Disclaimer

Licenza Creative Commons
LEAF by Matteo Olivieri is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at matteoolivieri.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://matteoolivieri.blogspot.com.

Time zones

NEW YORK LONDON ROME TOKIO SYNDEY

Flags

free counters

martedì 12 ottobre 2010

"Per un nuovo insegnamento dell'Economia e dell'Etica"




Cosenza (Italy), 12 Ottobre 2010

Articolo apparso oggi sulla Gazzetta del Sud, relativo ad un mio intervento al Convegno FUCI, Università Magna Graecia di Catanzaro.

***

L'impegno dei cattolici per il Sud al centro della "Settimana sociale" Il prof. Scerbo: recuperare il concetto originario di sussidiarietà (Copyright, Gazzetta del Sud).
Gabriella Passariello



 È sul duplice impegno dei cattolici nella società civile e nella politica che ieri al campus si è dato il via ad una giornata di studio, propedeutica alla 46ª Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà dal 14 al 17 ottobre a Reggio.
L'incontro, moderato dal presidente della Fuci Catanzaro Luigi Mariano Guzzo, è stato organizzato dalla Federazione universitaria cattolici italiani in collaborazione con il Cuf (Centro universitario femminile). Lo sviluppo del Paese è legato ai concetti di conoscenza, innovazione, progresso tecnico, in un percorso che dovrebbe essere affidato ai sistemi formativi e in particolare alle università. Rispetto a queste esigenze di crescita, come è possibile dare speranza ad una terra che giorno dopo giorno rischia di sottomettersi al fatalismo e alla rassegnazione? Una domanda alla quale ha dato risposta l'economista Matteo Olivieri, dottore di ricerca in Scienze aziendali all'Unical. «Duole ammettere come il degrado cominci molto spesso proprio nelle aule universitarie, dove i giovani studenti vengono a contatto con una realtà che finisce per consumarne lentamente gli entusiasmi iniziali», con lezioni che spesso forniscono conoscenze frammentate e in cui troppe volte si insegna che sono le leggi del profitto e del potere a determinare necessariamente gli eventi. A fronte di modelli di insegnamento che postulano solo una conoscenza sensibile «esiste un'altra forma di conoscenza, quella intellegibile, che guarda alla persona come un valore sganciato da criteri utilitaristici», protagonista della storia e soggetto attivo del proprio sviluppo.


«I beni di consumo – ha sottolineato l'arcivescovo Antonio Ciliberti – creano la falsa prospettiva di un'erronea percezione di appagamento. Di fronte alle sofferenze, alla malattia, l'uomo cerca la verità che trova limiti nella ragione. È la rivelazione che potenzia la cultura e la civiltà riversando la sua ricchezza trascendente sui limiti umani».
È l'uomo in quanto tale ad essere al centro dell'indagine scientifica, un concetto espresso anche da don Pino Silvestre, vicario per la pastorale dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, quando ha definito la Settimana sociale un mettersi in ascolto nei confronti delle istanze della società contemporanea per promuovere i diritti umani, le potenzialità della persona, l'impegno per il bene comune, nella giustizia, nella carità, nella solidarietà, affrontando i grandi temi dell'emergenza famiglia e della questione meridionale. Senza dimenticare i limiti del federalismo rispetto al quale Alberto Scerbo, docente di Filosofia del Diritto all'Università Magna Græcia e presidente dell'Osservatorio giuridico della Conferenza episcopale calabra, ha riconosciuto «l'inadeguatezza dell'apparato amministrativo delle regioni meridionali, complici la struttura organizzativa dello Stato, della fiscalità e i consolidati vizi della politica e della burocrazia del Sud». Secondo Scerbo bisogna recuperare il concetto originario di sussidiarietà, intesa non nell'accezione assistenziale, ma proiettata verso l'affermazione dell'uguaglianza della dignità umana. E in questa direzione «i cattolici non possono abdicare alla politica fornendo indicazioni, suggerimenti sui temi che riguardano l'uomo». Il divario tra Nord e Sud, secondo quanto ribadito da Cesare Molè fondatore del Movimento cristiano lavoratori Calabria, può essere colmato solo se si presta attenzione alle problematiche dell'immigrazione, dell'accoglienza, se si sostiene l'artigianato, il lavoro delle donne, l'imprenditoria, la formazione, l'occupazione giovanile.

L'Italia è divisa in due, ancora una volta la colpa «è di chi – hanno dichiarato Sebastian Ciancio e Stefano Zoccali della Fuci – cavalca l'onda delle ferree leggi dell'economia, che spesso sono il risultato di inconfessabili interessi e brame di successo. Il divario permane, se non vengono considerati valori il solidarismo, la democrazia il bene comune. Solo camminando insieme, in un Nord oggi caratterizzato dalla stabilità e un Sud dalla mobilità, si possono trovare nuove strade per la ricostruzione della vita sociale e politica dell'Italia in Europa».

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui (!) contenute non costituiscono sollecitazioni ad investire.

domenica 10 ottobre 2010

Previsioni settimana valutaria 11 - 17 Ottobre 2010





Cosenza (Italy), 10 Ottobre 2010

Nuovo intervento della Banca del Giappone? A mio avviso si...
A giudicare dai disallineamenti desumibili a mercati fermi sono arrivato alla conclusione che i cambi dovrebbero muoversi in direzione di:
  • Apprezzamento del Dollaro USA sullo Yen giapponese, sulla Sterlina inglese e sul Franco Svizzero;
  • Apprezzamento dello Yen giapponese sull'Euro e sul Dollaro Australiano;
  • Apprezzamento dell'Euro sul Dollaro USA, sul Franco svizzero, sulla Sterlina inglese e sul Dollaro Australiano;
  • Apprezzamento del Franco svizzero sulla Sterlina inglese;
  • Apprezzamento del Dollaro Australiano sulla Sterlina inglese.
Tuttavia, un apprezzamento dello Yen si è dimostrato sgradito alle autorità giapponesi. Per questo motivo, se la Banca del Giappone decidesse veramente di intervenire sui cambi, queste previsioni non avrebbero più senso.
A quanto pare, infatti, i maggiori problemi per l'economia giapponese derivano al momento proprio da Euro e Dollaro Australiano, piuttosto che dagli USA.

Staremo a vedere...

AGGIORNAMENTI

13 Ottobre 2010:
Come preannunciato, la settimana valutaria si sta rivelando molto incerta, e tuttavia alcune tendenze pare si stiano oramai delineando. Ad oggi ore 11:40am (+1GMT) sono 6 le previsioni certamente indovinate, 3 quelle al momento non indovinate, 2 quelle "in forse", che meritano ulteriori osservazioni. Infatti, anche se da inizio settimana non si sono verificate, a partire da oggi (intraday) stanno mostrando segnali potenti di inversione e recupero delle perdite.
In totale, al momento circa il 66.7% delle previsioni risultano confermate, con una possibilità di arrivare oggi fino al 72.7%. Occorrerà attendere ancora fino a chiusura di settimana per avere maggiori riscontri.
Nell'infografica di seguito riporto maggiori dettagli.





14 Ottobre 2010:
La decisione della Banca Centrale di Singapore di "restringere" la politica monetaria, ha innescato un'ondata di vendite di Dollari USA (vedi CNBC 14 Ottobre "Singapore c. bank slightly tightens monetary policy" e Reuters 13 Ottobre "Dollar Tumbles, Singapore Move Triggers Selling"). Nel complesso, le previsioni continuano ad essere valide, e ad oggi si è raggiunto il livello di 7 previsioni esatte su 11 (pari a circa 63.6%). Nell'infografica di seguito sono riportati maggiori dettagli.




