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venerdì 19 novembre 2010

Crisi finanziaria: Bernanke difende il suo Golem.


Cosenza (Italy), 19 Novembre 2010

Intervento del Presidente Ben Bernanke alla tavola rotonda "Uscire dalla crisi: a che punto siamo"?, Banca Centrale Europea, Francoforte (Germania) - 19 Novembre 2010
[Traduzione in proprio. Per il testo originale in lingua inglese, clicca Board of Governors of the Federal Reserve  System. Nel dubbio, vale l'originale inglese]

* * *

L'ultima volta che sono stato qui alla Banca Centrale Europea (BCE), quasi esattamente due anni fa, facevo parte di un panel molto distinto come questo per festeggiare il 10° anniversario dell'euro. Anche quando abbiamo celebrato il notevole lavoro compiuto dai fondatori della moneta comune, tuttavia, l'economia mondiale stava vicino al precipizio.
I mercati finanziari sono volatili e illiquidi, e la sopravvivenza di alcune delle principali istituzioni finanziarie del mondo era stata messa in discussione. Con i prezzi dei titoli azionari in calo e il flusso ristretto di credito al settore non finanziario, la maggior parte delle economie del mondo era entrata in quella che si sarebbe rivelata una grave e prolungata crisi economica.
Al tempo di tale riunione, le banche centrali del mondo avevano già preso importanti provvedimenti per stabilizzare i mercati finanziari e per mitigare gli effetti peggiori della recessione, che avrebbe continuato a fare molto di più.
Molto in generale, le risposte delle banche centrali alla crisi si dividevano in due classi. In primo luogo, le banche centrali hanno intrapreso una serie di iniziative volte a ripristinare il funzionamento normale dei mercati finanziari e per rafforzare il sistema bancario. Esse hanno potenziato i programmi di credito e hano creato nuove strutture per fornire liquidità al settore finanziario.
Gli esempi più importanti comprendono le operazioni di rifinanziamento a lungo termine per un anno interno della BCE, le aste di credito con finestre di sconto (attraverso il Term Auction Facility) della Federal Reserve, e la più recente estensione di operazioni di offerta di liquidità della Banca del Giappone.
Per contribuire a soddisfare i i bisogni di finanziamento in valute straniere, le banche centrali hanno creato linee di swap di liquidità che hanno permesso loro di scambiare reciproche valute e prestare tali fondi a istituzioni finanziarie nelle rispettive giurisdizioni; la Federal Reserve alla fine ha stabilito linee di swap con 14 altre banche centrali.
Le banche centrali hanno lavorato anche per stabilizzare i mercati finanziari, che sono stati importanti conduttori di credito al settore non finanziario. Ad esempio, la Federal Reserve ha creato strutture per contribuire a stabilizzare il mercato dei crediti commerciali e il mercato delle obbligazioni garantite da azioni, attraverso il quale fluisce molto del finanziamento per studenti, auto, carte di credito e prestiti alle piccole imprese così come per i mutui commerciali.
Inoltre, la Federal Reserve, la BCE, la Bank of England, la Banca nazionale svizzera, e altre banche centrali hanno svolto un ruolo importante nella stabilizzazione e rafforzamento dei rispettivi sistemi bancari. In particolare, le banche centrali hanno contribuito a sviluppare e controllare gli stress-test che hanno evidenziato le vulnerabilità delle banche e le loro esigenze di capitale.
Questi test hanno dimostrato di essere adatti a ridurre l'incertezza degli investitori sulle azioni bancarie e sulle perdite potenziali, rafforzando la fiducia nel sistema bancario, e facilitando le raccolta di capitali privati delle banche. Le banche centrali stanno inoltre giocando un ruolo importante tutt'ora in corso per lo sviluppo di nuovi standard sui capitali internazionali e di liquidità per il sistema bancario, che aiuterà a proteggere contro le crisi future.
In secondo luogo, al di là di misure necessarie per stabilizzare i mercati finanziari e i sistemi bancari, le banche centrali si sono mosse in modo proattivo per allentare la politica monetaria e contribuire a sostenere le proprie economie. Inizialmente, la politica monetaria è stata attenuata attraverso i mezzi convenzionali di tagli dei tassi a breve termine, tra cui un taglio dei tassi coordinato a Ottobre 2008 dalla Federal Reserve, la BCE, e le altre principali banche centrali.
Tuttavia, poiché i tassi ufficiali si avvicinavano alla soglia zero, le banche centrali hanno allentato la propria politica monetaria con mezzi supplementari. Ad esempio, alcune banche centrali, compresa la Federal Reserve, ha cercato di ridurre i tassi di interesse a lungo termine, comunicando che i tassi ufficiali sarebbero rimasti bassi probabilmente per qualche tempo.
Un esempio importante dell'uso della comunicazione in una banca centrale per facilitare ulteriormente la politica monetaria è stato l'impegno condizionale della Banca del Canada di mantenere i tassi vicino allo zero fino alla fine del secondo trimestre del 2010.
Per fornire un'ulteriore politica monetaria accomodante, diverse banche centrali - tra cui la Federal Reserve, la Bank of England, la BCE e la Banca del Giappone - hanno acquistato significative quantità di attività finanziarie, compresi il debito pubblico, titoli garantiti da ipoteca, o le obbligazioni garantite, a seconda della banca centrale. Gli acquisti di attività sembrano essere stati efficaci per allentare le condizioni finanziarie; ad esempio, evidenze suggeriscono che tali acquisti hanno notevolmente abbassato i tassi di interesse a lungo termine, sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito.
Nonostante gli sforzi delle banche centrali per stabilizzare il sistema finanziario e fornire una politica monetaria accomodante ha aiutato ad impostare la fase di recupero, i tassi di crescita economica nelle economie avanzate sono stati relativamente deboli. Certo, le prospettive economiche variano notevolmente da paese a regione, e le risposte in termini di politiche a questi sviluppi sono state di conseguenza differenti tra banche centrali.
Negli Stati Uniti, abbiamo assistito ad un rallentamento del ritmo di espansione dall'inizio di quest'anno. Il tasso di disoccupazione è rimasto vicino al 10 per cento dalla metà del 2009, con una parte sostanziale di disoccupati senza lavoro per sei mesi o più. Inoltre, l'inflazione è diminuita ed è attualmente molto bassa, con una misura dell'inflazione di fondo vicina all'1 per cento. Anche se siamo convinti che la crescita economica salirà e la disoccupazione declinerà di un pò nel prossimo anno, i progressi finora sono stati troppo lenti.
In questo contesto, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha giudicato che un ulteriore allentamento della politica monetaria era necessaria per sostenere la ripresa economica e contribuire a garantire che l'inflazione, nel tempo, rimanga a livelli desiderati.
Di conseguenza, il FOMC ha annunciato all'inizio di questo mese la sua intenzione di acquistare ulteriori $ 600 miliardi di titoli del Tesoro a più lungo termine, entro la fine del secondo trimestre del 2011, con un ritmo di circa 75 miliardi dollari al mese. Il Comitato ha inoltre manterrà la sua attuale politica di reinvestire i pagamenti di capitale dalle sue partecipazioni in titoli del Tesoro a più lungo termine.
Le condizioni finanziarie si sono allentate considerevolmente in previsione della decisione del Comitato, suggerendo che tale politica potrà essere efficace nel favorire il recupero. Come è stato il caso di una politica monetaria più convenzionale nel passato, così questa strategia sarà periodicamente riesaminata alla luce della evoluzione del contesto economico e la valutazione da parte del Comitato degli effetti delle sue politiche per l'economia.
Io traggo diversi insegnamenti dalla nostra esperienza collettiva nell'affrontare la crisi. (Il mio elenco non è esaustivo).
La prima lezione è che, in un mondo in cui le conseguenze delle crisi finanziarie possono essere devastanti, promuovere la stabilità finanziaria è una parte fondamentale della complessiva gestione macroeconomica. Di conseguenza, le banche centrali e altre autorità di regolamentazione finanziaria devono essere vigili nel monitoraggio dei mercati finanziari e delle istituzioni a causa delle minacce alla stabilità sistemica, e diligenti nel prendere misure per affrontare tali minacce.
La vigilanza delle singole istituzioni finanziarie, il monitoraggio macroprudenziale, e la politica monetaria rafforzano a vicenda le iniziative prese, con un coinvolgimento attivo in una sfera che fornisce informazioni cruciali e competenze per le altre sfere. Infatti, presso la Federal Reserve, abbiamo ristrutturato le nostre funzioni di vigilanza finanziaria in modo che i membri del personale con competenze in una vasta gamma di settori - tra cui l'economia, i mercati finanziari e la vigilanza - lavorino a stretto contatto nella valutazione dei rischi potenziali.
In secondo luogo, gli ultimi due anni hanno dimostrato il valore della flessibilità politica e l'apertura verso nuovi approcci. Durante la crisi, le banche centrali sono stati creative e innovative, nello sviluppare programmi che hanno svolto un ruolo significativo nell'allentare lo stress finanziario e sostenere l'attività economica. Poiché il sistema finanziario globale e le economie nazionali diventano sempre più complesse e interdipendenti, le politiche da adottare continueranno a richiedere strategie innovative.
In terzo luogo, come è stato il centro delle mie osservazioni due anni fa, nell'affrontare le crisi finanziarie la cooperazione internazionale può essere molto utile; anzi, considerando l'integrazione globale dei mercati finanziari, tale cooperazione è essenziale. I banchieri centrali hanno collaborato strettamente durante tutta la crisi e continuano a farlo. I nostri contatti frequenti, sia nelle discussioni bilaterali o in incontri internazionali, ci permette di condividere il nostro pensiero, confrontare le analisi, e rimanere informati sugli sviluppi in tutto il mondo.
Ciò ci permette inoltre di agire rapidamente quando i problemi comuni ci chiamano a rapide risposte comuni, come il taglio coordinato dei tassi di interesse e la creazione di linee di liquidità swap durante la crisi. Queste azioni e altre che abbiamo intrapreso nel corso degli ultimi anni, sottolineano la nostra volontà di lavorare insieme per affrontare le nostre sfide econmiche comuni.

