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venerdì 17 dicembre 2010

Previsioni sui tassi di interesse 2011


Cosenza (Italy), 17 Dicembre 2010

E' sempre interessante provare ad immaginare il futuro, ma predirlo deducendolo dalle informazioni attualmente desumibili dai mercati finanziari e valutari è qualcosa di entusiasmante. In questo periodo dell'anno sono in molti a cimentarsi con previsioni dei tassi di interesse per il 2011.
La tabella seguente mi sembra tra le migliori in cui mi sono imbattuto finora, sia perchè la fonte è una rispettata istituzione internazionale, sia perchè ha il pregio di includere non solo i tassi di interesse della BCE e FED, ma anche i principali tassi di interesse interbancari europei e statunitensi (Euribor, Libor, Tasso Swap).

Dalla tabella precedente si evincono almeno 3 informazioni utili:
  1. I tassi di interesse interbancari USA cresceranno più velocemente di quelli europei;
  2. La politica monetaria della BCE continuerà ad essere "accomodante", mentre quella della FED tutt'al più abbandonerà il range 0%-0.25% per stabilizzarsi sullo 0.25% stabile;
  3. Le rendite di titoli a 5 e 10 anni aumenteranno sie in Europa che negli USA, ma in questi ultimi di più.
Considerati questi elementi, è lecito attendersi un declino maggiore del prezzo dei titoli USA rispetto a quelli europei, specialmente con scadenza 5 anni, certamente accompagnato da ulteriori vendite dei titoli obbligazionari interessati. Con molta probabilità questo potrebbe dire che nel 2011 il Dollaro comincerà nuovamente ad apprezzarsi nei confronti dell'Euro. Nel complesso, il fatto che i tassi di interesse delle due banche centrali sono ipotizzati immutati, suggerisce che le condizioni dell'economia rimangono sostanzialmente immutate, e con esse, anche le spinte inflazionistiche.

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

lunedì 2 agosto 2010

...Ancora sullo Yen giapponese!


Cosenza (Italy), 2 Agosto 2010

A poco più di un'ora dalla riapertura dei mercati europei questa mattina, volevo fare il punto della situazione per capire quanto le mie previsioni siano giuste. E' ovviamente ancora troppo presto per giudicare, anche perchè i mercati statunitensi apriranno quando in Europa è già pomeriggio avanzato.
Ad ogni modo, questa è la situazione:

Come si può vedere dalle tabelle, due delle tre previsioni da me fatte, al momento si sono avverate. L'unica al momento in controtendenza è il tasso di cambio Euro/Yen, che segna un apprezzamento. Inoltre (ma questo è nella norma, visto che i mercati europei sono apert da poco!), le variazioni nei tassi di cambio sembrano ancora graduali, segno probabile che le contrattazioni non sono ancora entrate nel vivo (NB: in Inghilterra la borsa ha aperto da solo circa mezz'ora: ora sono le 9:30 del mattino, ndr).