15 Ottobre 2010:
La settimana valutaria si conclude sostanzialmente immutata e tutte le principali valute ritornano più o meno ai loro valori di inizio settimana. Un fatto certamente molto interessante, poichè le valute hanno per la maggior parte azzerato le perdite o i guadagni registrati ad inizio settimana.
Uniche eccezioni il cambio Euro/Dollaro USA e Sterlina inglese/Dollaro Australiano, mentre anche il cambio Dollaro USA/Yen giapponese, che aveva destato preoccupazioni a inizio settimana, ha finito per rafforzarsi, per come da me previsto.
Ovviamente, proprio per il fatto che guadagni e perdite si sono abbastanza neutralizzati, non ci sono indicazioni chiare di tendenza: in ogni caso, il rapido recupero a chiusura di settimana può far intuire che il mercato si è ripreso ciò che le banche centrali avevano cercato di manipolare.
Di seguito l'infografica completa:


Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

Scommesse sul Nobel per l'Economia 2010



Cosenza (Italy), 10 Ottobre 2010

Domani, lunedi 11 Ottobre è attesa la nomina del Premio Nobel per l’Economia 2010. Un premio che mai come quest’anno attira molta attenzione e curiosità, soprattutto a causa della corrente situazione dell’economia mondiale?
Verrà premiato qualcuno che è stato in grado di anticipare correttamente la crisi che incombeva (Nouriel Roubini, New York University), chi ne ha spiegato l’evoluzione (Robert Shiller, Yale) oppure chi da anni studia i problemi di macroeconomia e integrazione dei mercati?
Nel blog del Prof. Greg Mankiw, conosciutissimo economista della Harvard University, non ci sono dubbi: il favorito è Jagdish Bhagwati, della Columbia University, che con i suoi studi ha apportato nuova luce ai vantaggi di un libero mercato contro i protezionismi. Questa scelta sarebbe quanto mai attuale considerata l’incombenza di “guerre valutarie” e di chiusura dei mercati tramite controlli sui flussi di capitali.

Per una rassegna dei principali contributi del Prof. Jagdish Bhagwati alla teoria economica segnalo, rimango al seguente articolo del 2006: Key Scientific Contributions of Professor Bhagwati.
Da parte mia ho un nominativo alternativo da proporre: Kenneth Rogoff, di Harvard.
Il Prof. Rogoff, che ha asceso fin da giovanissimo tutto il cursus honorum dell’economia statunitense ed internazionale, è un esperto di temi di macroeconomia, banca centrale, tassi di cambio, parità del potere d’acquisto, squilibri globali, problema del debito e ripercussioni sulla finanza internazionale.
Particolarmente rilevanti le ricerche condotte dal Prof. Rogoff sulle principali contraddizioni della moderna macroeconomia.
Domani da Stoccolma avremo la risposta definitiva....
AGGIORNAMENTI: 12 Ottobre 2010
Ecco come il Premio Nobel 2009 Paul Krugman motiva il Premio di quest'anno attribuito agli economisti Diamond, Mortensen e Pissarides. Articolo tratto da IlSole24Ore "Un Nobel a tre piazze per ritrovare il lavoro":

"Il premio Nobel di quest'anno a Diamond, Mortensen e Pissarides è stato conferito per il loro lavoro sui modelli di ricerca della disoccupazione. Di che cosa si tratta? Perché è importante? Vi svelerò un segreto: questo è un ambito che non conosco così bene come dovrei, ma credo di saperne abbastanza da potervene dare qualche accenno.Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.
Allora, la ricerca dei tre economisti ha come presupposto il fatto che molti mercati - e più di altri il mercato del lavoro - non rientrano nel classico paradigma della domanda e dell'offerta, nel quale i prezzi salgono o cadono così rapidamente da garantire che chiunque voglia vendere trovi qualcuno intenzionato a comperare e viceversa. Al contrario, il mercato del lavoro - come anche quello dell'immobiliare - è un mercato nel quale venditori eterogenei si trovano davanti compratori eterogenei, e occorrono tempo e impegno prima di trovare l'abbinamento più conveniente. Ecco perché il tasso di disoccupazione non è a zero quando si raggiunge l'obiettivo della "piena occupazione". Ecco perché la disoccupazione strutturale è un problema.
Il Nobel di quest'anno è stato assegnato a studiosi che hanno approfondito e compreso le implicazioni di questa analisi, sia a fini empirici, sia a fini politici. Per quanto riguarda le preoccupazioni di questo periodo specifico, quasi certamente il lavoro più interessante è quello di Blanchard e Diamond sulla Curva di Beveridge, che illustra graficamente il rapporto che si crea tra posti di lavoro disponibili e disoccupazione.
Qual è la conclusione della loro ricerca? Da essa emerge che la disoccupazione strutturale è un problema concreto e che il volume della medesima evolve nel tempo. Si evince anche, tuttavia, che i cambiamenti a breve termine in materia di disoccupazione sono sempre più l'esito degli shock d'insieme alla domanda: di fatto, dei cicli economici keynesiani.
Il dibattito in corso di questi tempi verte proprio sul fatto di capire se siamo alle prese con un aumento nella disoccupazione ciclica o strutturale.
Quindi vale sicuramente la pena osservare che siamo in grado di operare questa distinzione: l'economia, in ogni caso, è soggetta a due tipi di shock, aventi effetti alquanto diversi. Le alterazioni nel livello di attività aggregata fanno sì che il tasso col quale si creano i posti di lavoro e il tasso col quale si cancellano vadano in direzioni opposte, mentre i cambiamenti nell'intensità del processo di riallocazione provocano un loro movimento in parallelo.
Che cosa vediamo? Secondo alcuni dati recenti, provenienti dalla Fed di Cleveland, sempre più di frequente abbiamo assistito a un calo simultaneo dei posti di lavoro disponibili e a un aumento della disoccupazione, il che ci fa comprendere che vi è stato uno shock della domanda aggregata. Si tratta di una tendenza che preoccupava molte persone, me incluso. Avremmo però dovuto leggere la ricerca di Blanchard e Diamond in modo più approfondito: i due, infatti, ci spiegano con grande accuratezza perché i cicli economici tendano a produrre spirali antiorarie nel rapporto tra posti di lavoro disponibili e disoccupazione. Pertanto ciò è proprio quanto avremmo dovuto aspettarci.
Si tratta di una ricerca veramente di grande interesse. A proposito: per quanti si occupano di modelli economici, il lavoro di Peter Diamond è assolutamente eccezionale nella sua eleganza. Nessuno sa analizzare le complessità con grazia equiparabile alla sua.
Oggi è un giorno di festa per la teoria economica".
(Traduzione di Anna Bissanti)

giovedì 7 ottobre 2010

A che serve uno scoop se manca il rispetto umano?



Cosenza (Italy), 7 Ottobre 2010

[Ringrazio il blog "Rischio Calcolato" per la pubblicazione di questo post sul sito web http://rischio-calcolato.blogspot.com/2010/10/guest-post-leaf-che-serve-uno-scoop-se.html]



Faccio per la prima volta un'eccezione, parlando su questo blog non di economia, ma delle sensazioni da me provate mentre in televisione si consumava un dramma fuori da ogni regola di civiltà.

Ieri sera i telespettatori italiani hanno assistito in televisione ad una scena senza precedenti: durante la trasmissione "Chi l'ha visto", la mamma della piccola Sarah Scazzi riceve in diretta televisiva la notizia del ritrovamento del corpo della propria figlia, di cui si era persa ogni traccia lo scorso 26 Agosto.

Davanti ad una mamma impietrita dal dolore, la conduttrice del programma continuava a riversare ondate di notizie ufficiose e di comunicati non verificati, mentre gli spettatori e i familiari di Sarah assistevano impotenti ad un meccanismo che uscito da ogni norma, finiva per trascinare con sé - come un fiume in piena - tutto ciò che si incontrava lungo il proprio cammino.

Per il puro desiderio di essere i primi a dare la notizia, la trasmissione è continuata oltre l'orario stabilito, mentre la giornalista cercava in tutti i modi di coinvolgere la mamma di Sarah, il suo avvocato e quanti erano in diretta televisiva, per strappare loro ulteriori notizie o commenti.



Nessuna deontologia professionale, nessun rispetto umano: nessuna distinzione tra ciò che è bene è ciò che è male, tra ciò che è opportuno dire e ciò che non lo è. A che vale uno scoop televisivo, se non c'è rispetto umano per il dramma che si sta consumando?

Eppure, altre trasmissioni di approfondimento giornalistico erano in programma nella stessa serata, per cui la cosa più logica da fare sarebbe stata interrompere la puntata, sia per il rispetto della famiglia Scazzi, sia per dare tempo di verificare le notizie giornalistiche.

Peccato, così facendo si è persa l'autorevolezza che questo programma televisivo del servizio pubblico si era costruito nel corso di tanti anni, ma anche il rispetto umano per chi ha dimostrato soltanto di speculare sulle disgrazie altrui....addio piccola Sarah: vittima innocente di chi ti fidavi ciecamente.