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

mercoledì 17 novembre 2010

Giochi di guerra: titoli, valute, materie prime...




Cosenza (Italy), 17 Novembre 2010

[Ringrazio il blog "Rischio Calcolato" per la pubblicazione di questo post sul sito web http://rischio-calcolato.blogspot.com/2010/11/giochi-di-guerra-titoli-valute-materie.html]

Nell'articolo di ieri "China Behind Chilling Drop in Commodity Prices" apparso su CNBC, si sostiene che sia la Cina il vero colpevole che si nasconde dietro il crollo dei prezzi delle materie prime degli ultimi giorni. In particolare, sarebbe il fattore-chiave sarebbe la "stretta monetaria" decisa dalla Cina, prima con l'aumento sia pure modesto dei tassi di interesse e poi attraverso la previsione di maggiori riserve bancarie. Così, in previsione di minore liquidità sui mercati, indotta dalla Cina per raffreddare la propria economia domestica, i traders starebbero vendendo in maniera sistematica.
Chi segue assiduamente questo blog saprà che la mia ricostruzione dei fatti è diversa:
  1. La FED attraverso i programmi di quantitative easing immette nel mercato moneta che, non potendo essere investita profiquamente all'interno, viene investita sui mercati esteri oppure in parte "tesaurizzata";
  2. Non è un caso che il prezzo dei futures e dei (Titoli di Stato Europei) abbia cominciato a diminuire proprio all'indomani della decisione statunitense di QE2.
Interessante poi constatare come la Cina stia fattivamente (!) collaborando con le autorità internazionali: prima è stato chiesto di rivalutare il cambio, poi di consentire maggiore peso alle valutazioni di mercato dello Yuan e infine, di aumentare i tassi di interesse. In tutti questi casi, la Cina sta dimostrando di accogliere le richieste internazionali. Qualcuno forse dirà che è ancora troppo poco...e forse ha ragione; in ogni caso, l'apprezzamento della valuta porta con sè diminuzione della massa monetaria ed un aumento dei tassi di interesse. Per questo motivo, addossare la colpa alla Cina del crollo del prezzo dei futures sembra un pò come chiedere a qualcuno tutto ed il contrario di tutto.
Tra le altre misure che il governo cinese sembra voler adottare per fermare l'infazione (principalmente dovuta all'aumento dei prezzi del cibo) vi sono:
  1. Imporre dei limiti di prezzo ai prodotti di importanza quotidiana creerà maggiore inflazione futura;
  2. Imporre dei prezzi su gas naturale, prodotti agricoli, ortaggi, cereali, olio e zucchero;
  3. Imporre dei limiti a stranieri per il possesso di case;
  4. Imporre dei nuovi limiti alla concessione di crediti bancari (vedi nota1).
Di queste misure si parla nell'articolo Bloomberg "China May Impose Temporary Price Controls as Inflation Surges" del 17 Novembre, in cui si dice pure che tentativi similari fatti dal Governo cinese nel 2008 sono falliti. L'articolo fornisce poi un quadro molto critico dell'attuale situazione cinese..una situazione al limite della sussistenza alimentare, con raddoppi dei prezzi per poter far fronte ai maggiori costi di produzione: "Vegetable prices in the first 10 days of this month jumped by 62.4 percent from a year earlier, the Financial News said yesterday, citing a survey of prices by the Ministry of Commerce. [...]. Corn prices in China jumped to a record yesterday as tightening supplies increased their investment appeal. Rice also reached an all-time high. China has already sold sugar, cotton, corn, aluminum and zinc from stockpiles in an effort to ease shortages. [...]. October’s inflation rate was higher than any of the estimates in a Bloomberg News survey of economists. The government is also seeking to cool property prices after record annual gains this year. McDonald’s product prices were raised by 0.5 yuan to 1 yuan (15 cents) at the more than 1,200 restaurants in the country because of higher raw-material costs, the company said today".
 
NOTA
1) Reuters 10 novembre "China Hit Some Banks With Extra RRR Increase": "China raised reserve requirements twice, not once, for some banks on Wednesday to lock up more of the cash that is coursing through the economy, two sources said on Thursday. The extra tightening step, which takes the required reserve ratio to a record 18.5 percent for a number of the country's biggest banks, is a sign of how serious officials are about stamping down on liquidity as inflation speeds toward a two-year peak. The People's Bank of China said on Wednesday that it was increasing required reserve ratios by 50 basis points for all lenders. This followed a report earlier in the day by Reuters that the central bank had targeted a few specific banks with a reserve requirement increase. [...]. China reported inflation data for October, along with a host of other economic figures, on Thursday. The consumer price index accelerated to a 25-month peak of 4.4 percent year-on-year rise last month, much above consensus forecasts for a 4 percent rise. Although Chinese officials have directed their ire at U.S. monetary easing as a cause of unwanted speculative inflows, data on Wednesday provided a reminder that a whopping trade surplus is the main source of Beijing's liquidity headache. China has officially raised banks' reserve requirements four times this year, while also clamping down on their credit issuance to control money growth after an unprecedented lending spree last year. The central bank raised interest rates last month for the first time in nearly three years, and some analysts believe that another increase could come before the end of the year".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

martedì 16 novembre 2010

Parità del potere d'acquisto e arbitraggi: la dimensione attuale del problema.




