, nor did he signal any inclination to cut the program short. The Fed launched the bond-buying plan in November in an attempt to keep long-term borrowing costs down and support a fragile economic rebound. Acknowledging renewed momentum in the economy, Bernanke said a drop in the jobless rate to 9 percent in January from 9.8 percent in November, the biggest two-month decline since 1958, was "grounds for optimism". However, he said hiring is still anemic and noted that the economy has made up just over one million of the more than eight million jobs lost during the recession. "This gain was ... not enough to significantly erode the wide margin of slack that remains in our labor market," he said. "Until we see a sustained period of stronger job creation, we cannot consider the recovery to be truly established".

Mercoledi 2 Marzo 2011: Il CEO di PIMCO, Mohamed El-Erian, si dice sicuro he non ci sarà nessun ulteriore programma di quantitative easing. I costi del programma infatti starebbero cominciando a superare i benefici.
Vedi CNBC 1/3 "Cost of Fed Actions Starting to Offset Benefits: El-Erian":
"Extending the Federal Reserve's easy-money policies would be a mistake for an economy that badly needs to learn how to live without artificial stimulus, Pimco's Mohamed El-Erian told CNBC. As Fed Chairman Ben Bernanke delivers his semi-annual policy update to Congress, El-Erian said the central bank ought to be weighing how it will exit the second leg of its multi-trillion dollar quantitative easing program, often called QE2. El-Erian used an automotive analogy to demonstrate what he thinks should be Bernanke's position. "Think of your car having stalled and someone comes along with jumper cables and starts it. At some point, you have to take the cables off and see whether the car will drive," he said. "The reality is if we go to QE3 we're going to find very quickly that the costs and risks of these unconventional policies are going to offset what the benefits are."


Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

mercoledì 2 febbraio 2011

Tassi di interesse BCE: i dolori del giovane...Trichet!

Cosenza (Italy), 2 Febbraio 2011

Le vicende legate all'Euro di questi ultimi giorni, ed in particolare l'ininterrotto apprezzamento nei confronti del Dollaro USA, stanno diffondendo la convinzione che la BCE sia pronta ad innalzare i tassi di interesse prima di quanto comunemente ritenuto.
Questa posizione è per esempio espressa nell'articolo Comdirect.de "Devisen: Euro springt über 1,38 US-Dollar Risikoappetit und Zinsspekulation", in cui si fa esplicito riferimento ad una connessione logica tra apprezzamento dell'Euro ed attese di un aumento die tassi di interesse (vedi "Weiteren Experten zufolge hat aber auch die Spekulation auf eine Zinserhöhung in der Eurozone den Euro gestützt. 'Die Zinsphantasie treibt den Euro weiterhin an', sagte Devisenexpertin You-Na Park von der Commerzbank. Die am Vortag veröffentlichten Preisdaten für die Eurozone wirkten am Markt noch etwas nach. Bereits den zweiten Monat in Folge hat die Inflationsrate in der Eurozone inzwischen über der wichtigen Marke von zwei Prozent gelegen, während die EZB selbst mittelfristig eine Inflationsrate von knapp zwei Prozent anstrebt. Gleichzeitig seien in den USA aber keinerlei Inflationssignale auszumachen, so die Expertin. Der Markt spiele also wirklich so etwas wie Zinsphantasie für den Euroraum").

Per il secondo mese consecutivo, l'inflazione nell'Area Euro supera il livello di medio termine del 2% fissato dalla BCE, attestandosi al 2,4%, e gli investitori si attendono tassi di interesse interbancari crescenti anche nel 2012 (vedi tabella qui sotto, Fonte FAZ):

Kapitalmärkte: EZB begegnet keimender Inflation mit schärferer Tonart

I settori industriali in cui sono soprattutto evidenti i rincari dei prezzi sono quelli legati all'energia, alle materie prime ed ai generi alimentari.