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

domenica 3 ottobre 2010

Previsioni settimana valutaria 4-10 Ottobre 2010


Cosenza (Italy), 3 Ottobre 2010

Davanti a noi ancora un'altra settimana movimentata, con molto nervosismo e segnali confusi dai mercati in cerca di una chiara direzione di investimento, mentre incombono sempre possibili nuovi interventi sia della Banca del Giappone che della Federal Reserve USA.
Se i mercati verranno lasciati liberi di agire, ecco quello che si dovrebbe osservare durante la settimana:
  • Apprezzamento del Dollaro USA nei confronti dell'Euro in Gran Bretagna, Australia (segnali contrastanti invece in Svizzera e Giappone);
  • Apprezzamento del Dollaro USA nei confronti dello Yen giapponese in Europa;
  • Deprezzamento dell'Euro nei confronti dello Yen in Australia (segnali contrastanti invece in USA);
  • Apprezzamento dell'Euro nei confronti del Dollaro Australiano in Giappone  (segnali contrastanti invece in USA; deprezzamento in Gran Bretagna);
  • Apprezzamento dello Yen giapponese nei confronti del Dollaro Australiano in Europa;
  • Apprezzamento del Dollaro USA nei confronti del Dollaro Australiano in Europa.
Se le previsioni si confermeranno vere, probabilmente non ci saranno altri interventi della Banca del Giappone in settimana. Infatti, lo Yen sembra destinato a deprezzarsi spontaneamente nei confronti di Euro e Dollaro USA, dopo i massimi raggiunti nelle ultime settimane di Settembre. Interessante notare che lo Yen sembra essere ora disallineato rispetto al Dollaro Australiano, per cui forse sarebbe possibile ipotizzare un nuovo intervento in settimana della Banca del Giappone solo se le dimensioni degli scambi tra Yen e Dollaro australiano risultassero particolarmente rilevanti.
Se tuttavia l'apprezzamento del Dollaro USA è causa - come sembra - di uscite finanziarie dagli Stati Uniti, a questo punto potrebbe forse dirsi più probabile un nuovo intervento FED di quantitative easing (vedi nota 1).

AGGIORNAMENTI:

Lunedi 4 Ottobre 2010:
Primo importante risultato della giornata è l'apprezzamento del Dollaro USA sull'Euro. Ancora venerdi le agenzia di stampa davano l'Euro ai massimi da Marzo, mentre dal sito LEAF segnalavo un probabile deprezzamento (vedi nota 2).

Al momento 5 delle 6 previsioni da me fatte si stanno avverando (pari a 83.3%) ; unica anomalia il cambio Dollaro USA/Yen giapponese, che pur aveva fatto registrare un improvviso apprezzamento a inizio mattinata (vedi nota 3).

Martedi 5 Ottobre 2010:
Nella notte due importanti eventi: la Banca del Giappone ha - a sorpresa - deciso nuove misure di acquisto di titoli obbligazionari, immettendo sul mercato circa 60 miliardi di Dollari USA (vedi nota 4), e la decisione della Reserve Bank of Australia di lasciare invariato il costo del denaro (vedi nota 5). In particolare, anche questa seconda decisione è stata definita una "sorpresa", anche se da questo blog avevo più volte affermato che ogni ulteriore aumento dei tassi di interessi australiani avrebbe aggravato la sua situazione di maggiori flussi di capitali.
Al momento 5 delle 6 mie previsioni sono verificate (pari a 83.3%): a differenza di ieri, l'unica anomalia è il cambio Euro/Dollaro USA, anche se ciò ha un senso: infatti, una diminuzione dei tassi di interesse giapponesi causa un maggior deflusso di capitali dal Giappone soprattutto vero l'Europa, aggravando nel complesso - a mio avviso - la deflazione interna attraverso il tentativo di investire all'estero, e spostando di fatto nel tempo il problema di come impiegare adeguatamente la liquidità in eccesso.
La decisione della Banca del Giappone accresce la tendenza al (temporaneo) deprezzamento dello Yen già in corso sui mercati, e potrebbe essere interpretato forse come il tentativo di prendere del vantaggio ulteriore sulle altre valute.
Un ulteriore elemento di analisi emerge dall'articolo Bloomberg del 5 Ottobre (vedi nota 6), in cui si afferma che così facendo la Banca del Giappone sta "gonfiando" il proprio bilancio. Questo suggerisce sia che i profitti medi delle aziende giapponesi stanno diminuendo, sia che il valore degli attivi patrimoniali giapponesi (inclusa la Banca del Giappone) stanno diminuendo, con effetti a catena del tipo restrizione del credito (vedi nota 7).

Mercoledi 6 Ottobre 2010: 
Chissà se il terremoto di oggi sui merati valutari sia addebitabile più al recente intervento di lunedi della Banca del Giappone di intervenire acquistando obbligazioni governative e di aziende giapponesi, oppure le dichiarazioni fatte al Financial Times dal Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, secondo il quale il Mondo sarebbe sull'orlo di una nuova versione di "svalutazioni competitive" (come quelle che si verificarono in Europa nel periodo precedente la Prima Guerra Mondiale, ndr) (vedi nota 8). Un uso politico delle valute metterebbe a rischio - sostiene Straus-Kahn - la domanda globale, nonchè la stabilità dell'economia mondiale nel lungo periodo.
Anche molto critico il commento del Premio nobel per l'Economia Joseph Stiglitz, secondo il quale sono proprio la FED e la BCE i principali responsabili di questa situazione, poichè con la loro politica monetaria estremamente "accomodante", stanno portando il Mondo verso il caos (vedi nota 9).
Inutile dire che nei miei post su questo blog ho più volte messo in risalto questo pericolo, che adesso viene chiaramente espresso anche da fonti istituzionali, che indicano tuttavia come soluzione un apprezzamento della valuta cinese (vedi nota 10).
Non si deve infatti dimenticare che un apprezzamento della valuta cinese significherebbe vincolare la Cina ad una situazione deflazionaria, con conseguente diminuzione dei costi di produzione, e ulteriore accelerazione delle esportazioni.
In ogni caso emerge una grave falla nella diplomazia economica internazionale, che non risulta in grado di trovare un accordo su come agire. Ancora una volta la Storia ci mostra come nel momento della difficoltà, emergono i nazionalismi (vedi nota 11).
Dopo le vicende di oggi, solo 2 previsioni su 6 riultano confermate (pari al 33.3%), ovvero Euro/Dollaro Australiano e Dollaro Australiano/Yen giapponese.

Giovedi 7 Ottobre 2010: 
A giudicare dall'andamento dei tassi di cambio delle ultime 48 ore, ci sarebbe da dire che l'intervento di lunedi della Banca del Giappone ha ottenuto i risultati opposti a quelli sperati: ulteriore apprezzamento dello Yen sia nei confronti del Dollaro USA che dell'Euro, invece che un suo deprezzamento.
Al momento solo 2 delle 6 previsioni da me fatte si stanno averando (pari a 33.35): tuttavia, la tendenza in atto nelle ultime 48 ore sembra essere oramai per gran parte riassorbita e i mercati potrebbero ritornare presto al corso normale.
Alcune notizie di stampa sembrano confermare queste indicazioni:
Venerdi 8 Ottobre 2010: 
La giornata di oggi è ancora dominata dal tema "guerra valutaria", ma mi pare che le carte in tavola stiano lentamente cambiando. Le dichiarazioni rassicuranti dei giorni scorsi stanno lasciando il posto a visioni più realistiche del problema, e riportano alla ribalta la fondatezza delle considerazioni da me fatte tempo addietro sulla base del cosidetto "impossible trinity": i mercati si stanno lentamente chiudendo e innalzando nuovi controlli sui movimenti di capitale. Alla lunga però le Banche Centrali perderanno l'indipendenza della politica monetaria.
Ecco alcune conferme tratte dalla stampa internazionale:
  • Comdirect 7 Ottobre "Brasilien stemmt sich gegen Real-Aufwertung" (vedi nota 13): il Governo del Brasile ammette ora che sta pensando ad un aumento dell'imposta per afflussi di capitali esteri in titoli a reddito fisso, in modo da frenare il continuo apprezzamento del Real brasiliano nei confronti del Dollaro USA;
  • Comdirect 8 Ottobre "IfW-Präsident Snower warnt Wirtschaftsmächte vor Währungskrieg": il Presidente del prestigioso Kiel Institute for the World Economy (Germania) avverte che la strategia di guerra valutaria a livello globale è destinata al fallimento nel lungo termine, per i costi economici ed i disaccordi politici che questa creerebbe. "Il pericolo rappresentato da questa guerra valutaria per l'economia mondiale è grande, perchè potrebbe aumentare la pressione per il protezionismo" ha aggiunt il Prof. Snower;
  • The Wall Street Journal 7 Ottobre "Two Fed Officials Speak Out Against Stimulative Action": due membri della FED, il Presidente FED di Kansas City Thomas Hoenig (membro votante) e il Presidente FED di Dallas Richard Fisher (membro non votante) si sono detti contrari a nuovi acquisti di titoli da parte della Banca Centrale USA poichè il mercato è già intasato di liquidità e ulteriori mezzi finanziari non servirebbero a mettere in moto il processo di investimenti (vedi nota 14). Ogni ulteriore azione di quantitative easing porterebbe la FED su livelli senza precedenti di intervento nel processo politico e legislativo, ben oltre il tradizionale mandato di stabilità monetaria, ha aggiunto il Presidente Fisher.
Nel frattempo la Banca del Giappone si dice ancora pronta ad intervenire se le circostanze lo richiedessero, anche se gli interventi dal 15 Settembre ad oggi non sono riusciti ad invertire la tendenza all'apprezzamento dello Yen (vedi nota 15).