Cosenza (Italy), 16 Novembre 2010

[Ringrazio il blog "Rischio Calcolato" per la pubblicazione di questo post sul sito web http://rischio-calcolato.blogspot.com/2010/11/parita-del-potere-dacquisto-e.html]

Ho messo da parte alcune recenti tabelle riguardanti gli scambi commerciali tra Stati Uniti e resto del mondo, con dati che, pur rappresentando la dimensione corretta del problema, vengono purtroppo  a volte ignorati.

La prima tabella (fonte FAZ) riguarda la dimensione del deficit commerciale USA nei confronti dei principali paesi del mondo. Come si può vedere da questa tabella, gli USA importano più di quanto esportano da quasi tutto il mondo,cioè sono indebitati praticamente nei confronti di tutti.

Devisen: Asiens Währungen müssen aufwerten

La seconda tabella (fonte: FAZ) ripropone gli stessi dati della tabella precedente, ma raggruppati per aree geografiche. Come si può vedere, paesi del Pacifico e appartenenti all'organizzazione OPEC, sono i maggiori creditori degli USA.

Devisen: Asiens Währungen müssen aufwerten

La terza tabella (fonte: The Economist, stato 14 Ottobre 2010) rappresenta una stima della sopra-/sotto-valutazione delle monete internazionali rispetto al Dollaro USA. Tale indice è conosciuto come McDonald Index e fornisce una misura della possibilità di arbitraggi su valuta.
Per esempio, nel caso della Cina, lo Yuan è sottovalutato di circa il 42% rispetto al Dollaro USA (Calcolo: 1-[ 2.18/3.71]=41.23%), mentre si calcola una sopravvalutazione del 42% nel caso del Real brasiliano e del 29% ne caso dell'Euro.



La quarta tabella (fonte FAZ) mostra le possibilità di arbitraggi su valute secondo il calcolo del Fondo Monetario Internazionale. Tale sistema può condurre a risultati diversi rispetto a quelli del The Economist, e tuttavia la linea di tendenza è la stessa. Nel caso di valute asiatiche, risulta che queste siano sottovalutate rispetto al Dollaro USA.
[Per un approfondimento sul diverso metodo di valutazione del FMI rinvio all'articolo del The Economist].

Devisen: Asiens Währungen müssen aufwerten

Infine, la quinta tabella è simile alla quarta ma si riferisce al Dollaro australiano, neozelandese e canadese, che risultano invece sopravvalutate rispetto al Dollaro USA.

Devisen: Asiens Währungen müssen aufwerten

Queste tabelle confermano - a mio avviso - almeno tre elementi da me sottolineati più volte su questo blog:
  1. Svizzera, Australia, Nuova Zelanda e Brasile sono i principali paesi in cui investire moneta ad alto rendimento;
  2. Riuscire a riportare in equilibrio la bilancia commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina va ben oltre le sole possibilità del deprezzamento del Dollaro;
  3. L'attuale indebitamento USA è principalmente diretto a paesi del Pacifico e dell'OPEC, ovvero soprattutto esportatori di materie prime. Ipotizzare un deprezzamento del Dollaro, con conseguente ulteriore indebitamento, non farebbe altro che aggravare il problema.
Che la soluzione all'attuale crisi internazionale possa consistere nel passaggio ad un'economia sostenibile, che consenta di abbandonare l'utilizzo massiccio delle attuali materie prime in favore di tecnologia sostitutiva?

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazion iad investire.

lunedì 15 novembre 2010

QE: San Patrizio non ha aiutato (finora) l'Irlanda!



Cosenza (Italy), 15 Novembre 2010

[Ringrazio il blog "Rischio Calcolato" per la pubblicazione di questo post sul sito web http://rischio-calcolato.blogspot.com/2010/11/qe-san-patrizio-non-ha-aiutato-finora.html]

Forse è un caso che il primo QE sia cominciato il 18 Marzo, il giorno dopo San Patrizio, festività solenne sia in Irlanda che negli Stati Uniti. Ma forse non è un caso che la crisi irlandese coincida ogni volta con il varo di un nuovo programma di quantitative easing, per come ho già segnalato su questo blog, e per come il nuovo grafico qui di seguito dimostra.
Infatti, basta mettere a confronto su una stessa tabella i rendimenti dei Titoli di Stato irlandesi con il tasso di cambio Euro/Dollaro USA per rendersi conto che ogni volta che sia stato deliberato un nuovo acquisto di bond statunitensi dalla FED, il rendimento sui titoli irlandesi è salito alle stelle.
Il problema "Irlanda" nasce dal fatto che l'aumento dei rendimenti si riflette in una diminuzione dei prezzi di mercato dei titoli stessi, per cui chi ha acquistato un bond irlandese di vecchia emissione, si troverà a patire perdite patrimoniali (il bond in definitiva vale meno di quando è stato acquistato).
Ovviamente, chi detiene bond irlandesi (soprattutto le banche irlandesi), si troverà a patire perdite in termini di patrimonializzazione di bilancio e di possibilità di concedere nuovi crediti, con perversi effetti a cascata su investimenti (credit crunch) e crescita economica.

Ancora convinti che l'unilateralismo di Bernanke sia benèfico per l'economia mondiale?

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

domenica 14 novembre 2010

Il QE ha pochi benefici, anzi nessuno!


Cosenza (Italy), 14 novembre 2010

[Ringrazio il blog "Rischio Calcolato" per la pubblicazione di questo post sul sito web http://rischio-calcolato.blogspot.com/2010/11/il-qe-ha-pochi-benefici-anzi-nessuno.html#more]

Già ho scritto sull'argomento, ma questa volta è la Reuters a dare ufficialmente la notizia "First Fed QE-2 buying fails to lift Treasury prices": la prima tranche di acquisti del nuovo programma di acquisti di bond governativi deciso dalla FED, conosciuto come QE2, manca di raggiungere il risultato sperato (vedi nota 1).
Ho provato a mettere su grafico la variazione della curva dei rendimenti statunitense (c.d. "yield-curve") ed effettivamente si può constatare come il prezzo dei titoli di Stato statunitensi diminuisca ogni volta che la FED conclude i propri acquisti. Ciò è un segno inequivocabile che il mercato si sta orientando in direzione di un aumento dei rendimenti sui bond USA, in modo da non danneggiare il alore patrimoniale delle precedenti emissioni di titoli. Questo aspetto ha conseguenze rilevanti non solo sul mercato dei Titoli di Stato ma anche su quello dei titoli derivati, che - non è un caso - sta segnando una discesa dei prezzi.