Volevo segnalare alcuni articoli, che non conoscevo al momento in cui scrivevo, e che - secondo me - aiutano a capire meglio il senso della posizione da me espressa:
  • 30 Luglio FAZ "Der Yen zeigt sich stark": nell'articolo si dice che nonostante le notizie deludenti per quanto riguarda la congiuntura economica, i tassi di interesse estremamente bassi, le rendite sui titoli statali, e l'enorme debito pubblico accumulato, lo Yen si apprezza in maniera robusta contro il Dollaro USA, mentre riprende l'apprezzamento dopo una fase di debolezza di breve periodo (cfr. "Trotz enttäuschender Nachrichten von Seiten der Konjunktur, extrem tiefer Zinsen und Renditen und einer enormen Staatsverschuldung in Japan entwickelt sich der Wechselkurs des Yen gegen den amerikanischen Dollar sehr robust, während er sich auch gegen den Euro nach einem kurzzeitigen Schwächeanfall wieder erholt"). Sempre nell'articolo si sostiene che l'apprezzamento dello Yen è dovuto ad una fase deflazionaria che dura oramai da decenni e che fa sì che gli intermediari finanziari giapponesi trovino molto attrattivi i titoli esteri, poichè garantiscono quei ricavi che sarebbero difficilmente realizzabili in patria (cfr. "Japan befindet sich schon seit Jahrzehnten in einer deflationären Entwicklung. (...). Der Yen dagegen wertete zumindest in der ersten Phase dieser deflationären Phase - von 1990 bis 1995 um bis zu knapp 100 Prozent gegen den Dollar auf").
  • 7 Luglio 2010 FAZ "Der Yen wertet weiter auf". Nell'articolo si sostiene che il trend di apprezzamento dello yen nei confronti del Dollaro è per larga parte dovuto ad una nuova fase deflattiva che attraversa il Giappone. Ciò fa sì che gli intermediari finanziari giapponesi trovino vantaggioso acquistare titoli stranieri, i cui proventi poi confluiscano sul mercato aionario e obbligazionario nipponico, contribuendo tuttavia ad una ulteriore diminuzione delle rendite.  L'articolo si conclude dicendo che se le economie industrializzate dovessero cadere in deflazione nel tentativo di eliminare i deficit di bilancio accumulati, lo Yen potrebbe apprezzarsi ancora di più in futuro (cfr. "Sollten sich die Industriestaaten tatsächlich auf den „japanischen Weg“ begeben, sich im Rahmen der notwendigen Defizitreduktion also in eine deflationäre Phase begeben, dürfte der Yen noch weiter aufwerten. Im Moment deuten viele Indikatoren genau darauf hin".
  • 29 Giugno 2010 FAZ "Franken und Yen fungieren als Krisenwährungen": nell'articolo si sottolinea come i mercati abbiano al momento più problemi di deflazione che di inflazione, visto che i prezzi degli immobili sta calando in tutto il mondo, e ciò produce necessità di maggiori ammortamenti e perdite di bilancio. Per far fronte a queste perdite il Franco Svizzero e lo Yen giapponese fungono da riserve anti-crisi, visto che si stanno apprezzando a livello internazionale. Altre valute che dimostrano chiaramente di essere sovra-apprezzate sono al momento il Real brasiliano, la Corona ceca, il Peso cileno, il Dollaro australiano e neozelandese. Recenti  pubblicazioni della Banca dei Regolamenti Internazionali (c.d. BIS) mostrano come la bolla immobiliare non è ancora conclusa in Australia, Canada, e parti dell'Europa (cfr. "Die Märkte scheinen sich eher über deflationäre denn über inflationäre Probleme zu sorgen. Die Folgen zeigen sich in deutlicher Form auch am Devisenmarkt. Dort werten Yen und Franken massiv auf. Denn erstens haben sie wegen der tiefen Zinsen in Europa und den Vereinigten Staaten ihren Finanzierungsvorteil verloren. Zweitens führt das so genannte „Deleveraging“, also der Abbau oder die Absicherung von in Yen und Franken aufgenommenen Fremdwährungskrediten in Verbindung mit der zunehmenden Bilanzverkürzung der Schweizer Großbanken zur Aufwertung. Der Franken war vor der Krise als Refinanzierungswährung vor allem in Osteuropa sehr beliebt, der Yen sogar weltweit. (...). Brasilianischer Real, tschechische Krone, chilenischer Peso, australischer und Neuseeland-Dollar sind deutlich überbewertet. Der Jahresbericht der Bank für Internationalen Zahlungsausgleich zeigt zudem, dass sich Australien, Kanada und Teile Europas durch bisher nicht bereinigte Hauspreisblasen auszeichnen. Diese Kombination von Faktoren kann dazu führen, dass der Aufwertungsdruck auf den Schweizer Franken und den Yen noch eine Weile anhalten, während gut gelaufene Währungen zusammen mit einer Korrektur der Rohstoffpreise unter Druck kommen können"). L'articolo si conclude dicendo che la situazione potrebbe cambiare se la FED statunitense riprendesse a stampare moneta (leggi: aumento dei tassi di interesse!). Ciò porterebbe tuttavia a posticipare ancora i problemi invece che aiutare a ripulire i bilanci dagli eccessi che hanno causato la crisi (cfr. "Allerdings kann sich das Szenario ändern, sobald Zentralbanken wie die amerikanische Federal Reserve die Druckerpresse wieder anwürfe. Das würde allerdings nur für weitere Verzerrungen sorgen, statt die notwendige und überfällige Bereinigung von Ungleichgewichten und Exzessen zu fördern".
Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazion ad investire

venerdì 16 luglio 2010

Ouverture: quello che i mercati finanziari eseguiranno in futuro!