Guardando alla settimana nel suo complesso si notano alcune interessanti tendenze: i cambi Euro/Dollaro/USA, Sterlina inglese/Dollaro USA, Dollaro Neozelandese/Dollaro USA e Dollaro Australiano/Dollaro USA, che fino a metà settimana mostravano andamenti poco correlati tra di loro, mentre a partire da mercoledì (cioè a seguito dell'intervento sui mercati della Banca del Giappone) hanno cominciato a muoversi praticamente all'unisono.
Ciò si può ben cogliere dai seguenti grafici (il primo riferito ai movimenti dell'intera settimana, il secondo ai movimenti della sola giornata di oggi; dati ore 6pm, +1GMT).
E' forse un segno che è cominciata una "crociata anglosassone" contro le economie asiatiche?



L'intervento della Banca del Giappone ha mandato un pò in fumo le previsioni da me fatte, che fino allo scorso mercoledi si avveravano per l'83.3%. A conclusione di settimana la percentuale è tuttavia crollata, attestandosi alla fine ad un magro 16.6%. Maggiori dettagli nell'infografica qui in basso.



A tal proposito voglio citare solo l'articolo della Reuters del 7 Ottobre "Analysis: Investors caught in currency war crossfire", in cui si paragonano gli investitori che cercano di difendere i propri portafogli a soldati armati solo di coltelli in una guerra che si svolge a colpi di bazooka...a buon intenditor, poche parole!