Come spiegare queste interrelazioni? E quali conseguenze comporta il QE2?
  1. Attraverso il programma di quantitative easing, la FED tenta di spingere in basso i rendimenti sui Titoli di Stato. L’effetto sperato è quello di diminuire i tassi di interesse, cioè il costo dell'indebitamento.
  2. Nei desideri della FED, si dovrebbe assistere ad un aumento del prezzo di mercato dei titoli di Stato.
  3. Un aumento "artificioso" dei prezzi di mercato dei Titoli di Stato causa una diminuzione del prezzo di mercato dei rispettivi titoli derivati (che in effetti sono scesi a seguito dell'intervento della FED!), ma anche perdite patrimoniali sui possessori di precedenti emissioni di titoli statunitensi;
  4. Per proteggersi da perdite patrimoniali, gli investitori sono indotti a vendere titoli derivati: la strategia vincente è «acquistare PUT, vendere CALL» (in gergo: long put + short call) oppure vendere futures;
  5. Cioè, gli investitori sono costretti a scommettere contro un aumento dei tassi di interesse, anche se questi stanno crescendo in altre parti del mondo;
  6. Il risultato finale è che chi segue la strategia della FED scommette su uno scenario tipicamente deflattivo, caratterizzato da maggiori esportazioni statunitensi e da un prezzo futuro dei beni minore del livello attuale. Tuttavia, se il prezzo futuro dei beni sarà maggiore di quello attuale, gli investitori incorreranno in perdite!
Se questa ricostruzione dei fatti è giusta, diventa immediatamente chiaro che gli USA siano favorevoli ad un aumento (!) dei tassi di interesse nel mondo (vedi le ultime dichiarazioni del Presidente Ben Bernanke a proposito del fatto che la FED deve concentrarsi sull'economia americana, non su quelle di Oltreoceano). Infatti, solo se le economie emergenti hanno un'inflazione più elevata di quella USA, possono importare maggiori merci dagli Stati Uniti.
Infine, il fatto che la domanda di materie prime nel mondo sta aumentando, potrebbe rivelarsi il fattore determinante per il fallimento del programma di quantitative easing, poichè quegli investitori che in passato hanno acquistato grandi quantitativi di Titoli di Stato USA (per esempio Cina e Giappone), ovviamente (!) non vogliono subire perdite patrimoniali o aumenti del valore del loro debito a causa del QE,  e scommettono su un aumento del prezzo delle materie prime, in modo da sostenere la loro crescita.
Per riassumere, ho provato ad illustrare su grafico i punti più importanti:

AGGIORNAMENTI

14 Novembre 2010: Sono felice di leggere un'analisi per molti aspetti simile alla mia nell'articolo CNBC del 12 Novembre "Farr: Assessing The Fed's Actions". Segnalo in particolare due passaggi che confermano i miei argomenti: perdite patrimoniali su Titoli di Stato in portafoglio e opzioni di acquisto su materie prime come protezione contro una possibile inflazione.
  1. "While bond prices rose (and yields fell) following the numerous hints from Fed officials that QE2 was imminent, the latest bond market action suggests that the buyers are running out of gas. It seems that several better-than-expected economic reports may be working against the Fed at this stage. Better employment, manufacturing, retail sales, confidence, and housing numbers may be telling us that more stimulus is not needed and may not be worth the risk. Investors seem to be increasingly worried about the longer-term inflationary implications of all the money that is being printed. As worries about inflation increase, investors are now selling longer-dated Treasury bonds, leading to an increase in yields - the opposite of what the Fed would like to see".
  2. "The drop in the dollar is welcome by Fed and administration officials because it makes our exports more attractive in the international marketplace. However, the drop in the dollar is also creating a backlash against the US because it is threatening an export-led recovery in nations highly dependent on exports. Moreover, the drop in the dollar has also had profound implications for commodity prices. As the dollar has dropped, commodity prices across the spectrum have risen. Investors are buying commodities both because they are a hedge against inflation and because most commodities are traded in dollars (which have weakened significantly) in the international markets. The Chinese are getting especially worried about higher commodity prices and have recently raised reserve requirements at banks in an effort to stave off inflationary pressures".
16 Novembre 2010 (1):
Per puro caso vengo a conoscenza di un articolo sul New York Times del Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman del 20 Marzo 2009 intitolato "Fiscal aspects of quantitative easing (wonkish)", in cui l'autore - pur difendendo la decisione della FED di acquistare bond contro immissione di moneta, per evitare di cadere in deflazione - spiega come questo processo può trasformarsi in un'enorme perdita se, nel momento in cui la FED decide di ritirare il denaro dal mercato, i tassi di interesse fossero nel frattempo cresciuti.
Acquistare bond per esempio al 2.5% e doverli rivendere quando sul mercato richiedono un interesse del 5 o 6%, vuol dire incorrere in perdite patrimoniali, che richiedono nuovo finanziamento tramite Titoli di Stato USA. In pratica, il QE crea le premesse per un deficit spending continuo e annulla la netta linea di demarcazione tra politica fiscale e monetaria...
Questo articolo conferma ampiamente le tesi da me riportate su questo blog.
Al riguardo, riporto il passaggio fondamentale: "The whole reason for quantitative easing is that normal monetary expansion, printing money to buy short-term debt, has no traction thanks to near-zero rates. Gaining some traction — in effect, having some inflationary effect — is what the policy is all about. The problem may come when the economy recovers, and inflation starts to become a problem rather than a hoped-for outcome. Basically, there will come a time when the Fed wants to withdraw that extra $1 trillion of money it created. It will presumably do this by selling the bonds it bought back to the private sector. But here’s the rub: if and when the economy recovers, it’s likely that long-term interest rates will rise, especially if the Fed’s current policy is successful in bringing them down. Suppose that the Fed has bought a bunch of 10-year bonds at 2.5% interest, and that by the time the Fed wants to shrink the money supply again the interest rate has risen to 5 or 6 percent, where it was before the crisis. Then the price of those bonds will have dropped significantly. And this also means that selling the bonds at market prices won’t be enough to withdraw all the money now being created. So the Fed will have to sell additional assets; if the rise in interest rates is at all significant, it will have to get those assets from the Treasury. So the Fed is, implicitly, engaged in a deficit spending policy right now. My back of the envelope calculation looks like this: if the Fed buys $1 trillion of 10-year bonds at 2.5%, and has to sell those bonds in an environment where the market demands a yield to maturity of more than 5%, it will take around a $200 billion loss. I’m not complaining; I think quantitative easing (it’s really qualitative easing, but I give up on trying to fix the terminology) is the right way to go. But we should go into it with our eyes open".

16 Novembre 2010 (2):
Il prezzo dei futures continua a scendere mentre alla FED continuano a difendere la bontà del QE, sostenendo che l'exit potrebbe avvenire addirittura fra anni (Reuters 16/11 "Stock index futures fall; Wal-Mart eyed": "Stock index futures pointed to a lower open on Wall Street on Tuesday, with futures for the S&P 500 down 0.44 percent, Dow Jones futures down 0.59 percent and Nasdaq 100 futures down 0.67 percent at 1010 GMT (5:10 a.m. ET). [...]. A top U.S. Federal Reserve official defended the Fed's controversial bond-buying program on Tuesday, saying it could be years before a pullback from easy-money policies is warranted. "This exit could be years away," New York Federal Reserve President William Dudley said an interview on CNBC. A transcript of the interview was made public").

18 Novembre 2010
Riporto con piacere l'articolo CNBC di oggi "Fed Easing Alone Can't Fix What Ails Economy: El-Erian", in cui si riporta il parere del CEO Mohamed El-Erian di PIMCO, colosso mondiale nalla compravendita di bond, secondo il quale la FED da sola non può pensare di risolvere il problema dell'economia statunitense mediante quantitative easing.
L'analisi di Mohamed El-Erian è coerente con le argomentazioni da me esposte sull'argomento.
Di seuito ecco un passaggio chiave: "The Federal Reserve's easing programs are only one part of a three-pronged approach needed to rebuild the economy, Pimco's Mohamed El-Erian told CNBC. While the central bank's move to buy $600 billion in Treasurys helps in terms of monetary policy, more needs to be done on the fiscal and policy sides, said the co-CEO of the world's biggest bond fund at Pacific Investment Management Co. Investors priced in the Treasury-buying program, often referred to as quantitative easing, or QE, but "took it too far" and the market has since pulled back. "In terms of the economic impact, the question is, is it enough?" El-Erian said. "The Fed is very active, but nobody else is on the policy side so we're not seeing enough to promote growth, to create jobs, and we're not seeing that balance between short-term fiscal stimulus and medium-term financial discipline."