Vienna (Austria), 16 Luglio 2010

Ho selezionato alcuni articoli in cui mi sono imbattuto di recente, e che mi sembra vadano nella direzione da me segnalata in precedenti post:
  • USA_15 Luglio 2010 CNBC, "Fed Discussed Steps to Bolster Sputtering Recovery": nell'articolo si segnala un recente studio della FED, in cui si sostiene tra l'altro che nei prossimi mesi si avrà un taglio nelle previsioni di crescita dell’economia USA, un aumento dei rischi connessi alla fragilità dell’economia, e la necessità di esplorare nuove misure per fronteggiare la crisi. La FED si si dice pronta con altre opzioni, che tuttavia (!) ripropongono su vasta scala misure già intraprese, come obbligazioni date in garanzia, maggiore debito governativo, minori tassi bancari per prestiti di emergenza da parte della FED, e infine un programma per concedere credito a imprese e privati per accelerare i consumi e la spesa nel tentativo di rilanciare l'economia (cfr."They could revive programs to buy mortgage securities or government debt. They could lower the rates banks pay for emergency Fed loans. The Fed also could create a new program to spark more lending to businesses and consumers in a bid to lure them to ratchet up spending and grow the economy"). PROSPETTIVA (desumibile dall'articolo): bassi tassi di interesse, creazione di nuovo debito. 
  • Giappone_15 Luglio 2010 CNBC, "World at Risk of Folding in on Itself: Deputy Doom". Nell'articolo Arun Motianey, Direttore del Fixed Income Strategy a Roubini Global Economics sostiene che l'economia mondiale è a rischio se non sarà in grado di risolvere le minacce di inflazione e di inflessibilità dei tassi di cambio (cfr. "The global economy is at risk of folding in on itself unless policy makers face up to the threat of inflation and exchange rate inflexibility"). Motianey poi sostiene che molti paesi stanno oppnendo resistenze a variazioni nei variazioni nei tassi di cambio  (cfr."The global rebalancing mechanism through flexible exchange rates is not working as well as it should," Motianey said. (...). Many emerging markets are resisting changes in nominal exchange rates. Higher inflation is causing some correction in real terms but it is too little and may turn out to be too late," he added"). Per quanto riguarda il Giappone, questi ha rivisto al rialzo le proprie stime di crescita e ha confermato la propria volontà di mantenere bassi i tassi di interesse (cfr. "The Bank of Japan revised upwards is economic forecast but reiterated it will maintain its easy money policy"). Sempre nell'articolo si dice tuttavia che i mercati finanziari sono diventati intolleranti rispetto ad ulteriori interventi dei governi volti a stimolare l'economia. Per questo motivo, il rischio che si corre è di cadere nella deflazione (cfr. "Financial markets have become intolerant about governments acting as a source of final demand in the developed market," he said. "We are seeing this most dramatically in the European sovereign debt crisis that is now mutating into a European bank crisis. (...). "If we slide into deflation - the likely fate of the developed market - a Japan-style outcome will become inevitable" he said"). L'articolo si conclude sostenendo che la Banca Centrale del Giappone ha perso la capacità di creare inflazione e pertanto è condannata alla deflazione. Altre banche centrali potrebbero essere obbligate a prendere in considerazione l'idea di creare maggiore inflazione prima che sia troppo tardi (cfr "In Japan, the BoJ has lost the ability to create inflation and is condemned to deflation. Central banks may now need to talk about the necessity of inflation...before it is too late."). PROSPETTIVA (desumibile dall'articolo): Deflazione, bassa crescita economica, bassi tassi di interesse.