NOTE:
1) Bloomberg 2 Ottobre "Fed Debates Easing Tools as Dudley Says Further Steps Warranted" sembra possibilista su nuovi acquisti di bond da parte della FED, volti a immettere liquidità sui mercati. "[...] New York Fed president William Dudley said yesterday. His comments, following Chairman Ben S. Bernanke’s statement on Sept. 30 that the Fed has a duty to aid the economy, indicate that the outlook has weakened enough for action, said former Fed Governor Laurence Meyer. Dudley, vice chairman of the Fed’s policy-setting Open Market Committee, said additional securities purchases can have a “significant” effect on the economy. [...] Dudley said that $500 billion of purchases, for example, would add as much stimulus as reducing the Fed’s benchmark rate 0.5 percentage point to 0.75 percentage point, depending on how long investors expect the Fed to hold the assets. Officials can’t lower the rate further because it’s already close to zero".
2) Comdirect 1 Ottobre "Devisen: Euro klettert auf höchsten Stand seit März": "NEW YORK (dpa-AFX) Der Euro ist am Freitagabend mit 1,3780 US-Dollar auf den höchsten Stand seit Mitte März geklettert. [...]. 'Es handelt sich vor allem um eine Schwäche des US-Dollar', sagte Andreas Ertl, Devisenexperte vom Bankhaus M.M. Warburg & Co. Die erwarteten weiteren Maßnahmen der US-Notenbank zur Stützung der US-Konjunktur hätten den Dollar erneut belastet. Aussagen des Chefs der regionalen US-Notenbank, William Dudley von New York hätten diese Erwartungen am Markt verstärkt. Die derzeitig hohe Arbeitslosigkeit und die niedrige Inflation in den USA seien 'absolut inakzeptabel', sagte Dudley".
3) Reuters 4 Ottobre "Dollar Edges Up as Bets on Weakness Look Crowded": "Given these risks, analysts said investors were likely to trim some of their short dollar positions even though many in the market expect the prospect of more U.S. quantitative easing will continue to hurt the currency. "The market has a substantial short dollar position and when you're going into a big data week, you wonder whether the positioning risk is worth it at this juncture," said Paul Mackel, director of currency strategy at HSBC".
4) Reuters 5 Ottobre "Bank of Japan Reverts to Zero Rates in Surprise Move": "The Bank of Japan on Tuesday effectively reverted to zero interest rates on growing signs the strong yen is hurting a fragile economy, surprising markets and preceding the Federal Reserve in stepping up its expansionary monetary policy. The central bank also decided to set up, as a temporary measure, a 5 trillion yen ($60 billion) fund to buy assets ranging from government bonds and short-term government securities to commercial paper and corporate bonds, and will also accept another 30 trillion yen of those assets as collateral under a loan scheme. The BOJ said it would guide the overnight call rate at a range of zero to 0.1 percent, against the previous target of 0.1 percent. It also pledged to keep rates effectively at zero until prices were seen stabilizing".
5) Reuters 5 Ottobre "Australia Surprises by Keeping Rates Steady at 4.5%": "Australia's central bank kept its key cash rate steady at 4.5 percent on Tuesday, a surprise to many given policy makers recently warned that rates would have to rise to head off inflationary pressures. [...]. Speculation was intense the Reserve Bank of Australia (RBA) will lift its cash rate 25 basis points to 4.75 percent in a pre-emptive strike against inflation. The view was reinforced by the latest retail sales figures, which rose for a sixth straight month in August, while the country boasted another hefty trade surplus and job ads hit a 20-month high".
6) Bloomberg 5 Ottobre "BOJ Pledges Near-Zero Rate Policy, Boosts Asset Buys (Update3)":
"The bank cut the overnight call rate target to a range of 0 percent to 0.1 percent, the lowest level since 2006, from 0.1 percent, it said in a statement in Tokyo. Policy makers will set up a 5 trillion yen ($60 billion) fund to buy government bonds and other assets, inflating the balance sheet at a time when U.S. and U.K. central bankers are contemplating similar moves".
7) Bloomberg 5 Ottobre "BOJ Independence Challenged as Deflation Continues (Update3)": "Shirakawa’s intransigence has incurred the ire of politicians pressing the bank to boost efforts to end deflation, which erodes corporate profits, makes debt harder to pay back, and enhances the yen’s lure by lifting its purchasing power. The GDP deflator, a gauge of prices across the economy, has fallen 14 percent since 1997, according to data compiled by Bloomberg".
8) Comdirect 6 Ottobre "IWF-Chef warnt vor Abwertungswettlauf": "Der Chef des Internationalen Währungsfonds (IWF) hat vor einem weltweiten Abwertungswettlauf an den Devisenmärkten gewarnt. 'Es beginnt sich die Ansicht zu verbreiten, dass Währungen als politische Waffe eingesetzt werden können', sagte Dominique Strauss-Kahn der 'Financial Times' (FT, Mittwochausgabe). Ein solches Vorgehen würde eine ernste Bedrohung für die globale Konjunkturerholung darstellen, warnte der IWF-Chef. Auch langfristig seien die Folgen negativ und könnten großen Schaden anrichten".
9) DIE WELT 6 Ottobre "Top-Ökonom – Notenbanken stürzen Welt ins Chaos": "Der Ökonom und Wirtschaft-Nobelpreisträger Joseph Stiglitz hat der der Europäischen Zentralbank und der US-Notenbank vorgeworfen, die Welt mit ihrer extrem lockeren Geldpolitik ins Chaos zu stürzen. Eine „Liquiditätsflut“ von EZB und Fed destabilisiere die globalen Devisenmärkte, sagte Stiglitz am Rande einer Konferenz an der Columbia-Universität in New York. „Die Ironie ist, dass die Fed für all diese Liquidität in der Hoffnung sorgt, dass sie die US-Wirtschaft beleben wird.“ Doch sie tue nichts dergleichen, sondern sorge für Chaos im Rest der Welt. „Es ist eine sehr seltsame Politik, die sie verfolgen“, fügte Stiglitz hinzu".
10) CNBC 6 Ottobre "Currency War? Why Countries Are Rushing to Devalue": "The global race to the bottom in currencies may be less a war than it is an inevitable reaction to the growth of developing countries and the need for export-driven economies to stay competitive. That's the view of experts who, while not wholly subscribing to the idea of a currency war, believe weakness in the US dollar, Chinese yuan and other major global currencies represents what could be the early days of a trade battle triggered by the strength of emerging markets. While countries have different reasons for devaluing their currencies, one of the common threads is a desire to keep up with the cost of goods from other export-driven nations in the global marketplace. This battle goes well beyond trade, however. A weaker dollar has pushed up commodity prices worldwide, with gold and other precious metals hitting record highs. Stocks and bonds also have been vulnerable to fluctuations in foreign-exchange markets".
11) CNBC 6 Ottobre "Markets must be allowed to drive currencies: Geithner": "Failure by global institutions to make a coordinated push to persuade countries such as China to let their currencies' value rise would endanger the global economy, U.S. Treasury Secretary Timothy Geithner said on Wednesday. [...]. "This is a problem because when large economies with undervalued exchange rates act to keep the currency from appreciating, that encourages other countries to do the same," he said at the Brookings Institution, a Washington think tank. [...]. "As America saves more, countries overly reliant on exports to us for their own growth will need to change their policies, or else global growth will slow and all of us will be worse off," he warned. "Countries that chronically run large surpluses need to undertake policies that will boost their domestic demand," he added. China has run persistently big surpluses on its U.S. trade for years, prompting angry U.S. lawmakers to pass a legislative proposal threatening tariffs against its imports unless the yuan's value is allowed to rise. Geithner sounded a note of frustration that so many countries were apparently willing to use currencies as a policy tool. "The main problem today is you have a set of emerging economies that both remain undervalued and are leaning heavily against appreciation," he said. "That's not a viable strategy for them, it's not a sustainable strategy for their trading partners, for the countries they compete with, and it's not good for the system as a whole." [...]. Geithner said that the problem of undervalued currencies was "inherently a multilateral problem" that would take a cooperative effort to solve in the form of an effective multilateral mechanism to push countries with big current account surpluses to abandon export-oriented policies. He suggested the IMF needed to be more forceful in surveillance of global currency practices and to push for "a cooperative rebalancing of policy" that would help sustain growth".
12) CNBC 7 Ottobre "Easing to Help? 'Don't Fool Ourselves': IMF Chief Economist": "Good quantitative easing or credit easing will give us a few basis points… that's nothing to ignore but it is not going to allow the advanced economies to grow much faster," he cautioned. Instead, what needs to be done is fiscal consolidation in advanced countries and external rebalancing — where net exports need to rise in the developed nations while the rest of the world reduce their trade surplus. [...]. What has to happen in general is a fairly wide appreciation of emerging market currencies, not to the same extend in all countries but in a number of countries. That is not happening on the scale at the speed at which we need it to have it happen," lamented Blanchard.".
13) Comdirect 7 Ottobre "Brasilien stemmt sich gegen Real-Aufwertung": "Brasilien stemmt sich gegen Real-Aufwertung. BRASÍLIA (dpa-AFX) - Brasilien stemmt sich mit aller Macht gegen die Aufwertung der Landeswährung Real zum US-Dollar. Dazu zählt eine seit Anfang der Woche geltende Anhebung des Steuersatzes für ausländische Kapitalzuflüsse in festverzinsliche Anleihen. Allerdings blieb der gewünschte Effekt zunächst aus. Der Dollar sank weiter und erreichte sogar ein Zwei-Jahrestief von 1,67 Reais. Seit Ende 2008 hat der Real damit zur US-Währung fast 50 Prozent an Wert gewonnen. Das Finanzministerium erwägt nun auf dem Geldmarkt den Ankauf von mehr als zehn Milliarden US-Dollar. Mantega will zur Jahrestagung des Internationalen Währungsfonds (IWF) am Wochenende Vorschläge machen, wie die anhaltende Dollar-Abwertung gebremst werden kann. Brasiliens Finanzminister Guido Mantega, der kürzlich vor einem 'Währungskrieg' gewarnt hatte, dämpfte zu hohe Erwartungen. 'Es gibt Medikamente, die nicht gleich am nächsten Tag wirken. Manchmal beginnt man damit, Antibiotika zu nehmen, und es braucht dann eine Woche, bis Resultate eintreten.' Die Anhebung des Steuersatzes werde aber den kurzfristigen Kapitalzufluss verringern und Brasilien helfen, den Druck auf den Dollar zu vermindern. Im Kampf gegen einen weitere Verfall des US-Währung machte Brasiliens Nationaler Währungsrat (CMN) zudem bei einer außerordentlichen Sitzung den Weg frei für einen Ankauf von 10,7 Milliarden Dollar. Mit dem Geld sollen Auslandsschulden Brasiliens vorzeitig getilgt werden./hr/DP/bgf".
14) The Wall Street Journal 7 Ottobre "Two Fed Officials Speak Out Against Stimulative Action": "Mr. Fisher said more asset purchases, known as quantitative easing, are unwarranted because the U.S. economy is already flooded with liquidity. He said persistently high levels of unemployment and a lack of investment by businesses are largely the fault of "the fiscal incontinence of Congress and regulatory and rule-making excesses," rather than inadequate monetary policies. He maintained that uncertainty about rising federal taxes and the cost of complying with new government mandates are keeping businesses from spending and hiring additional workers. [...] In his speech, Mr. Hoenig sounded other notes of worry. He said talk of the Fed raising its inflation target "just horrifies me," in part because it raises the idea the Fed can fine-tune interests rates in a way that it actually can't. Meanwhile, Mr. Fisher said the further expansion of the central bank's balance sheet would move the Fed into an unprecedented role of intervening in the political and legislative process. "It implies that central banks should carry the load for stymied fiscal authorities—or worse, give in to them—rather than stick within their traditional monetary mandates and let legislative authorities deal with the fiscal mess they have created," he said in his speech".
15) Reuters 8 Ottobre "Japan Says to Continue Forex Intervention if Necessary": "Japan indicated on Friday that it would continue to intervene in foreign exchange markets when deemed necessary, on the eve of a Group of Seven meeting where tensions over competitive currency devaluation will be at the top of the agenda. Finance Minister Yoshihiko Noda also said that the intervention Japan conducted last month, its first in more than six years, was intended to stop excessive moves and was not a signal that Japan is prepared to conduct large-scale intervention to guide the yen to a specific level. [...]. Japan intervened on Sept. 15 by selling its currency for the first time in more than six years to stem its gains. The intervention did not reverse the trend of yen strength due on speculation the Federal Reserve will ease monetary policy further.".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

sabato 2 ottobre 2010

Riforma del Patto di Stabilità e Crescita Europeo


Cosenza (Italy), 2 Ottobre 2010

Non posso che accogliere con grande entusiasmo l'annuncio ufficiale della Commissione Europea di cominciare il giro di consultazioni per la riscrittura del Patto di Stabilità e Crescita.
Un percorso che sarà certamente lungo e reso difficile da interessi a volte contrapposti dei diversi paesi dell'Unione Europea, ma nondimeno necessario e urgente.
Già nel 2005 segnalavo che il Patto di Stabilità e Crescita era viziato da almeno tre elementi.