Eppure, un aumento dei tassi di interesse in questo momento non sarebbe ipotizzabile. A mio avviso, per almeno due motivi:
  1. L'inflazione europea è soprattutto causata dai differenziali dei tassi di interesse tra Europa e Stati Uniti (ed in minima parte dal mercato dell'Eurodollaro pronti-contro-termine), che sono la causa principale del massiccio afflusso di denaro di provenienza estera, soprattutto Dollari USA. Quindi, è vero che il tasso Euribor sta aumentando, ma è anche vero il tasso di interesse swap tra Euro e Dollaro USA è inferiore, e pertanto moltissimi investitori europei preferiscono indebitarsi in Dollari. Su quest'ultimo punto vedi Bloomberg 1/2 "Fed’s Easy Money Helps European Banks Refinance: Credit Markets": "The Federal Reserve’s policies for stimulating the U.S. economy are allowing European banks to sell a record amount of dollar-denominated bonds to refinance about $1 trillion of debt maturing this year. (...) Fed Chairman Ben S. Bernanke’s pledge to inject cash into the financial system by purchasing $600 billion of Treasuries in a second round of quantitative easing is helping European borrowers hurt by the sovereign debt crisis at home. As a result of the extra dollars he created, cross-currency basis swaps show that it’s cheaper for European banks to sell bonds in dollars and swap the proceeds back to euros than it was at the same time last year. (...) Relative yields on U.S. bank bonds fell below those on European debt for the first time on Dec. 8, according to Bank of America Merrill Lynch index data. The gap, which reached as wide as 30 basis points, or 0.3 percentage point, on Jan. 11, narrowed to 15 basis points as of the end of last week. A year ago, U.S. debt spreads were 51 basis points higher. (...) The extra cash these purchases freed up has helped drive investors’ appetite for riskier assets, reducing the extra yield they need to own U.S. investment-grade bank debt instead of government securities to the lowest since May. The spread narrowed to 204 basis points as of Jan. 28, from 210 at the end of last year and 237 a year earlier, according to Bank of America Merrill Lynch’s U.S. Corporates, Bank index. (...) European lenders’ dollar borrowing costs, driven higher by the recent crisis, are mitigated by the inversion in the basis swap, which makes it cheaper for borrowers to raise money in dollars and convert the proceeds into euros than to issue bonds in their own currency. The five-year basis swap is at 26 basis points below the euro interbank offered rate, or Euribor, compared with 15 basis points under on Jan. 31, 2010, Bloomberg data show. The cost fell to 39.8 basis points less than the benchmark on Nov. 30, the lowest since March 2009.
  2. L'enorme quantità di denaro in circolazione sta facendo aumentare i prezzi delle materie prime, tanto più che vicende climatiche, politiche e rivolte sociali in giro per il mondo stanno causando una riduzione dell'offerta di materie prime.
Pertanto, un ulteriore aumento dei tassi di interesse europei causerebbe solamente un ulteriore innalzamento delle attese inflazionistiche, ma non risolverebbe affatto il problema dell'inflazione.
Questa mia posizione trova riscontri nell'articolo FAZ del 2/2 "EZB begegnet keimender Inflation mit schärferer Tonart", in cui si dice - sebbene i mercati finanziari già abbiano incorporato l'idea di almeno due aumenti dei tassi di interesse entro la fine dell'anno - al momento nessuno crede realmente in un imminente aumento dei tassi di interesse e che, anzi, un aumento non avverrà prima del quarto trimestre (cioè, fine anno).
In particolare, vedi: "Auf den Kapitalmärkten wird damit gerechnet, dass die Europäische Zentralbank (EZB) nach ihrer Ratssitzung am Donnerstag den Ton in der Geldpolitik weiter verschärfen wird, um dem wachsenden Inflationsdruck zu begegnen. Mit einer Leitzinserhöhung rechnet allerdings zum gegenwärtigen Zeitpunkt fast niemand. Die meisten Volkswirte der Banken, die an einer Reuters-Umfrage teilgenommen haben, erwarten frühestens im vierten Quartal dieses Jahres eine Zinswende und vermuten einen Zinsschritt auf dann 1,25 Prozent. Allerdings sind die Händler auf dem Derivatemarkt längst weiter. In den dortigen Kursen sind schon zwei Zinsschritte bis Ende dieses Jahres vorweggenommen. Seit der ersten Ratssitzung dieses Jahres im Januar haben die Notenbanker des Euro-Raums ihre geldpolitischen Kommentare verschärft. Nun könnte der Druck zunehmen, da die Inflationsrate im Januar von 2,2 auf geschätzte 2,4 Prozent gestiegen ist. EZB-Präsident Jean-Claude Trichet werde wohl auch jetzt im Anschluss an die Ratssitzung den Leitzins von 1 Prozent als angemessen bezeichnen, vermuten Analysten der Citigroup. Aber er werde betonen, dass die Zentralbank jederzeit bereit sei, die Zinsen zu erhöhen, falls sich Zweitrundeneffekte bilden sollten".

AGGIORNAMENTI

Venerdi 4 Febbraio 2011: La decisione di ieri della BCE di non (!) variare i tassi di interesse dell'Eurozona non ha colto di sorpresa i lettori di LEAF, nè tantomeno il crollo dell'Euro nei confronti del Dollaro. Infatti, le aspettative mal riposte che si eran diffuse riguardo ad un imminente innalzamento dei tassi della BCE aveva portato - a mio avviso - ad un ingiustificato apprezzamento dell'Euro.
Su questo punto in particolare cito l'articolo odierno di Reuters "Euro under pressure after ECB disappoints bulls", che riprende le stesse argomentazioni da me illustrate nel mio post:
"Trichet, speaking after the ECB's decision to keep rates at a record low 1 percent on Thursday, said inflation expectations remain "firmly anchored" and inflationary pressures over the medium to long term "should remain contained". His comments disappointed investors who expected a more hawkish statement after recent inflation data came in above forecasts. Expectations the ECB would lift interest rates sooner than the Federal Reserve had boosted the euro in recent weeks. The euro traded at $1.3625 after falling 1.2 percent the previous day, moving further away from a 12-week peak of $1.3862 set on Wednesday".
Purtroppo, l'ondata di «euforia irrazionale» di molti investitori ha causato perdite inutili a quanti avevano scommesso su un deprezzamento dell'Euro in questa settimana, ma probabilmente causerà perdite ancora maggiori a quanti hanno scommesso in questi giorni su un imminente innalzamento dei tassi di interesse in Europa. 


Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

Duecento!


Cosenza (Italy), 2 Febbraio 2011

Quello di ieri era il mio post numero 200! Un bel traguardo, realizato in meno di un anno. A ieri, erano 12.532 i lettori unici che da tutto il mondo hanno visitato il mio blog, e circa 26.500 le pagine complessivamente visitate.
Numeri importanti, che erano impensabili per me quando sono entrato di persona nel mondo dei blog.
Un risultato, che voglio condividere con quanti hanno fatto di LEAF la loro fonte provilegiata di informazione economica.

Grazie a tutti!

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

martedì 1 febbraio 2011

Federalismo all'italiana: "venti" piccoli indiani


Cosenza (Italy), 1 Febbraio 2011

Trovo francamente noiosi  e di nessun valore i "giochi" della politica italiana, ma se da questi dipende la tenuta dell'attuale Governo, allora credo che un mio parere in merito sia necessario.
A quanto pare, c'è un interesse a far approvare quanto prima tutti i primi decreti attuativi del c.d. "federalismo fiscale" fortemente voluti dalla Lega Nord, pena l'uscita dalla maggioranza di Governo, e la caduta del Governo Berlusconi.
Dopo rinvii, moltitudini di emendamenti presentati dai partiti di opposizione nella Commissione Parlamentare, sembra che si sia in ogni caso in dirittura di arrivo.
La riforma in senso federale della Repubblica Italiana, viene in generale motivata con tre assunti (vedi Luca Antonini su IlSussidiario.net del 23/7/2010 "FEDERALISMO/ Antonini: dalla "spesa storica" ai "costi standard", così elimineremo gli sprechi":
  • Aumentare il grado di responsabilità nell'amministrazione delle risorse pubbliche;
  • Razionalizzare le risorse introducendo dei parametri di confronto fra singole regioni; in particolare, superare il criterio della "spesa storica" introducendo il sistema dei "costi standard": in pratica, lo Stato centrale non firmerà più "cambiali in bianco" per coprire eventuali deficit prodotti dalle amministrazioni locali ("Il criterio della spesa storica è infernale: più spendi e più sei premiato, realizzando così una sorta di incentivo all’inefficienza. Il criterio del fabbisogno standard è invece diretto a identificare il costo efficiente di un servizio, che diventa il parametro in base al quale rapportare le risorse finanziarie autonome");
  • Maggiore efficienza economica dell'amministrazione pubblica vuol dire meno tasse per tutti.
Non ho alcuna pretesa di esaurire la complessità dell'argomento in poche righe, ma alcune considerazioni sono d'obbligo:
  1. E' doloroso constatare come una riforma credibile del "Sistema Italia" non possa avvenire dal "di dentro", ma semplicemente calando dall'alto riforme costituzionali. Questo aspetto è particolarmente rilevante, poichè evidentemente parte dalla convinzione che basta un cambiamento di leggi per modificare i comportamenti umani;
  2. Il problema dei costi standard può essere molto più "evanescente" e "sfuggente" di quanto a prima vista possa apparire. In particolare, su che base dovranno essere calcolati tali costi? Includeranno soli i costi variabili o anche i costi fissi? Se incideranno anche i costi fissi (per esempio, spese di trasporto e approvvigionamento, servizi bancari, spese generali e amministrative come acqua, luce, gas, ecc.), allora nessun taglio sui costi variabili potrà compensare distorsioni sistematiche dovute ai maggiori costi fissi sostenuti nelle regioni povere. Tali domande costituiscono molto più che inutili complicazioni accademiche. Al contrario, vedi l'interessante articolo di Andrea Tardiola "Il ruolo del costo standard nella riforma federalista del welfare" ("Detto questo, tuttavia, la domanda è se i costi standard siano effettivamente determinabili e, in caso di risposta affermativa, in quale tempi e con quali risorse e regole. Intanto partendo da una domanda: sono già operanti oggi criteri di costo standard?")
  3. Considerati pressocchè simili i costi variabili di fornitura di un servizio pubblico (p.e. il costo di una camicia è in media uguale su tutto il territorio nazionale), la vera differenza viene fatta dai costi fissi. In questo, il Sud d'Italia, con il suo gap storico di infrastrutture finisce per pagare un prezzo elevatissimo nel passaggio ad un sistema federale. Non solo: per la costruzione di buona parte delle infrastrutture pubbliche del Mezzogiorno si è voluto dare un preciso segnale di "modernità" fin a partire dall'archittettura che, pensata per essere "avveniristica", ha finito per mostrare la propria natura di "struttura non funzionale", con conseguente necessità di maggiori costi di gestione delle strutture, o di manutenzione continua o, infine, di riconversione. Pensiamo a tutti quei progetti faraonici realizzati con la retorica politica del "Ecco, lo Stato è presente!". Oppure, quanti ospedali, università, porti o aeroporti, tribunali o scuole sono stati costruiti per esempio senza porte o finestre, o richiedono permanentemente di essere illuminate o riscaldate di inverno e raffreddate in estate? Quanti edifici pubblici sono stati costruiti con barriere architettoniche che ne impediscono di fatto la piena fruizione? Tutto ciò rappresenta una fonte mascherata di sprechi...il vero spreco (!), quello che nessuna razionalizzazione di risorse o nessun aumento della tassazione potrà risolvere. In tutto ciò lo Stato è inadempiente, salvo poi chiedere ai singoli comportamenti responsabilizzanti grotteschi, quali spegnere la spia del televisore come modo per salvare il mondo dal disastro energetico.
Tutte questioni che la riforma in senso federale non tocca, salvo poi pretendere di intervenire nelle discussioni economiche con un taglio di spada come il Re Salomone.
Eppure, paradossalmente, proprio quando sempre più persone si dicono convinte che una decisione "decentrata" aiuti a responsabilizzare nell'uso di risorse pubbliche, tanto più si avverte la necessità di un controllo centralizzato che impedisca alle amministrazioni locali di costruire (molto spesso per fini propagandistici!) strutture costose e poco-funzionali, e che invece aiuti a diffondere "buone pratiche" fin dal modo di concepire edifici pubblici.
Ecco un caso concreto tratto dalla mia presentazione "Oltre il PIL: ricchi, quindi felici? Un'analisi critica delle statistiche nazionali" (Università della Calabria, 25 Maggio 2010). Questo esempio non vuole essere esaustivo del problema, ma solo indicativo di come tante volte nel segno della modernità, siano stati compiuti errori odiosi:

Nè il ricorso al "fondo perequativo" nè il richiamo ricorrente all'"Unità" di fondo del paese potrà rispondere fino in fondo a questi interrogativi. Prove ne sono ancora le esperienze fatte in paesi a lunga tradizione federale (vedi Germania), dove il malcontento riguardo alla determinazione e destinazione del fondo perequativo è pressochè una costante della vita pubblica.

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

domenica 30 gennaio 2011

Euro-Bond come Narciso: morire per amor proprio...


Cosenza (Italy), 30 Gennaio 2011

Dopo un balletto di annunci, rettifiche e pressioni diplomatiche incrociate, il 25 Gennaio è stata piazzata la prima tranche di titoli obbligazionari comuni europei (vedi FAZ "Glänzendes Anleihedebüt für den Rettungsfonds"): il riscontro degli investitori è stato molto interessante, tanto che solo dopo 15 minuti di contrattazioni, erano stati piazzati tutti i titoli per un controvalore di 5 Miliardi di Euro.
Il motivo? Molto semplice...I c.d. Euro-Bonds offrivano un tasso di interesse del 2.881% a 5 anni, di molto più alto di quello pagato dai Titoli di Stato tedeschi per scadenza equivalente (2.381%). Non solo, gli Euro-Bond hanno un rating Tripla-A, esattamente quanto il rating sovrano della Germania.
In altre parole, il successo degli Euro-Bonds è dovuto al fatto che pagavano un tasso di interesse superiore a quello sugli stessi titoli tedeschi.
La tabella seguente chiarisce ancor di più i termini de discorso (Fonte FAZ):

Rettungsfonds-Anleihe: Europa retten und daran verdienen

Certamente non è mia intenzione infierire proprio ora sulla decisione presa, anche perchè si tratta della prima emissione e non si potevano rischiare figuracce a livello internazionale, ma una considerazione è certamente d'obbligo:
Due titoli con scadenza simile e con pari giudizio di affidabilità di rating, non possono/devono (!) avere quotazioni differenti. Altrimenti, gli investitori faranno la fila per acquistare gli uni, ma non gli altri.
Questo (!) è esattamente quanto è avvenuto nei giorni scorsi: il differenziale nei rendimenti sui Titoli di Stato tedeschi a 2 e a 10 anni, ha toccato il massimo da un anno a questa parte, la qual cosa ha fatto diffondere l'opinione che la BCE possa aumentare i tassi di interesse prima del previsto. 