  • Cina_16 Luglio DIE WELT "China will auch in Zukunft dem Euro vertrauen". Nell'articolo si sostiene che la Cina continuerà ad investire in Euro. L'articolo ripropone alcune dichiarazioni in occasione della visita di Stato della Cancelliera Tedesca merkel, e che nè la Cina nè la germania possono sentirsi in colpa per la quota di esportazioni rispetto al commercio estero. Per questo motivo, nè la Cina nè la Germania sono intenzionate a indebitarsi ulteriormente per far crescere la quota di importazioni in maniera artificiale (cfr. "Die internationale Kritik an den Exportüberschüssen sowohl von China als auch von Deutschland wiesen Wen und Merkel gleichermaßen zurück. Wen sagte: „China und Deutschland sollte man nicht beschuldigen, sondern würdigen.“ Merkel erklärte, es handele sich um zwei Länder mit starker Realwirtschaft. „Deutschland ist stolz auf seine Wettbewerbsfähigkeit (...) Wir halten nichts davon, Importe künstlich zu befördern und uns dafür weiter zu verschulden.“ China und Deutschland stimmten darin überein, die Haushaltsdefizite nicht weiter wachsen zu lassen."). PROSPETTIVA (desumibile dall'articolo): Esportazione di deflazione, discesa dei prezzi alla produzione, bassi tassi di interesse.
  • Europa_16 Luglio Wall Street Journal "What’s Really Going On With the Euro?": nell'articolo si sostiene che mentre molti analisti sostenengono che entro l'anno l'Euro raggiungerà la parità col dollaro, ancora non riescono a spiegarsi come mai mai esso continui ad apprezzarsi considerato che l'attenzione internazionale si è spostata ultimamente verso il Dollaro e gli Stati Uniti (cfr. "Indeed, the currency bears at French bank BNP Paribas expect the euro to fall to parity with the dollar next year. By their logic, the euro has to weaken further in order to make European exports cheaper in the global marketplace and help juice the region’s recovery. And it’s important to note that despite the debt crises that threatened to roll across Europe in the first half of this year, the euro is still above its 10-year average of $1.20. In other words, it’s not even that weak to begin with. But bank analysts are starting to get nervous about the euro’s resilience given how much the market’s focus has shifted to the U.S. economy lately"). Inoltre, nell'articolo del 15 Luglio CNBC "French PM: Debt Crisis Not Because of Euro", si riporta il parere del Primo Ministro Francese Fillon, secondo cui non c'è ragione di temere l'Euro e invita investitori e imprese giapponesi di non temere l'Euro (cfr. "Fillon also implored Japanese companies and investors not to shun the euro"). PROSPETTIVA (desumibile dall'articolo): deprezzamento dell'Euro (aumento di debito e inflazione) secondo i mercati, apprezzamento dell'Euro (aumento di esportazioni e bassi tassi di interesse) secondo le dichiarazioni ufficiali.
E' chiaro che ermerge una dicotomia tra quanto le istituzioni internazionali dicono e quanto i mercati finanziari si aspettano. Amio avviso il tutto si può schematizzare come segue:
  • I governi continuano a ritenere che occorre stimolare la domanda interna attraverso i consumi: necessità di maggiore inflazione interna e conseguente deprezzamento/svalutazione della propria  moneta;
  • I governi continuano a ritenere che l'uscita dalla crisi passi attraverso le maggiori esportazioni: necessità di una deflazione interna per sostenere le esportazioni (cioè, minore costo interno del lavoro, o minore costo delle importazioni) e conseguente tendenza all'apprezzamento del tasso di cambio.
Ovviamente, si tratta di contraddizioni che non mancheranno di causare altre turbolenze sui mercati.
  • Se la  Cina investisse in un Euro destinato a deprezzarsi, incorrerebbe in una serie di deficit che costringerebbero a creare maggiore debito e inflazione interna...così facendo non potrebbe raggiungere gli obiettivi prefissatisi;
  • Se gli USA decidessero di stimolare ad ogni costo la domanda interna, creerebbero le premesse per una maggiore inflazione e conseguentemente, accelererebbero il momento in cui sarà necessario aumentare i tassi di interesse;
  • Se l'Euro continuasse ad apprezzarsi, diverrebbe molto più difficile risanare le finanze pubbliche, dato che il costo del debito in termini reali (!) diverrebbe molto maggiore!
Poichè è impensabile uscire dalla crisi ipotizzando maggiori dosi di debito (inflazione) o attraverso la diminuzione continua dei costi di produzione (esportazioni/deflazione), lo scenario di lungo periodo che - a mio avviso - si delinea all'orizzonte è:
  1. USA: ancoraggio al dollaro delle principali valute internazionali;
  2. Europa: rinegoziazione del Patto di Stabilità e Crescita/revisione dei tassi irrevocabili di conversione all'Euro; 
  3. Cina: transizione all'economia di mercato; crollo del sistema socialista.
 Matteo Olivieri
>> Le indicazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire!

giovedì 1 luglio 2010

Euro, terapia intensiva per un malato immaginario?