L'articolo, certamente pionieristico, si muoveva all'interno di una letteratura in materia già esistente. Tuttavia, l'Euroforia che all'epoca vigeva soprattutto negli ambienti tedeschi, non ha consentito - a  mio avviso - una discussione approfondita dell'argomento. Ecco di seguito il link al mio articolo:

"The Bug in the European Monetary Architecture: Can a Collapse Still Be Avoided?" (05/2005, IfW Kiel - Germania)

Il tema degli squilibri intra-EU sta finalmente diventando argomento di dibattito. Ecco un articolo apparso su DIE WELT dell'1 Ottobre "EU fordert Deutschland zum Schulden-Abbau auf", in cui si sostiene che la Germania dovrà ridurre consistentemente il proprio debto, perchè altrimenti gli altri Paesi EU si vedranno costretti ad indebitarsi in misura ancora maggiore.
Per una rassegna dei contrasti nella diplomazia europea, rinvio invece all'articolo de IlSole24Ore del 29/9 "Riforma a tappe per il patto Ue".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

domenica 26 settembre 2010

Settimana valutaria 27 Settembre - 3 Ottobre 2010: occhi puntati sulla Banca del Giappone


Cosenza (Italy), 26 Settembre 2010

Se non fosse che le nuove dichiarazioni di oggi del Governatore della Banca Centrale giapponese Masaaki Shirakawa creano scompiglio tra gli investitori e lasciano temere nuovi massicci interventi sui mercati valutari, le previsioni per la nuova settimana sarebbero abbastanza semplici.
Il Governatore ha infatti affermato che il Giappone guarda con grande attenzione agli effetti che l'apprezzamento dello Yen ha sull'economia, ed è pronto a nuovi azioni "appropriate", se necessario (leggi nota 1).
A mercati fermi ho avuto modo di verificare diverse possibilità di arbitraggi, che mi spingono a fare le seguenti previsioni:
  • Apprezzamento dell'Euro sul Dollaro USA;
  • Apprezzamento del Dollaro USA sullo Yen giapponese;
  • Apprezzamento della Sterlina inglese sul Dollaro USA;
  • Apprezzamento dell'Euro sullo Yen giapponese, sul Franco Svizzero, sul Dollaro Australiano e sulla Sterlina inglese;
  • Apprezzamento dello Yen giapponese sul Dollaro Australiano.

Interessante notare che lo Yen al momento sembra apprezzarsi più sui mercati asiatici e in Australia, che non in Occidente. La valuta preferita per gli arbitraggi sembra essere il Dollaro australiano.
Questo potrebbe voler dire che sta riprendendo di intensità il flusso di Euro e di Dollari diretti in Australia, che a loro volta viene prontamente investito in Yen.
Ma se questo processo si dimostrasse effettivamente vero, non converrebbe forse alle autorità giapponesi intervenire sul Dollaro australiano invece che su Euro e Dollaro USA?
Lo stesso Governatore Shirakawa ha poi aggiunto che la Banca del Giappone non "monetizzerà il debito", ovvero non acquisterà più bond di quanto è la moneta in circolazione. Ciò sia al fine di non dare l'impressione al mercato che esiste un pericoloso intreccio tra Governo giapponese e Banca Centrale, cosa che minerebbe la credibilità di quest'ultima, e per impedire che il Paese - che al momento si trova in deflazione - diventi invece preda dell'inflazione (leggi nota 2).

Staremo a vedere cosa ci riserverà la nuova settimana...

Aggiornamenti

27 Settembre: L'articolo CNBC "Aussie dlr at 2-yr high; fanned by stocks/rate view" conferma esattamente la mia interpretazione dei fatti. Il mercato è in cerca di alti rendimenti e di posti fuori degli USA dove poter investire (cfr. "Money is looking for places to flow into outside the U.S. dollar"). Le principali banche australiane stanno consigliando di acquistare Dollari australiani, nella convinzione che possa raggiungere la parità col Dollaro USA.
Sul fronte dell'Euro, dopo un avvio al ribasso a seguito della decisione dell'agenzia di rating Moody's di declassare il giudizio su Anglo-Irish Bank, una delle principali banche irlandesi, cosa che ha riacceso i timori per l'intero settore bancaroi europeo (vedi l'articolo CNBC "Anglo Irish Downgrade Hurts Euro, Dollar/Yen Flat"), l'Euro ricomincia ad apprezzarsi dul Dollaro USA.
Yen: Il Governo giapponese sta considerando un nuovo intervento da circa 54.6 miliardi di Dollari, e - da alcune indiscrezioni - pare che possa autorizzare la Banca del Giappone ad acquistare bond nei limiti dei ricavi esistenti. Più oltre tuttavia si aggiunge che il Governo potrebbe autorizzare riacquisti per un ammontare superiore alla quantità di moneta attualmente in circolazione (vedi articolo Bloomberg "Kan Said to Consider 4.6 Trillion Yen Stimulus as Growth Fades": "Japan is considering a stimulus package of as much as 4.6 trillion yen ($54.6 billion) that will be funded with existing revenue, a government official said as policy makers seek to shore up the nation’s recovery. [...]. With limited scope for net increases in fiscal spending, the government has pressed the central bank to step up its campaign to end deflation. Sakurai told reporters that the BOJ could expand its bond purchases beyond the current 1.8 trillion yen monthly target. He added that specific measures are up to the bank").
N.B.: al momento (ore 3:30 pm, +1GMT) si stanno realizzando le mie prime 5 previsioni, mentre Euro/Dollaro australiano e Euro/Sterlina inglese sono sostanzialmente immutati; al momento solo la previsione Yen giapponese/Dollaro australiano non risulta realizzarsi.

28 Settembre: Mentre sui media internazionali si continua a discutere se la Banca del Giappone interverrà effettivamente sulla valuta (vedi nota 3), sui mercati si stanno osservando dei movimenti sospetti di grande interesse. Se prendiamo a riferimento i tassi di cambio Euro/Dollaro USA, Euro/Yen e Dollaro Australiano/Yen, si pò osservare che si stanno muovendo tutti all'unisono, addirittura i grafici risultano sovrapponibili. La tendenza era già emersa ieri, ma con minore evidenza; oggi - direi - è invece palese. A mio avviso questo è segno inequivocabile che la Banca del Giappone è già in azione.



Interessante notare l'articolo di oggi del Financial Times (vedi nota 4), in cui si riporta il commento del Ministro delle Finanze del Brasile, secondo cui il Mondo si trova al momento in una vera e propria guerra valutaria internazionale. Infatti, molti paesi stanno cercando di intervenire sulle loro valute, nella speranza che un tasso di cambio più debole possa aiutare le loro economie ad uscire dalla crisi, rendendo più convenienti le esportazioni.

Segnalo infine l'articolo CNBC "Aussie dlr underpinned by rates; yield curve flattens", in cui si parla per la prima volta dell'appiattimento della curva dei rendimenti in Australia, conseguenza - a mio avviso - inevitabile dell'afflusso di valuta straniera in Australia, alla ricerca di rendimenti più elevati. La prossima bolla speculativa arriverà dall'Australia?

Al momento (4:37pm, +1 GMT), ben 6 su 8 previsioni da me fatte si stanno avverando (75%). Le uniche due al momento non realizzatesi sono USD/JPY e EUR/CHF.

29 Settembre: La riapertura dei mercati di oggi mostra altri segnali interessanti sul fronte dei cambi. Euro, Dollaro USA e Dollaro Australiano, ma anche la Sterlina Inglese, sembrano muoversi praticamente in maniera identica, segno che qualcosa sta accadendo sui mercati (rilevazione ore 10:30am, +1GMT).
Nessuna comunicazione ufficiale da parte di Governi o Banche Centrali è apparsa finora sui media internazionali, a parte quella della Banca Centrale delle Filippine (vedi nota 5), che appare preoccupata per una possibile inversine di tendenza nei flussi di capitali internazionali verso i paesi emergenti, ultimamente veri motori di crescita economica mondiale.
Più debole mapur sempre evidente invece la relazione tra Dollaro USA, Franco Svizzero e Yen Giapponese.


Segnalo infine l'articolo FAZ (vedi nota 6) in cui si esplicitano i vincitori ed i perdenti di questa "guerra valutaria". Tra i vincitori ci sono: Gran Bretagna, Filippine, Malesia, Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Svezia, Messico, Sud Africa e Hong Kong. Tra i "neutrali" Brasile, Svizzera, Australia, Russia, Turchia e Canada, che stano registrando notevoli apprezzamenti nelle loro valute, ma - per il momento - le loro bilance dei pagamenti ne stanno traendo benefici.
Tra i perdenti sicuramente l'Europa, almeno a giudicare dall'articolo del Financial Times del 27/9 (vedi nota 7), secondo cui Eurolandia ha continuato a vendere oro in tutti questi mesi di crisi finanziaria - anche se ha ridotto recentemente i quantitativi - evidentemente per ottenere liquidità aggiuntiva sui mercati.