Al riguardo, vedi Bloomberg 29/1 "German 2-Year Yield Rises to More Than 12-Month High on ECB Rate-Rise Bets": "German two-year government note yields jumped to the highest in more than a year this week on speculation the European Central Bank may act to stem inflation. ECB President Jean-Claude Trichet said on Jan. 26 that policy makers will do “what is necessary” to keep inflation in check. German consumer-price growth accelerated to the highest level since October 2008. Irish bonds slid before a vote on the budget tomorrow. The debut auction of the European Financial Stability Facility drew bids for almost nine times the securities on offer. The increase in the German note yield “was driven by fears of tighter monetary policy,” said Patrick Jacq, a senior fixed- income strategist at BNP Paribas SA in Paris. “This is clear when you look at the evolution of the curve. We have hawkish rhetoric coming in from the ECB so it makes sense to be short at the short end". The two-year note fell for a fourth straight week, pushing the yield eight basis points higher to 1.37 percent as of 5:27 p.m. in London. It earlier reached 1.43 percent, the highest since Jan. 4. The 10-year yield fell two basis points to end the week at 3.16 percent. Euribor futures declined, signaling traders were adding to bets on an increase in borrowing costs. The implied yield on the contract expiring in December increased four basis points to 1.9 percent").

Non è un caso che la Germania si sia duramente (ma invano!) opposta all'idea di introdurre di questi strumenti finanziari (vedi FAZ 29/1 "Europa retten und daran verdienen") e, tuttavia, ad emissione avvenuta, non ho trovato alcun articolo di stampa che spieghi chiaramente la gravità della situazione!

Da parte mia ho già espresso in passato tutto il mio scetticismo riguardo a questa forma di indebitamento comunitario (vedi "L E A F: Euro-bond: grandi manovre all'orizzonte!"), ma ora viene fuori il vero volto di questo strumento: se questi verranno offerti allo stesso prezzo dei titoli paragonabili per scadenza e rating, non c'è effettiva necessità di Euro-Bond; perchè siano efficaci, devono rendere un tasso di interesse maggiore a parità di scadenza e di rating. Ma se così è, si creerà enorme pressione sui Titoli di Stato dei singoli paesi europei, con una possibile accentuazione dell'inclinazione delle "curve dei rendimenti" nazionali.
Così facendo, le aspettative di inflazione verrebbero accelerate e la possibilità di singole politiche fiscali nazionali annullate, per far posto ad un'unica politica fiscale europea.
Il rischio concreto - da me già più volte espresso - è quello di una progressiva "sovietizzazione" dell'economia europea.
Insomma, gli Euroburocrati sono talmente tanto innamorati dell'idea di Europa e di Mercato Comune, che finiranno per distruggere tutto pur di realizzare quell'idea che hanno in mente.

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

sabato 29 gennaio 2011

Previsioni settimana valutaria 30 Gennaio - 4 Febbraio 2011

Cosenza (Italy), 29 Gennaio 2011

Ecco a mercati fermi le mie nuove previsioni per la settimana valutaria:
  • Apprezzamento del Dollaro USA su Euro, Yen giapponese, Franco svizzero (FX), Sterlina inglese (FX);
  • Apprezzamento dell'Euro su Yen giapponese, Franco svizzero, Dollaro australiano (FX);
  • Apprezzamento della Sterlina inglese su Euro (FX), Dollaro australiano;
  • Apprezzamento dello Yen giapponese su Euro (FX) [in Australia!]
AGGIORNAMENTI

Lunedi 31 Gennaio 2011: Ad oggi solo 3 previsioni su 10 risultano certamente avverate (pari al 30.00%). Le previsioni numero 3 e 6 sono rimaste invece inalterate, mentre le previsioni numero 1,2,4,5,7 non sono avverate. Giornata stranissima di contrattazioni. Mentre Dollaro USA e Euro sono praticamente piatti nei confronti del Franco Svizzero, ben tre tassi di cambio si sono mossi in maniera identica (vedi la tabella seguente)...tutto ciò non può essere una semplice coincidenza.

L'articolo Reuters di oggi "Euro Gains on Regional Inflation Forecast" arriva a sostenere che l'aumento dell'inflazione europea ha portato ad un apprezzamento dell'Euro, nell'ipotesi di un aumento dei tassi di interesse da parte della BCE prima del previsto. L'articolo poi dice che le banche centrali asiatiche e investitori del Medio Oriente sono stati tra i più attivi acquirenti di Euro in giornata: "A jump in euro zone inflation lifted the euro above $1.37 on Monday and bolstered the view interest rates in the region could rise more quickly than in the United States and other advanced economies. That helped the euro reverse the losses it suffered on Friday as unrest in Egypt drove up oil prices and sparked a safe-haven bid for dollars and Swiss francs. Asian central banks and some Middle East accounts were among the most active euro buyers, traders said, and some said the euro could renew a march toward $1.40 in the weeks ahead, provided trouble in Egypt does not spread to other countries".
Questa notizia trova peraltro riscontro nell'articolo Reuters di oggi "Analysis: Egypt has limited war chest to avert financial crisis", secondo cui si starebbe assistendo ad una fuga di massa di capitali egiziani e stranieri dall'Egitto (vedi "In the two working days after the protests erupted last Tuesday, which was a bank holiday, Egyptians and foreign investors transferred hundreds of millions of dollars out of Egypt, currency traders estimated. The government had $36 billion in foreign reserves at end-December, central bank figures showed. According to a January 27 note by Citigroup, it also had $21 billion of additional assets with commercial banks at end-October -- its so-called "unofficial reserves." These numbers suggest there is no immediate danger of a balance of payments crisis. But scenes of chaos at Cairo's main airport on Sunday, as both foreigners and Egyptians tried to get flights out of the country, indicated outflows of money could reach damaging levels over the medium term. Egypt has a financial war chest, "but the war chest is going to be depleted if this situation continues for several weeks rather than a few days," said John Sfakianakis, chief economist at Banque Saudi Fransi").
 