Cosenza (Italy), 1 Luglio 2010

Da qualche mese osservo una situazione interessante sui mercati dei cambi a termine (c.d. future) dell'Euro, sulla quale ho gi avuto modo di soffermarmi, ma mai abbastanza. Nonostante l'ondata continua di notizie poco confortanti, l'Euro segna sempre un apprezzamento rispetto al cambio a pronti (c.d. spot)!

Come spiegare una cosa simile? Mentre la maggior parte della stampa specializzata ha provato a collegare questo fatto con un'ipotetica ripresa dell'economia mondiale, o migliori aspettative sull'economia europea, da questo blog ho avanzato l'ipotesi che questa situazione abbia piuttosto un significato negativo e sia da ricollegare ad un persistente deflusso di valuta verso altri paesi, per come da me ampiamente documentato.

Questo deflusso di valuta avrebbe come risultato il fatto che l'Euro circolante all'interno dell'Eurosistema valga di più perchè divenuto un bene più raro.

In particolare, guardando alla tavola dei cambi a termine, si evidenzia da mesi la seguente situazione:
  • Per scadenze comprese tra 3 e 6 mesi, l'Euro è quotato con un apprezzamento;
  • Per scadenze comprese tra 6 e 12 mesi, l'Euro mostra una flessione, cioè un deprezzamento.
Interessante notare che di mese in mese questa "faglia" si sposti in avanti, come una sorta di media mobile che sposti continuamente in avanti il momento in cui l'Euro è destinato a deprezzarsi. Un fatto questo certamente interessante, poichè spinge a chiedersi se c'è un qualcosa di artificiale che tiene in piedi questo meccanismo!

Potrebbero esserci due ulteriori spiegazioni al riguardo:
  1. Il mercato dei future è per sua stessa natura più liquido sulle brevi scadenze che sulle lunghe. Questo vuol dire che è meno facile trovare investitori disposti a investire a termine per scadenze tra i 9 e i 12 mesi;
  2. La BCE sta agendo sui mercati del cambio Euro/Dollaro attraverso contratti di tipo pronti-contro-termine (c.d. forward), volti a mantenere stabile il valore dell'Euro. Senza questi interventi il valore dell'Euro sarebbe più basso (ovvero, più o meno al valore in corrispondenza della "faglia").
Perchè la BCE dovrebbe intervenire sui cambi forward? Una prima motivazione potrebbe essere che rendendo più caro l'Euro, la BCE potrebbe così evitare vendite di massa da parte degli investitori internazionali. Una seconda motivazione potrebbe essere, a causa del deterioramento dei crediti in bilancio, la BCE appronta linee di credito facilitato per rifornire di dollari le banche interessate (NB: in questo caso, la BCE dovrebbe temere un apprezzamento del dollaro, poichè dovrebbe poi restituire i Dollari ad un costo maggiore spot: in altre parole, per non andare in perdita, la BCE deve scommettere su un deprezzamento del Dollaro). Una terza motivazione potrebbe essere data dal fatto che non potendo agire sui tassi di interesse adeguati rispetto alle esigenze del credito, la BCE manovra i tassi di cambio per raggiungere il risultato di evitare il deflusso di capitali.

Questa situazione si riscontra anche oggi (4:54 pm, +1 GMT): il tasso a pronti [tabella di destra, ndr] è 1.2449USD, mentre il tasso di cambio a termine [tabella di sinistra, ndr] a 2 mesi è 1.246USD, salvo poi passare a 1.2259 di Marzo 2011.


Cosa vuol dire tutto ciò? A mio avviso:
  1. L'Euro è destinato ad apprezzarsi nei prossimi mesi fintanto che continueranno le operazioni pronti-contro-termine della BCE;
  2. Il tasso di cambio dell'Euro potrebbe (condizionale d'obbligo,!) essere determinato più dalle operazioni pronti-contro-termine che dal "pompaggio" di denaro "spot" a favore del sistema bancario. Se così fosse, si aprirebbero tantissimi spunti per nuove considerazioni riguardo al ruolo e all'effettiva efficacia di gran parte delle misure finanziarie e creditizie finora intraprese!
Fino a quando durerà questa situazione? A mio avviso ancora per poco. Infatti, il tasso di interesse interbancario LIBOR negli USA è oramai quasi sempre sopra lo 0.30%, ben al di sopra della fascia 0%-0.25% stabilita dalla FED. Le banche USA cioè si prestano denaro ad un tasso maggiore di quello che otterrebbero sulla liquidità depositata presso la FED! Questo potrebbe (!) voler dire che la FED sarà costretta ad innalzare il costo del denaro ben prima di quanto comunemente ritenuto...annullando di fatto i tentativi della BCE di tenere un Euro stabile?!