20 Novembre 2010
L'articolo FAZ "Höhere Risikoaversion wirft Ölpreis zurück vom Zweijahreshoch" del 19 Novembre riporta un grafico molto simile a quello da me già proposto su questo blog, ovvero la relazione tra tasso di cambio Euro/Dollaro e quotazione del prezzo del petrolio. Il risultato è che:
  • L'annuncio di Settembre del programma di QE1 della FED ha portato ad un tendenziale apprezzamento dell'Euro e del prezzo del petrolio.
  • L'annuncio di Novembre del programma di QE2 della FED ha portato ad un tendenziale apprezzamento del Dollaro e un deprezzamento del prezzo del petrolio.
Rohstoffe: Höhere Risikoaversion wirft Ölpreis zurück vom Zweijahreshoch

NOTA
1) "Prices of U.S. Treasuries fell on Friday as the first day of heavy purchasing by the Federal Reserve failed to jump-start wider demand for low-yielding government debt. The Fed bought $7.23 billion in Treasury paper on Friday with maturities of between four and six years under its $600 billion bond-buying program announced last week to stimulate the economy. Prices hit session lows after the Fed completed its purchases, with both seven-year notes and 10-year notes trading a full point lower in price. [...]. The 10-year note yield is poised for its biggest one-week jump this year, while the 30-year yield could see the largest increase over such a period since June 2009. The Fed's purchasing plan was meant to push Treasury yields lower but after two months of frenzied speculation on the size and scope of the plan before it was announced the details left investors disappointed and yields began rising instead. [...]. Ader said many Treasury investors, whose bets that more Fed buying would push yields lower and prices higher had soured during an aggressive, week-long sell-off, weren't sure what to do ahead of the Fed's first round of purchases and so were waiting and watching. "I think probably the best thing to do is to buy with the Fed and sell with the Treasury," said John Spinello, Treasury bond strategist at Jefferies & Co in New York".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

sabato 13 novembre 2010

Previsioni settimana valutaria 15 - 21 Novembre 2010




Cosenza (Italy), 13 Novembre 2010

Il G-20 di Seoul si è concluso senza arrivare ad alcuna conclusione rilevante, a parte le solite dichiarazioni di consenso. Non è dato al momento sapere, se ci sono accordi internazionali mantenuti segreti all'opinione pubblica. In ogni caso, a mercati fermi, queste sono le mie previsioni per la nuova settimana valutaria. Esse riflettono la possibilità di arbitraggi: se dovessero riscontrarsi variazioni vistose rispetto a quanto da me segnalato, vorrebbe dire che qualche governo o banca centrale sta intervenendo sui mercati.
  • Apprezzamento del Dollaro USA su Yen giapponese e Franco svizzero;
  • Apprezzamento dell'Euro sullo Yen giapponese, Sterlina inglese e sul Dollaro USA;
  • Apprezzamento del Franco svizzero sull'Euro;
  • Apprezzamento della Sterlina inglese sul Dollaro USA;
Nota bene:
  1. Il cambio Euro - Dollaro USA potrebbe rivelare soprese per via del cross col Dollaro Australiano (Svizzera e Giappone premono per un rafforzamento dell'Euro; Australia per un rafforzamento del Dollaro);
  2. Il cambio Euro - Sterlina inglese sostanzialmente immutato con lieve possibilità di apprezzamento
Nel complesso si preannuncia - a mio avviso - una settimana nervosa nelle contrattazioni e incerta negli scambi.


AGGIORNAMENTI

15 Novembre 2010:
Al momento sono 4 previsioni indovinate, 2 non indovinate, 1 in forse (pari a 57,14%). Il tasso di cambio Euro/Dollaro USA sembra quello più interessante da analizzare, poichè pare riapprezzarsi nonostante l'effetto negativo del caso Irlanda...staremo a vedere!
Di seguito l'infografica completa.
16 Novembre 2010:
Anche oggi 4 previsioni indovinate, 2 non indovinate, 1 in forse (pari a 57,14%). Tuttavia, qualcosa pare stia cambiando, e l'Euro sembra acquistare forza nei confronti della Sterlina inglese. Franco svizzero sostanzialmente in linea con le mie previsioni: ha perso il deprezzamento di ieri nei confronti dell'Euro, e potrebbe continuare ad apprezzarsi...staremo a vedere.


17 Novembre 2010:
Ad oggi sono invece 5 le previsioni indovinate e 2 quelle non indovinate (pari a 71,42%).
Le uniche previsioni al momento non realizzate sono quelle relative al cambio Euro/Dollaro, per il quale preannuncio un mio commento particolare a fine settimana, e il cambio Sterlina inglese/Dollaro USA.


15 Novembre 2010:
Stessa situazione di ieri (percentuale di realizzazione delle previsione: 71.42%), ma questa volte l'Euro ha ricominciato a crescere in maniera sostenuta contro il Dollaro USA e lascia ben sperare che entro la fine della settimana possa avverarsi la previsione di un suo apprezzamento sul Dollaro...staremo a vedere. Di seguito l'infografica completa.




16 Novembre 2010:
Eccellente l'inizio di giornata. L'Euro è al terzo giorno di apprezzamento continuo sul Dollaro USA e supera i livelli di fine settimana scorsa, per come da me previsto. Ora le previsioni esatte diventano 6 su 7 (pari all'85.71%), mentre anche la Sterlina inglese ha ricominciato ad apprezzarsi sul Dollaro.
La prospettiva affascinante è che si possa chiudere la settimana con 7 previsioni centrate su 7...staremo a vedere!


Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

giovedì 11 novembre 2010

Se neppure gli economisti sono daccordo sul QE!





Cosenza (Italy), 10 Novembre 2010
Eppure, nemmeno gli economisti sono ancora daccordo sulla reale efficacia o nocività dei programmi di quantitative easing. Riporto di seguito i commenti di due importanti studiosi di economia, quello del Prof. Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'Economia, e quello del Prof. Nouriel Roubini, unanimemente considerato uno dei pochi economisti ad aver visto l'avvicinarsi della crisi economica con diversi anni di anticipo.
  1. Roubini (favorevole): "Senza QE, i rischi di una seconda recessione o, peggio, di deflazione, sarebbero stati maggiori";
  2. Stiglitz (contrario): "Il QE scarica su altri paesi i costi della crisi economica"

Il guaio è che, a modo loro, entrambi hanno ragione...

AGGIORNAMENTI
16 Novembre 2010:
In un articolo CNBC del 15 Novembre "Roubini: 'Inflation Is Not a Problem'", il Prof. Roubini sostiene che il pericolo di aumento dell'inflazione a seguito delle decisioni di acquistare bond governativi USA da parte della FED non è un problema, e che chi sostiene ciò non capisce di inflazione!
Il Prof. Roubini motiva la sua opinione ricorrendo alla c.d. "velocità di circolazione della moneta": è vero che la quantità di moneta aumenta, ma è altrettanto vero che questa circola di meno nell'economia. Per questo motivo, il risultato finale è fondamentalmente in pareggio.

Anche se l'argomentazione del Prof. Roubini conferma in pieno le mie teorie esposte su questo blog, poichè vuol dire che o il denaro viene tesaurizzato dagli intermediari finanziari, oppure viene investito all'estero, non posso che ricordare i problemi connessi alla teoria neoclassica della moneta, di cui la c.d. "velocità di circolazione della moneta" è parte integrante. L'equazione matematica è la seguente:

P * Q = M * V

con,
 
P: livello dei prezzi
Q: quantità di beni
M: quantità di moneta
V: velocità di circolazione della moneta
 
Come si può facilmente vedere, tale formula si risolve in una tautologia. Infatti, se M aumenta e V diminuisce (come sostiene il Prof. Roubini), conseguirà che anche P e Q si rimoduleranno di conseguenza. E, se P, come sostiene il Prof. Roubini, rimane costante, allora necessariamente Q dovrà diminuire...ciò vuol dire decrescita economica, poichè minori beni raggiungeranno il mercato.
Insomma, se la FED non creerà inflazione, allora - in base a questa formula - creerà di sicuro una crisi economica.
 
Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

mercoledì 10 novembre 2010

La nuova proposta: controlli sui movimenti di capitale...




Cosenza (Italy), 10 Novembre 2010

Mentre tutto il mondo sta bocciando la proposta prima velata, e poi esplicita, di introdurre quote sul commercio internazionale e controlli sui movimenti di capitale, la diplomazia statunitense prosegue inesorabile nella sua opera di convincimento generale. La soluzione proposta? Restringere i mercati. L'idea che si nasconde dietro questa soluzione? Immaginare che l'economia mondiale possa ruotare esclusivamente intorno al Dollaro USA, che svolgerebbe il ruolo di "moneta-àncora" dell'economia mondiale come avveniva fino al collasso del sistema Gold-Exchange Standard nel 1973.
Di seguito riporto alcuni degli articoli più recenti in tema:
  • Reuters 9 Novembre "World Bank Chief Says Supports US Plan on Current Account": il Presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick ha sostenuto che prendere in considerazione limiti agli squilibri di conto corrente è una buona idea (Perchè poi la Banca Mondiale? A parlare non dovrebbe essere in caso il Fondo Monetario Internazionale? Ah ecco, guarda caso chi parla è statunitense, ndr);
  • Bloomerg 9 Novembre "World Bank Says Asia May Need Some Capital Controls (Update1)": Il Direttore Esecutivo della Banca Mondiale Sri Mulyani Indrawati sostiene che le economie asiatiche potrebbero avere necessità di introdurre controlli sui movimenti di capitale per eliminare gli effetti negativi del QE statunitense, che causa afflussi di capitale nelle economie emergenti (vedi nota 1)...Ma perchè invece di introdurre i controlli sui movimenti di capitale non si elimina il QE? 
Al momento l'unica voce autorevole che si è apertamente schierata contro simili proposte è quella del Prof. Nouriel Roubini, per come riporta il seguente articolo CNBC del 9 Novembre "Roubini: Here's Why a Gold Standard Won't Work". Il Prof. Roubini spiega come controlli sui movimenti di capitale e limitazioni al commercio estero acuiscano i cicli economici, che da anti-ciclici diverrebbero prociciclici. Non solo, la politica monetaria diventerebbe dipendente dal ciclo economico e dunque incapace di risolvere problemi di surriscaldamento o di depressione del ciclo economico (vedi nota 2). Il Prof. Roubini illustra le stesse argomentazioni da me riportate su questo blog!

AGGIORNAMENTI

10 Novembre 2010: Sull'onda di proteste internazionali, il Presidente della Banca Mondiale scende di nuovo in camop per chiarire il suo pensiero. Ora sostiene che non aveva intenzione di approvare la proposta di ritorno al gold-standard, ma di sottolineare la necessità di maggiore cooperazione internazionale.
Per una panoramica della vicenda, rinvio all'articolo CNBC di oggi "Zoellick Sees 'Elephant,' Not Endorsing Gold Standard": "[...] Instead, Zoellick called for a more international currency system that could involve the dollar, euro, yen, pound and yuan. He said in the FT that gold could be used as an "international reference point of market expectations about inflation, deflation and future currency values". The dollar's dominance on world markets is changing and now multiple currencies are playing a greater role in the trade of assets, Zoellick told CNBC. Because of this, there is the need to create a framework of greater cooperation, he added".

NOTA

1) "Asian economies may need to turn to capital controls as quantitative easing by the U.S. threatens to spur asset bubbles in the region’s stock, currency and property markets, the World Bank said. Any curbs should be “targeted,” temporary and tailored to address specific problems, Sri Mulyani Indrawati, a World Bank managing director, said in an interview. This could include countries tying up funds for as long as a year to help limit hot-money, she said. The U.S. Federal Reserve last week announced plans to buy $600 billion of long-term government bonds in its second effort at so-called quantitative easing, or QE2, aiming to stoke U.S. economic growth. Policy makers from Asia to South America have responded by warning it could have the side-effect of depressing the dollar and sparking capital flight to emerging markets. “Certain assets will become, potentially, bubbles,” Sri Mulyani said in Kuala Lumpur late yesterday. “The quantitative easing will create a lot of liquidity flooding to the East Asia Pacific region, because it is the most dynamic and attractive with a higher return on investment.” Real-estate prices are a concern in China, Australia and parts of Southeast Asia, she said. Japan, Thailand and Malaysia have seen their currencies surge more than 10 percent against the dollar this year, while some of the region’s stock markets have jumped more than 50 percent, Sri Mulyani said. Sri Lanka’s benchmark stock index is up more than 90 percent this year, while the measures for Thailand and Indonesia have exceeded 40 percent, according to Bloomberg data".
2) "A gold standard would just make business cycles more extreme, according to economist Nouriel Roubini. What's more, a gold standard would make central banks unable to fight inflation or deflation, much less do anything to combat persistent unemployment, Roubini said in an interview with NetNet yesterday. "A fixed exchange regime, even if it is not a gold standard… that world just doesn't work. Because in that world, monetary policy by definition instead of being countercyclical becomes procyclical," Roubini told NetNet. "Suppose you have a fixed exchange rate regime...it just exacerbates the business cycle." Roubini asks us to imagine two countries: One that's growing very quickly, and one that's growing very slowly. The economy that is growing quickly would tend to "overheat"—an economic phenomenon characterized by accelerated growth, inflation and the potential for asset bubbles. In the economy that is growing more slowly, there would be a tendency toward deflationary pressure and recession. So, instead of having a central bank with the capacity to successfully counter-balance these tendencies, an economy with a fixed exchange rate regime would continue to reinforce the existing negative trends in the business cycle, Roubini argues. Although he is best known as an economist who challenges conventional views, Roubini pretty well lines-up the consensus view of mainstream economics on the gold standard or fixed exchange rate regimes: "You have the opposite of what any optimal rule about monetary policy will tell you," Roubini said. The ranks of the gold standard advocates, which have long included many Austrian economists and others worried about central bank manipulation of the money supply, were seemingly joined this week by World Bank President Robert Zoellick. Hardcore gold standard folks, however, are skeptical of Zoellick. Nouriel Roubini agrees with the skeptics. "In fairness to him [Zoellick], he was speaking about a wide variety of issues in the global economy…so it was not a proposal centered around going back to some modified gold standard," Roubini said. Roubini seems to think a gold standard is a pretty awful idea. "There are many fundamental problems with any variant of a gold standard," he said. A general summary of Roubini's position on the issue would likely begin by saying that, generally speaking, a fixed exchange rate regime or gold standard limits the flexibility and range of actions that central banks can take to improve a nation's economy in fundamental ways. (For example, in a fixed exchange rate regime, central banks have less ability to maximize employment, stimulate growth and manage price stability.) And, as Roubini specifically pointed out to me, fixed rate regimes inhibit the ability of banks to provide lender of last resort support to an economy when necessary.
According to Roubini, there are other major feasibility issues with the proposals for a transition to a global gold standard. One of the principal problems with such proposals is the current level of central banks' gold reserves. Roubini raises the following question: If you are on a gold standard, or modified gold standard, what do you do in the event of a bank run—if you don't have enough gold to fully back the currency? Roubini explains that most central banks in today's economy have far greater financial liabilities than gold in reserve. In fact, according to Roubini, in the case of most central banks today that ratio is about 40 or 50 to 1.
Of course, many who support a gold standard would say that limiting the ability of central banks to increase their leverage would be a benefit of adopting the gold standard. Aside from the issue of central banks' insufficient current gold reserves, there are the issues that historically plagued gold standard economies. One of the most intractable of those issues was the impact that the gold standard had on traditional business cycles. Historically speaking, Roubini says, during the days of the gold standard economies were constantly imperiled by spasmodic cycles: "When you had a traditional gold standard, boom and bust with severe swings in economic activity were the norm—really big ones. It was only once we moved to fiat money that central banks were able to smooth the business cycle, and make it less volatile, as we did during the financial economic crisis," Roubini said. Of course, this directly contradicts Austrian business cycle theory, which argues that boom-bust cycles are caused by central banks departing from the gold standard. In short, Roubini's views challenge the Austrian economists where they live: at the intersection of monetary policy and the business cycle.
We eagerly await the response. Over to you Ron Paul and the Mises Institute!"