Martedi 1 Febbraio 2011: Anche oggi sono solo 3 le previsioni indovinate su 10 (pari al 30%). Malissimo le previsioni sul Dollaro USA e sull'Euro (a parte il tasso di cambio Euro/Franco svizzero e Euro/Sterlina inglese).
Soprattutto il cambio Euro/Dollaro USA solleva molti interrogativi: la stampa internazionale motiva il continuo aumento dell'Euro con la speculazione dei mercati finanziari riguardo ad un imminente aumento dei tassi di interesse europei, mentre dagli USA non arriverebbe alcun segnale di accelerazione dell'inflazione (vedi Comdirect.de 1/2 "Devisen: Euro bleibt über 1,37 US-Dollar - Zinsspekulation treibt weiter an": "(...) Die europäische Gemeinschaftswährung kostete am späten Nachmittag 1,3761 Dollar und damit gut einen halben Cent mehr als am Vortag. Grund sind insbesondere Spekulationen auf eine Zinserhöhung in der Eurozone. (...)  'Die Zinsphantasie treibt den Euro weiterhin an', sagte Devisenexpertin You-Na Park von der Commerzbank. Die am Vortag veröffentlichten Preisdaten für die Eurozone wirkten am Markt noch etwas nach. Bereits den zweiten Monat in Folge liege die Inflationsrate in der Eurozone inzwischen über der wichtigen Marke von zwei Prozent. Die EZB selbst strebt mittelfristig eine Inflationsrate von knapp zwei Prozent an. Die anziehende Inflation und warnende Aussagen von EZB-Präsident Jean-Claude Trichet hatten zuletzt Zinserhöhungsspekulationen geschürt. Gleichzeitig seien in den USA derzeit keinerlei Inflationssignale auszumachen. Der Markt spiele also wirklich so etwas wie Zinsphantasie für den Euroraum, sagte die Expertin".

Mercoledi 2 Febbrio 2011: Anche oggi percentuali molto basse di avveramento delle previsioni da me fatte, solo 2 su 10 (pari al 20%), ma qualcosa di nuovo rispetto a ieri c'è stato: se infatti guardiamo all'intraday, è cominciata l'inversione di rotta, e tutte ma proprio tutte le mie previsioni risultano averate!
Occorrerà attendere ancora domani e fino alla chiusura die mercati di venerdi, per vedere se i cambi avranno recuperato tutte le perdite di questi giorni....io sono fiducioso!
Tra tutti i cambi segnalo l'impressionante recupero della Sterlina inglese sul Dollaro australiano, che fa ben sperare per un'altra entusiasmante giornata di recuperi domani.

Giovedi 3 Febbraio 2011: Giornata di notevoli cambiamenti sui mercati valutari. Sono sicuramente 3 su 10 le mie previsioni realizzatesi su base settimanale (pari al 30%), ma la percentuale sale al 60% (pari a 6 su 10) nell'intraday. Il motivo è che molti tassi di cambio hanno effettivamente cambiato rotta, ma ancora hanno un pò di strada da fare prima di recuperare completamente le perdite. Pertanto, solo le previsioni numero 5, 7, 9 e 10 non (!) risultano ad oggi confermate. Eccellente il risultato del cambio Euro/Dollaro: l'Euro crolla dell' 1.28% (ore 8:57pm CET) da inizio giornata, e si riporta quasi alla parità rispetto ai valori di fine settimana scorsa (vedi grafico qui sotto): un recupero del Dollaro USA che oramai sembrava insperato, alla fine c'è stato!
Venerdi 4 Febbraio 2011: Avvincente la ripresa del Dollaro USA nei confronti dell'Euro, che chiude la settimana effettivamente con un apprezzamento per come da me preannunciato (vedi tabella qui sotto).