Matteo Olivieri

>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

venerdì 4 giugno 2010

Federal Reserve, fine della politica del "denaro facile"?


Cosenza (Italy), 4 Giugno 2010

Nel mio ultimo post sottolineavo come importanti banche d’affari ritengano probabile un aumento dei tassi di interesse europei solo alla fine dell’anno, mentre negli Stati Uniti non prima dell’inizio dell’anno prossimo.
I motivi generalmente addotti sono la crescita economica globale ancora debole, l’elevata disoccupazione e la scarsa volontà delle banche di prestarsi denaro, il che conduce a picchi di carenza di liquidità in specifici momenti dell’anno.

Di fronte a commenti così prominenti, mi sono limitato a far notare che i tassi interbancari LIBOR siano saliti nelle ultime settimane, tanto da risultare sistematicamente superiori ai Fed Fund Target Rate fissati dalla Banca Centrale USA. Per questo motivo, avanzavo l’ipotesi di un aumento dei tassi di interesse prima del previsto.
Questa interpretazione, del tutto pionieristica (!) fino a qualche giorno fa, trova oggi riscontro in commenti ufficiali apparsi sulla stampa internazionale!
  • 3 Giugno, CNBC “Increasingly Hawkish Fed Ponders Raising Rates”: nell’articolo si sostiene che banchieri centrali statunitensi siano innervositi dal fatto di tenere i tassi di interesse troppo bassi per troppo tempo, soprattutto considerati i recenti problemi legati al debito europeo. Poiché l’economia statunitense guadagna terreno e i mercati finanziari possono contare sempre più su un’economia reale forte, non ci sarebbe più bisogno di tenere tassi di interesse così bassi. Per questo motivo, Thomas Hoenig, Presidente della Fed di Kansas City, sostiene che la Banca centrale USA dovrebbe alzare i tassi da circa lo zero all’un per cento entro la fine dell’estate (cfr. “Three top Federal Reserve officials said on Thursday it may soon be time to begin raising interest rates as the economic recovery in the United States gathers momentum, despite persistently high unemployment. Thomas Hoenig, president of the Kansas City Fed, argued the U.S. central bank should raise benchmark borrowing costs from near zero to 1 percent by the end of summer”). Dello stesso avviso sia il Presidente della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart (cfr. “WRAPUP 2-Increasingly hawkish Fed ponders raising rates”), sia il Presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, il quale aggiunge che fra gli strumenti per razionare il credito non vi è solo l’innalzamento dei tassi di interesse, quanto anche la vendita di titoli in portafogli (cfr. “Fed's Fisher: Need for tightening getting closer”).
Quest’ultima osservazione è senz’altro corretta dal punto di vista teorico, ma – a mio avviso – non nelle conseguenze pratiche: infatti, una vendita di titoli produrrebbe una caduta delle quotazioni e un restringimento del credito; al contrario, un innalzamento dei tassi di interesse potrebbe essere meglio assorbito dai mercati finanziari poichè già oggi gli operatori si scambiano denaro ad un tasso più elevato di quello deciso dalla Fed.

Forse questo è il motivo per cui i principali indici internazionali sui future sono al ribasso?

NB: Interessante notare un errore su CNBC 4 Giugno “Kaminsky's Call: Position Your Portfolio for Higher Rates”, in cui si dice che nonostante sia consigliabile posizionare il proprio portafoglio in vista di maggiori tassi di interesse, i manager di fondi speculativi stanno al momento scommettendo invece contro un aumento di essi (cfr. “Fund managers are still betting against a rise in interest rates”). In realtà, proprio il fatto che i future siano in calo indica esattamente l’opposto, cioè che le aspettative di tassi di interesse futuri sono in aumento!

Matteo Olivieri
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