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

martedì 9 novembre 2010

QE2, Ben Bernanke a giudizio!



Cosenza (Italy), 9 Novembre 2010

Ben Bernanke a giudizio per aver ostinatamente approvato un nuovo programma di quantitative easing...
Nell'infografica qui sotto, ho provato a riassumere le posizioni contrarie (molte) e quelle a favore (poche) di questa decisione.


...Quale sarà il verdetto finale?

Matteo Olivieri
>> Le informazizioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

Un altro modo di guardare al cambio Dollaro/Yuan!



Cosenza (Italy), 9 Novembre 2010

[Ringrazio il blog "Rischio Calcolato" per la pubblicazione di questo post sul sito web http://rischio-calcolato.blogspot.com/2010/11/un-altro-modo-di-guardare-al-cambio.html]

Da mesi è l'argomento-madre di ogni discussione: la Cina non lascia apprezzare il proprio cambio nei confronti del Dollaro e ciò è la causa dell'instabilità dell'economia mondiale.
C'è del vero in questa affermazione? Probabilmente si, ma forse occorre guardare un pò più in là della punta del proprio naso.
Nel grafico che segue (fonte: Yahoo Finanza), ripropongo l'andamento del tasso di cambio Euro/Yuan, Dollaro USA/Yuan e Euro/Dollaro USA.

Come si può agevolmente vedere dal grafico, solo (!) il tasso di cambio Dollaro USA/Yuan è stato tenuto artificiosamente fisso dalle autorità cinesi (anche se a dire il vero nelle ultime settimane si è avuto un effettivo apprezzamento dello Yuan, per come richiesto a gran voce dalla comunità internazionale), mentre  il tasso di cambio Euro/Yuan ha subito ampie oscillazioni in linea con l'andamento di mercato.
Questa osservazione dovrebbe spingerci perlomeno a chiedere come mai le autorità cinesi agiscano solo su una valuta e non su altre! Aggiungo inoltre che il tasso Euro/Dollaro si è mosso praticamente in perfetta sintonia col cambio Euro/Yuan, mentre il tasso Dollaro/Yuan continua ad essere anche in questo caso la vera eccezione.
Cosa può voler dire tutto ciò? A mio avviso due cose:
  • Il "deprezzamento artificioso" dello Yuan può dipendere per buona parte dal deprezzamento dell'Euro dovuto a crisi della finanza pubblica dei paesi PIIGS: l'aumento dei rendimenti sui titoli obbligazionari europei può aver causato l'acquisto di bond quotati in Euro con contestuale vendita di Euro. Tali Euro sarebbero poi stati investiti a breve termine in giro per il mondo (soprattutto nelle economie emergenti), in cerca di maggiori rendimenti. In questo caso, ogni nuovo aumento nei rendimenti dei titoli europei potrebbe aggravare il problema del Dollaro USA;
  • L'aumento nel differenziale tra Euro/Dollaro e Euro/Yuan può voler dire che l'Euro deve continuare ad apprezzarsi se si vuole che il Dollaro si deprezzi nei confronti dello Yuan. In questo caso, una deflazione europea potrebbe aiutare gli USA a risolvere i propri problemi commerciali con la Cina. Questo è un fatto molto interessante, perchè una deflazione europea verrebbe accompagnata da surplus della bilancia commerciale e da risparmi maggiori degl investimenti: una situazione di cui si avvantaggerebbe la Germania, ma non le altre economie europee come i PIIGS.
In definitiva:
  • Gli USA sarebbero avvantaggiati da una deflazione europea (apprezzamento dell'Euro) e svantaggiati da una inflazione europea (maggiori rendimenti sui titoli di Stato);
  • La Cina sarebbe avvantaggiata da una inflazione europea (maggiori rendimenti sui titoli di Stato) e svantaggiata da una deflazione europea (apprezzamento dell'Euro);
  • L'Europa - a causa degli squilibri interni e di un'economia a due velocità - sarebbe in ogni caso svantaggiata: maggiori esportazioni avvantaggiano la Germania ma svantaggiano i paesi PIIGS; maggiore inflazione avvantaggia i paesi PIIGS ma svantaggia la Germania.
Questa ipotesi sembra confermata da un recente studio pubblicato sul Wall Street Journal (20 Giugno 2010), in cui si dimostra come un aumento del prezzo delle esportazioni cinesi, invece che deteriorare la bilancia commerciale, la favorirebbe:

Se questa ricostruzione è vera, si pone un grande dilemma: come risolvere gli enormi interessi contrastanti tra le economie mondiali?

AGGIORNAMENTI

9 Novembre: Il Governo Cinese sostiene di voler indurre le banche a detenere maggiori riserve valutarie estere e a frenare gli afflussi di capitali esteri, che potrebbero creare bolle inflazionistiche e che aggiungono pressione verso il rafforzamento dello Yuan. Quest'articolo sembra confermare la mia affermazione secondo cui una deflazione europea, causando un deflusso di capitali (cioè, maggiori crediti esteri), creerebbe un danno all'economia cinese (vedi Bloomberg 9 Novembre "China to Tighten Control on Inflows of Overseas Funds (Update3)": "China will force banks to hold more foreign exchange and strengthen auditing of overseas fund raising, stepping up efforts to curb hot-money inflows that may inflate asset bubbles and add pressure for a stronger yuan. The State Administration of Foreign Exchange will introduce new rules on currency provisioning and tighten management of banks’ foreign-debt quotas, the regulator said in a statement on its website today. The government will also regulate Chinese special-purpose vehicles overseas and tighten controls on equity investments by foreign companies in China, it said. The measures underscore concern around the world that the U.S. Federal Reserve’s expanded monetary stimulus will cause capital to flood into emerging markets. The yuan rose today by the most since the end of a dollar peg in 2005 as global leaders prepare to discuss currency tensions and the impact of the Fed’s easing at the Group of 20 summit this week in Seoul").

10 Novembre: Alcuni grafici apparsi oggi sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, che possono forse confermare le affermazioni da me fatte.
  • Tabella 1: Crescita delle riserve valutarie cinesi e loro componenti [Come si può vedere, da Giugno del 2008 ad oggi, si sono verificate ripetute vendite di riserve valutarie in Euro e di Dollari (questi ultimi meno frequenti, ma in misura maggiore). Può essere la vendita congiunta di riserve in Euro e Dollari la causa che ha trasformato una crisi immobiliare statunitense in una crisi finanziaria mondiale?] 
Devisen: Yuan wertet vor dem G-20-Gipfel leicht auf
  •  Tabella 2: La valuta cinese è chiaramente sottovalutata [La misura del deprezzamento artificiale è stimata al 75% dei prezzi effettivi di mercati] 
Devisen: Yuan wertet vor dem G-20-Gipfel leicht auf
  •  Tabella 3: Importazioni, esportazioni e riserve valutarie cinesi [Come si vede, l'ammontare di riserve valutarie è cominciato a crescere esponensialmente all'aumentare del saldo tra esportazioni ed importazioni] 
Devisen: Yuan wertet vor dem G-20-Gipfel leicht auf
  •  Tabella 4: Bolla speculativa in Cina [L'ammontare della spesa per investimenti ammonta al 50% del PIL. Questo vuol dire che l'afflusso di capitali esteri è stato investito negli anni in maniera massiccia nell'economia domestica. Ma se gli investitori decidono di spostare altrove il loro denaro, l'economia cinese si sgonfierà?]
Devisen: Yuan wertet vor dem G-20-Gipfel leicht auf
16 Novembre 2010:
In un articolo CNBC del 15 Novembre "China to restrict home-buying by foreigners", si sostiene che la Cina itodurrà misure volte ridurre gli acquisti di immobili a individui stranieri. Le persone fisiche in futuro saranno autorizzate ad acquistare solo una casa. L'iniziativa si inserisce nelle azioni volte a combattere la speculazione ai danni della Cina.