La cosa, impossibile per molti, si è dimostrata effettivamente vera. Interessante constatare che la maggior parte degli analisti e commentatori non ha saputo spiegare il perchè di tale improvviso apprezzamento. Qualcuno aveva ipotizzato che le eventuali positive notizie contenute nelle statistiche rese pubbliche oggi relative al mercato del lavoro statunitense, avrebbero consentito un apprezzamento del Dollaro nei confronti dell'Euro. Le statistiche invece hanno riportato dati negativi, ma il Dollaro USA si è apprezzato lo stesso, e l'Euro ha completamento annullato i guadagni registrati nel corso della settimana.
Al riguardo vedi l'articolo vedi Comdirect 4/2 "Devisen: Euro gibt trotz schwacher US-Arbeitsmarktdaten nach", da cui emerge tutto lo stupore per l'apparente incomprensibilità di quanto avvenuto: "Der Euro hat am Freitag nicht von enttäuschenden Arbeitsmarktdaten aus den USA profitieren können. Am späten Nachmittag kostete die Gemeinschaftswährung 1,3560 US-Dollar und damit knapp einen Cent weniger als am Morgen. Zusammen mit den Kursverlusten am Donnerstag hat der Euro seine Kursgewinne seit Wochenbeginn wieder komplett eingebüßt. Die Europäische Zentralbank (EZB) hatte den Referenzkurs am Freitagmittag auf 1,3631 (Donnerstag: 1,3745) Dollar festgesetzt. Der Dollar kostete damit 0,7336 (0,7275) Euro. Neue Zahlen vom amerikanischen Arbeitsmarkt enttäuschten zwar erneut, brachten den Dollar aber nicht unter Druck. Im Gegenteil: Nach einem kurzzeitigen Anstieg gab der Euro zum Dollar zeitweise einen ganzen Cent nach. 'Dass die US-Zahlen dem Euro nicht geholfen haben, ist vor allem mit der Risikoscheu der Anleger zu erklären', sagte Marc Burgheim, Leiter des Devisenhandels bei der BayernLB. In einem derartigen Umfeld sorgen schwache Daten regelmäßig für einen Zustrom in die Reservewährung Dollar. Gleichwohl zeigten sich Experten über die Arbeitsmarktentwicklung im Januar enttäuscht. So wurden zu Jahresbeginn 36.000 Stellen und damit viel weniger neue Jobs geschaffen als erwartet. Zwar verwiesen Analysten auch auf Verzerrungen wegen des rauen Winterwetters. 'Angesichts der bereits schleppenden Entwicklung in den letzten Monaten ist der Stellenaufbau trotzdem eine Enttäuschung', sagte DekaBank-Experte Rudolf Besch. Den starken Rückgang der Arbeitslosenquote um 0,4 Punkte auf 9,0 Prozent erklärte Besch vor allem mit statistischen Effekten wie Abmeldungen vom Arbeitsmarkt").

La spiegazione invece data dal mio blog LEAF è inequivocabile: mai sottovalutare la potenza dei mercati!

Sabato 5 Febbraio 2011: A conclusione della settimana, molte cose sono cambiate...
Su base intraday, ben 10 previsioni su 10 risultano confermate (pari al 100%); su base settimanale ben 7 previsioni su 10 risultano confermate (pari al 70%): le uniche anomalie riguardano le previsioni numero 4,7 e 10, che non sono riuscite a recuperare tutte le perdite accumulate nel corso della settimana.
Interessante l'articolo CNBC di ieri "Dollar Gains Broadly on US Jobless Rate Decline", dove si definisce "esagerato" (ingl: overdone) l'apprezzamento dell'Euro dei giorni scorsi, e si dice che l'apprezzamento del Dollaro potrebbe continuare nei prossimi giorni.
Interessante inoltre il resoonto di quanto avvenuto sui mercati nel minuto (!) immediatamente seguente la pubblicazione delle statistiche relative al mercato del lavoro USA: ben 2.990 contrattazioni, ed altre 12.000 nei 10 minuti successivi.

Vedi: "The dollar rose against the euro on Friday after the U.S. jobless rate fell to its lowest level in nearly two years, and traders said a brightening U.S. economic outlook may help it extend gains in the weeks ahead. The euro fell as low as $1.3543 on trading platform EBS, and traders said a break through firm support at $1.3570 suggested a three-week euro rally may be showing signs of exhaustion. "Overall, we think the euro's move was overdone and the retracement we've seen in the second part of this week should probably continue into early next week," said John Doyle, strategist at Tempus Consulting in Washington". (...) Trading on electronic trading platform EBS posted an unofficial volume record with 2,990 foreign exchange trades recorded in the minute after the release of the jobs data. Some 12,000 deals were recorded in the 10 minutes after the release. Records become official 24 hours after they're set. After hitting a four-month low beneath $1.29 on Jan. 10, the euro had climbed nearly 8 percent by mid-week, partly on the view the ECB would lift interest rates before the Fed. ECB President Jean-Claude Trichet dashed those expectations on Thursday, saying euro zone inflation expectations remains well anchored. (...) Traders from one large investment bank reported only modest selling of bullish euro-dollar and euro-yen option structures on Friday, suggesting the longer-term view remains bullish. Investors have grown less anxious about Europe's ability to handle a sovereign debt crisis, and EU policymakers on Friday discussed bolstering a rescue fund for indebted member countries".


Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non costituiscono sollecitazioni ad investire.

mercoledì 26 gennaio 2011

Quello che la curva dei rendimenti sta cercando di dirci...