29 Settembre: Ad oggi circa il 72% delle mie previsioni si sono avverate. Una percentuale leggermente inferiore rispetto alla ultima rilevazione, visto che il cambio Sterlina/Dollaro USA ha cominciato a vacillare, mentre il cambio Euro/Dollaro Australiano si è al momento riportato ai livelli dello scorso fine settimana.
Interessante notare che Dollaro Australiano ed Euro si stanno muovendo simmetricamente rispetto allo Yen, mentre il Dollaro USA sembra seguire una strada tutta sua. Tuttavia, anche i cambi Euro/Dollaro USA e Dollaro Australiano/Dollaro USA sembrano fortemente correlati.
Per questo motivo ritengo ci siano elementi per ipotizzare interventi già in atto della Banca del Giappone, attraverso acquisti di Euro e Dollari Australiani dagli Stati Uniti, tramite vendita di Dollari USA.
Anche i cambi cross sembrano indicare che un ulteriore apprezzamento del tasso di cambio Euro/Dollaro Australiano e Dollaro Australiano/Dollaro USA sia possibile.



Interessante infine notare l'apprezzamento dell'Euro nonostante ulteriori notizie negative sul fronte del sistema bancario e finanziario europeo. L'articolo Reuters di oggi "Ireland faces "horrendous" bank bill, Spain downgraded" parla del downgrade della Spagna ad opera di Moody's (vedi nota 8) e dello scenario ipotizzabile per ristrutturare il debito delle banche irlandesi, ammontante a circa 50 miliardi di Euro. La qual cosa - anche se giudicata al momento fattibile da farebbe passare il rapporto deficit pubblico/PIL irlandese al 32%, contro il 3% previsto dal Patto di Stabilità e Crescita Europeo.

1 Ottobre: La settimana valutaria si chiude con grande successo per le mie previsioni, che risultano centrate al 75% (in pratica, 6 su 8). Soltanto le previsioni del cambio Dollaro USA/Yen giapponese e Dollaro Australiano/Yen giapponese non risultano essersi realizzate.
Di seguito il dettaglio:

 Interessante notare che mentre il cambio Dollaro Australiano/Dollaro USA e Dollaro Australiano/Yen giapponese mostrano una moderata correlazione, il cambio Dollaro USA/Yen giapponese segue un percorso autonomo, segno che ci sono disallineamenti evidenti (leggi: possibilità di futuri arbitraggi) probabilmente dovuti a nuovi interventi effettuati in settimana dalla banca del Giappone, ma finora tenuti nascosti al mercato.



Note:
1) Bloomberg 26/9 "Shirakawa Says BOJ Ready to Act, Defends BOJ Law (Update2)": "Bank of Japan Governor Masaaki Shirakawa said today the central bank is closely watching the effect on the economy of the yen’s appreciation, and is prepared to take “appropriate action” if needed".
2) Bloomberg 26/9 "Shirakawa Says BOJ Ready to Act, Defends BOJ Law (Update2)": "Shirakawa also today said that “monetizing debt” risks raising bond yields. The BOJ has a self-imposed cap on government bond buying to avoid such purchases from being regarded as monetizing public debt. The bank stipulates that purchases cannot exceed the amount of banknotes in circulation".
3) Reuters 28/9 "Dollar Slips vs Euro After US Home Price Data": "That triggered talk the BOJ could undertake more QE next week by injecting longer-term funds into the money market or opt for the more controversial move of buying more Japanese government bonds. But the BOJ appeared divided about the need to ease further with sources saying some policymakers wanted the bank to save its policy ammunition in case the economy deteriorated. [...] Some traders expect more dollar selling by Japanese exporters before the end of Japan's fiscal first half on Sept.30".
4) Financial Times 28/9 "Brazil in 'International Currency War': Finance Minister": "An “international currency war” has broken out, according to Guido Mantega, Brazil’s finance minister, as governments around the globe compete to lower their exchange rates to boost competitiveness. Mr Mantega’s comments in São Paulo on Monday follow a series of recent interventions by central banks, in Japan, South Korea and Taiwan in an effort to make their currencies cheaper. China, an export powerhouse, has continued to suppress the value of the renminbi, in spite of pressure from the US to allow it to rise, while officials from countries ranging from Singapore to Colombia have issued warnings over the strength of their currencies. [...] The central bank bought as much as $1 billion a day for much of the past two weeks – about 10 times its daily average in recent months – but this was largely to absorb money entering the country to take part in last week’s $67 billion share issue by Petrobras, the national oil company".
5) CNBC 28/9 "Philippine c.bank says trying to ensure orderly flows": "The Philippine central bank is mindful of potential sudden shifts in investor sentiment that may create volatility in capital flows, with authorities working to ensure such flows remain orderly, Governor Amando Tetangco said on Wednesday. "There seems to be a growing consensus that the world economy is potentially experiencing a structural shift of capital flows to emerging economies, which are seen to be the drivers of global growth," Tetangco said in an email to Reuters. "Going forward, I think recipient economies would need to simply try to ensure the flows are orderly. For the BSP (central bank), this is what we are trying to do".
6) FAZ "Manche Staaten verschaffen sich systematisch Vorteile": "Dagegen halten sich die Währungen Großbritanniens, der Philippinen, Malaysias und Südkoreas auf tiefem und für die Staaten vorteilhaften Niveau. Sie wahren damit Wettbewerbsvorteile, die sie auf Kosten anderer erlangt haben. Staaten wie Taiwan, Japan, Schweden, Mexiko, Südafrika und vor allem auch Hongkong verschaffen sich sogar systematische Vorteile, indem sie ihre Währungen real und effektiv abwerten lassen. Dagegen sind Staaten wie Brasilien, in jüngster Zeit die Schweiz, Australien, Russland, die Türkei und auch Kanada beinahe schon Ausnahmen, indem sie ihre Währungen aufwerten lassen. Sie profitieren allerdings aufgrund ihrer Wirtschaftsstruktur von einer relativen robusten Marktstellung und können sich diese Trends auch leisten".
7) Financial Times 27/9 "European Central Banks Halt Gold Sales": "Europe’s central banks have all but halted sales of their gold reserves, ending a run of large disposals each year for more than a decade. [...]. The sales are the lowest since the agreement was signed in 1999 and well below the peak of 497 tons in 2004-05. The shift away from gold selling comes as European central banks reassess gold amid the financial crisis and Europe’s sovereign debt crisis".
8) Reuters 30/9 "Ireland faces "horrendous" bank bill, Spain downgraded": "Elsewhere in the euro zone, Spain lost its final triple-A credit rating as Moody's cut it by one notch to Aa1, citing the budget impact of slower economic growth. The downgrade had been widely anticipated after similar moves by Standard and Poor's and Fitch. Moody's said the outlook for Spain, which was to present a tough 2011 budget on Thursday with a much reduced borrowing requirement, was now stable. [...]. Ireland's central bank estimated the "stress case" cost of winding down Anglo Irish Bank at 34 billion euros. Prime Minister Brian Cowen's fragile government said it would have to inject another 2.7 billion euros into Irish Nationwide building society, on top of 2.7 billion already earmarked. [...]. Dublin-based Davy Stockbrokers said the gross cost of restructuring the banks under a base scenario was now 46 billion euros, which would rise by 5 billion under the "stress case" for Anglo. [...]. Lenihan said the level of state support for the banking system remained "manageable," even though it will push the 2010 deficit up to an unprecedented 32 percent of GDP -- more than 10 times the European Union's ceiling".

Matteo Olivieri
>> Le opinioni espresse non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

sabato 25 settembre 2010

Vecchie teorie marxiste che a volte ritornano...


Cosenza (Italy), 25 Settembre 2010

Quando non si hanno idee chiare su come agire di fronte ad un problema, in genere si ripescano vecchie teorie che la Storia aveva già dichiarato defunte...
Ecco il mio commento all'articolo del 25 Settembre 2010 "FINANZA/ La spirale del debito che affossa l’euro" apparso su IlSussidiario.net.