19 Novembre 2010:
La Cina alza ancora il tasso di riserva su crediti bancari, portandolo al 18,5%, come ulteriore azione volta a moderare la crescita dell'inflazione. La misura entrerà i vigore a partire dal prossimo 29 Novembre. Una precedente simile (quanto inattesa) azione è solo del 10 Novembre scorso. Vedi Marketwatch 19/11 "China lifts banks' reserve ratio by half point": "The People's Bank of China announced late Friday it will raise banks' reserve requirement ratio by half of a percentage point from Nov. 29, as part of efforts to control credit, marking the third such hike since September, according to reports. The hike will bring most big banks reserve requirements to 18.5%. The PBOC most recently lifted banks' reserve requirements on Nov 10 in a surprise move, which fwas ollowed a combined interest rate and reserve requirement hike in September. The move follows data showing October CPI gains of 4.4% from a year earlier, the fast pace in 25 months".

Giovedi 6 Gennaio 2011:
La Cina si dichiara interessata e disposta ad acquistare quanto più debito possibile di Spagna, Grecia e Portogallo. In più, si dice pronta ad acquistare subito 6 miliardi di Euro di debito spagnolo ed è confidente nella stabilità dei mercati finanziari europei.
La notizia, che potrebbe apparire folle, acquista un significato alla luce dei ragionamenti da me esposti nel mio post (vedi CNBC 6/1 "China Raises Holdings of Euro Debt, Including Spain": "China has increased its holdings of euro debt, including Spanish debt, and has confidence in the European financial markets, according to the Chinese Commerce Ministry. China's Vice Premier Li Keqiang has said his country is willing to buy about 6 billion euros of Spanish public debt, Spanish newspaper El Pais reported earlier on Thursday, citing government sources. The sources told El Pais Li had said at a meeting that China is willing to buy as much Spanish public debt as Greek and Portuguese debt combined. They said that added up to about 6 billion euros in Spanish government bonds. (...) "China is a responsible, long-term investor in the European financial market and particularly in Spain, and we have confidence in the Spanish financial market, which has meant the acquisition of its public debt, something which we will continue to do in the future," Li wrote in an editorial in El Pais on Monday. Spain has come under increasing pressure from international debt markets on concerns it may be forced to follow Greece and Ireland and seek an EU or International Monetary Fund bailout, but while bond yields have risen, demand for Spanish debt remains solid").

Matteo Olivieri
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Cinquemila




Cosenza (Italy), 9 Novembre 2010

Dopo 242 giorni di attività, poco più di 8 mesi dal suo inizio, LEAF raggiunge l'importante traguardo di 5.000 visite, provenienti da 69 paesi sparsi sui 5 continenti. Il numero giornaliero di visitatori è cresciuto esponenzialmente, fino ad attestarsi al numero di 20,82.

Un sentito ringraziamento a quanti hanno fatto di LEAF la propria fonte di accesso all'informazione economico-finanziaria. Grazie mille: nuovi traguardi ci attendono!


Matteo Olivieri
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lunedì 8 novembre 2010

QE2/Roubini: altri 18 mesi di vacche magre...




Cosenza (Italy), 8 Novembre 2010

[Ringrazio il blog "Rischio Calcolato" per la pubblicazione di questo post sul sito web http://rischio-calcolato.blogspot.com/2010/11/qe2roubini-altri-18-mesi-di-vacche.html]

Mi sono divertito a mettere assieme alcune tabelle in cui si mostra l'andamento di alcune variabili economiche prima e dopo la decisione FED di un QE2. Se questa tabelle hanno davvero un qualche valore scientifico, allora dimostrano inequivocabilmente che il quantitative easing sta piuttosto ottenendo risultati opposti a quelli sperati (il Dollaro USA si sta rafforzando invece che indebolirsi!)

Tabella 1: Quotazione di Euro, prezzo dell'oro e del petrolio prima della decisione FED di QE2 (Fonte: Die Welt)

 Tabella 2: Cambio Euro/Dollaro Euro dopo la decisione FED di QE2


Nouriel Roubini sul suo blog Economic Doom posta giorno 7 Novembre il seguente articolo, in cui sostiene che il peggio deve ancora arrivare. Ci attenderanno almeno altri 18 mesi di severa recessione, in cui i prezzi delle case crolleranno di un ulteriore 15%, portando il totale dall'inizio della crisi al 40%. La colpa - sostiene Roubini - non è solo dei mutui subprime, ma anche di "near-prime mortgages, prime mortgages, credit cards, auto loans, student loans, commercial real estate, muni bonds, leverage loans, junk bonds" e tutti quei contratti finanziari stipulati tra aziende e che non avrebbero mai dovuto prendere piede. Ecco l'articolo completo:


NOURIEL ROUBINI:".... Unfortunately, I think we're going to have a very severe recession. It's going to last at least 18 months through the middle of next year. And this financial crisis is not going to be over anytime soon. And the problems are not just problems of housing. Housing has not yet bottomed out. Home prices are going to fall for another 15 percent for a cumulative fall of 40 percent. The problem was not just subprime mortgage. It was subprime mortgages, near-prime mortgages, prime mortgages, credit cards, auto loans, student loans, commercial real estate, muni bonds, leverage loans that finance deals that should have never occurred, and even a fat tail of the corporate system as a huge amount of junk bond debt is borderline unprofitable and is going to get in trouble. We have the biggest housing and asset bubble and credit bubble in U.S. history. Now it's going to burst, and many institutions, households, home-builders, financial institutions, and corporations are going to go bust..."
Nouriel Roubini interviewed by PBS Newshour".
 
AGGIORNAMENTI

17 Novembre 2010: A distanza di circa 10 giorni dal mio post, ritrovo i miei stessi argomenti nell'articolo CNBC "For the Markets, Fed Stimulus Has Become Yesterday's News", in cui si dice che finora tutte le variabili finanziarie (tassi di interesse aumentati, Dollaro apprezzato, rendimenti sui titoli di Stato aumentati, quotazioni dei titoli diminuite), hanno ottenuto un risultato opposto a quelli sperati dalla FED. Tra le altre cose, l'articolo dice lapidario: "le persone sono stufe di sentir parlare di QE".
Di seguito ripropongo il passaggio-chiave: "The focus has shifted from QE2, which the market was a little schizophrenic about to begin with," says Brian Gendreau, chief market strategist at Financial Network in El Segundo, Calif. "QE2 was supposed to send the dollar down. Instead it's going up. Interest rates were supposed to go down. Instead they've gone up.". Indeed, yields on the Treasury's 10-year note and 30-year bond have gained more than a quarter percentage point each since the Fed's announcement on Nov. 3. The yields are closely tied to lending rates, which the Fed had hoped would go down and push investors into buying riskier assets outside of Treasurys. Stocks also have fallen, dropping more than 3.5 percent in the same time frame as the Fed's program has come under intense criticism from both ends of the spectrum—either for being too little to make a difference or posing a longer-term inflation risk as liquidity continues to flood balance sheets but not make its way into the economy".


Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute no (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.