Cosenza (Italy), 26 Gennaio 2011

La curva dei rendimenti è un grafico molto noto tra gli economisti, poichè segnala in maniera efficace i rendimenti sui Titoli di Stato di un paese, per differenti scadenze temporali (da 1 mese a 30 anni). L'attuale configurazione della curva dei rendimenti USA (vedi grafico qui sotto) è definita nel gergo "inclinata", poichè mostra un livello piatto per scadenze molto fino ad un anno, e un'impennatta per scadenze superiori.
Un indicatore generalmente utilizzato per valutare il grado di pendenza raggiunta dalla curva è rappresentato dal differenziale dei rendimenti tra titoli a 10 anni e quelli a 2 anni, che proprio in questi giorni è intorno al 2%, fonte Bloomberg).


Interessante poi notare, che dall'inizio del 2011, gli indici azionari del Dow Jones (vedi grafico 1 qui sotto) e dello S&P'500 (vedi grafico 2 qui sotto) segnano una progressiva e costante ripresa...



Cosa significa tutto ciò?
Gli investitori hano la possibilità di concedere prestito al Governo USA a rendimenti molto bassi su brevi scadenze, e investire a rendimenti più elevati sulle lunghe scadenze. Date queste circostanze, non meraviglia che gli investitori stiano ritornando in massa sui mercati azionari e/o obbligazionari, soprattutto considerando le correnti basse aspettative di inflazione.

Quanto ancora durerà questo scenario? Difficile dirlo. Molto dipenderà dal fatto se la FED deciderà di prorogare o meno il programma di QE2, il quale, secondo quanto deliberato, dorebbe concludersi nella seconda metà di quest'anno. Tuttavia già si specula molto sull'argomento: il seguente articolo, per esempio, di Bloomberg 25/1 "Fed Likely to Press On With Asset Purchases Even as Business Lending Rises", riporta come molti investitori si attendano un eventuale prolugamento del programma. Infatti, la ripresa economica sarebbe ancora molto fragile, e inoltre non converrebbe togliere proprio ora il piede dall'acceleratore.

In particolare: "The Federal Reserve will probably push forward with $600 billion in securities purchases even as the biggest jump in business loans in more than two years adds to signs the U.S. economy is gaining strength. Commercial and industrial loans increased at an annual rate of 7.6 percent last month, the largest gain since October 2008, according to Fed data. Total bank credit has risen in three of the past six months as business loans cushioned against declines in real estate and consumer credit".

Insomma, in presenza di una curva dei rendimenti inclinata, gli investitori starebbero mandando un segnale che si attendono una rapida ripresa futura dell'economia. La forma della curva indicherebbe una situazione di graduale uscita dalla recessione e di imminente ripresa dell'economia. Questo processo sarebbe accompagnato da una maggiore richiesta di capitale per finanziare le nuove opportunità offerte dai mercati.

Tuttavia, questo processo di ripresa dell'economia sarà caratterizzato anche da inflazione, per almeno tre motivi:
  1. Gli investitori stanno riempiendo i propri bilanci di titoli di debito a breve termine, sia perchè le attuali condizioni di mercato sono favorevoli, sia per essere più flessibili a variazioni future dei tassi di interesse.
  2. Una volta che la domanda di capitale si sarà equilibrata, i tassi di interesse cominceranno a salire;
  3. In questa situazione, i Titoli di Stato su più lunghe scadenze sono costosi rispetto a quelli a breve scadenza, e pertanto gli investitori probabilmente decideranno di venderli per posizionarsi sulla parte "corta" della curva dei rendimenti: così facendo, il prezzo dei titoli di lunga scadenza diminuirà e ne aumenterà il rendimento. In altre parole, si cercherà di portare indefinitivamente nel futuro la decisione di investire a più lunga scadenza, cioè spostando il rischio (tasso di interesse reale) connesso ai titoli.
Così, la curva dei rendimenti attualmente indicherebbe che gli investitori si attendono sia una crescita economica futura sia una crescita dell'inflazione futura, entrambe in maniera "veloce".

Nel frattempo, un recente sondaggio ha poi rivelato come gli investitori abbiano molta fiducia del Presidente FED Ben Bernanke, ma non delle decisioni di quantitative easing da lui finora adottate (vedi Bloomberg 26/1 "Bernanke Gets 66% Approval From Investors Disapproving of QE2": "Investors love Federal Reserve Chairman Ben S. Bernanke. It’s just his policies they don’t like so much. Sixty-six percent of investors have a favorable view of the 57-year-old former Princeton University economist, compared with 31 percent unfavorable, according to a quarterly global poll of 1,000 Bloomberg customers who are investors, traders or analysts conducted Jan. 21-24. Bernanke is more popular than his European counterpart, Jean-Claude Trichet, and scores higher than all other world political and economic leaders in the poll with the exception of German Chancellor Angela Merkel. Investors don’t have the same positive regard for the Federal Reserve’s actions, particularly the decision in November to inject $600 billion of stimulus into the financial system. A plurality of respondents, 35 percent, say that policy, know as quantitative easing, hasn’t had any significant effect on the economy; another 33 percent say the asset purchases risk a rise in inflation to dangerous levels. Just 27 percent say the plan to buy Treasuries is working as intended to help reduce unemployment and boost growth".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.