"Gent. Dott. Passali
mi spiace deludere le aspettative, ma dal Suo articolo si evince poca dimestichezza con la teoria economica.
Se da un lato concordo sul fatto che l’Uomo deve essere il fine ultimo dell’indagine economica, è affrettato dedurre che la teoria del valore-lavoro (peraltro tipica del marxismo) possa rappresentare meglio di altre la centralità dell’individuo nella società.
Aggiungo inoltre che la moneta non viene detenuta solo per un motivo di "fiducia", ma – come già Keynes metteva in evidenza nella sua Teoria Generale – anche per un motivo di investimento (c.d. "movente speculativo"): questo vuol dire che, in determinate circostanze, detenere moneta può essere la cosa più razionale da fare anche se non vi è fiducia sul mercato.
Il fatto che – come Lei sostiene – l’Euro "non circola" è dovuto al fatto che esso al momento contribuisce a ricapitalizzare quei bilanci bancari, a cui qualcuno ha imposto un aumento delle riserve. Dunque, la finanza creativa non c’entra.
Considerato infine che la moneta è per definizione debito emesso dalla Banca Centrale (tanto è vero che risulta nel passivo dello stato patrimoniale), proporre l’emissione e la successiva immissione sul mercato di un certo quantitativo di "moneta libera dal debito", vuol dire consentire che la banca centrale non ne riconosca il pagamento. Ciò, oltre a costituire un’irrazionalità, rappresenta un’autentica proposta sovversiva.
Distinti saluti
Matteo Olivieri

Questo invece l'articolo completo:

FINANZA/ La spirale del debito che affossa l’euro
Giovanni Passali sabato 25 settembre 2010

Nel suo recente articolo, James Charles Livermore accenna a quello che lui stesso definisce “un aspetto fondamentale: l’unità di misura”. La questione ovviamente merita ben più di un accenno. Ora, l’unità di misura di un sistema economico è per definizione la moneta. E la questione dell’unità di misura, anche a causa dell’attuale crisi finanziaria, è tornata prepotentemente alla ribalta, proprio perché, nell’ambiguità dell’attuale ideologia liberista, non è stata mai definita.

Questa mancanza di definizione dipende, senza tanti giri di parole, dagli interessi in gioco. Come dire “mi hanno rubato in casa” senza dire che c’era anche la cassaforte, poiché poi bisognerebbe spiegare perché avevo una cassaforte e cosa c’era dentro. Il sistema bancario e finanziario ha gozzovigliato per decenni sulla mancanza di una definizione dell’unità di misura; poi, nel momento della crisi, approfittando sempre della mancanza di una definizione, ha tentato di far pagare il conto all’economia reale.

Proviamo ora un approfondimento. Cosa intendiamo dire, in concreto, quando proponiamo e accettiamo frasi del tipo di quelle proposte da Livermore: “Quando confrontiamo dati macroeconomici, qual è il minimo comun divisore di tutti questi numeri? La crisi del 2007 ci ha insegnato che questo elemento irriducibile è l’individuo”? Cosa vuol dire in concreto accettare questa impostazione? Quali sono i riflessi concreti per la finanza e l’economia? Quali conseguenze per la definizione di una unità di misura?

Se l’elemento irriducibile è l’uomo, vuol dire per l’economia che al centro della questione c’è il lavoro dell’uomo. Quindi occorre uno strumento monetario che “prenda le misure” a partire dal valore del lavoro dell’uomo, e a partire da questo possa dare valore (cioè misurare il valore) di tutto il resto. Ma porre l’uomo al centro della questione vuol dire porre i rapporti umani al centro della questione. E cosa caratterizza i rapporti umani nel tessuto economico?

Ciò che connota i rapporti umani in un tessuto economico evoluto, non primordiale, cioè un tessuto economico in cui sia presente una qualche forma monetaria, è la fiducia. Io sono disposto ad accettare moneta in cambio della mia merce, poiché confido di poter dare la stessa moneta in cambio di altra merce. Quindi deve esistere una cosiddetta “fiducia sociale”, composta sicuramente da tanti fattori sociali, la cui espressione in campo economico e finanziario è data dalla presenza consolidata di un sistema monetario. Sicuramente tale fiducia sociale dipende da diversi fattori non economici (per esempio, uno stato presente, una macchina burocratica efficiente, la mancanza di eccessivi conflitti sociali, la fiducia nelle forze dell’ordine, ecc.).

Ora occorre comprendere un elemento cruciale. La moneta, in riferimento alla fiducia, non è un mezzo, ma uno strumento. La distinzione da porre è sul fatto che uno strumento ha la stessa natura dell’oggetto di cui è strumento. E la corrispondenza biunivoca tra moneta e fiducia è una cosa evidentissima: non solo non vi è moneta quando vi è diffidenza reciproca (e in effetti il baratto è stato ed è la norma tra comunità culturalmente distanti, come cristiani e musulmani nel Medioevo), ma succede anche il contrario, che cioè un problema squisitamente monetario (sulla qualità delle banconote, per esempio, e quindi sulla facilità di una falsificazione) distrugga una fiducia preesistente. In conclusione, la fiducia preesisteva alla moneta e alimenta la sua costituzione, la moneta stessa e la sua circolazione sostengono e alimentano la fiducia. E la facilità di circolazione monetaria è l’indice migliore di una fiducia diffusa e correttamente espressa da un mezzo monetario adeguato.

Da questo punto di vista, con l’euro attualmente siamo proprio messi male. Con le premesse che abbiamo fin qui svolto, si capisce subito che l’Europa e le sue istituzioni monetarie, a partire dalla Bce, lavorano proprio su un piano scorretto. La prima evidenza, che questa crisi ha fortemente accentuato, è che l’euro in gran parte non circola. Il percorso obbligato di ogni singolo euro nasce dalle banche centrali degli stati coinvolti, e prosegue nelle banche commerciali di quegli stessi stati. Da qui, come autorevoli studi di economisti della Banca d’Italia hanno già mostrato, la maggior parte degli euro prende la strada della finanza. Cioè non entra nell’economia reale. Cioè non circola.

La situazione è peggiorata con l’attuale crisi finanziaria, ma era strutturalmente compromessa fin dall’inizio. E questo dipende dalla natura dell’attuale moneta, l’euro. Se per moneta utilizzassimo dei sassi, la natura di questa moneta creerebbe dei problemi di circolazione (problemi di portabilità, sfiducia per facilità di falsificazione, ecc.) che finirebbe col deprimere l’economia stessa.

I problemi connessi con la moneta euro dipendono sostanzialmente dal modo in cui nasce. Ogni euro nasce con un debito: viene creato dalla banca centrale e addebitato da chi lo ha richiesto. Questa situazione è all’origine della spirale del debito sempre crescente che affligge tutta l’economia. Se infatti solo le banche centrali sono autorizzate a stampare moneta, per pagare i propri debiti con gli interessi tutti i soggetti economici (stato incluso) saranno costretti a tornare dal sistema bancario e fare nuovi debiti per pagare i precedenti.

Ormai il sistema debitorio (detto altrimenti “sistema del credito”, appare più “politicamente corretto”) e gli strumenti finanziari connessi (titoli di stato, derivati, credit default swap, ecc.) sono di diversi ordini di grandezza superiori all’economia reale. Questo è il grande male dell’attuale crisi finanziaria. Hanno nascosto il problema, creando moneta per coprire quel debito; ma tutta la moneta è debito, quindi hanno coperto debito con debito, in uno sviluppo “criminale” che ogni persona di buon senso avrebbe rifiutato. Ma da questo grande male non si può guarire, se non ci si rende conto del problema monetario che l’ha originato. E il problema è la moneta debito.

Se la natura della moneta è la fiducia, se il cosiddetto “sottostante” della moneta (la copertura della moneta) è quella che noi abbiamo chiamato “fiducia sociale”, allora è immediatamente chiaro che un debito è uno strumento monetario inadeguato a una società libera, che vuol riconosce l’uomo e le sue relazioni come elemento ineliminabile. Se il centro del nostro operare sociale vuole essere il bene comune, il debito è uno strumento monetario totalmente inadeguato.

Se vogliamo costruire un ambiente sociale dove alcuni servizi essenziali, alcuni servizi sociali di base, devono essere garantiti a tutti, allora occorre includere tra questi anche la moneta come bene sociale, così come lo sono la fiducia e la pace sociale. La conseguenza immediata è che una certa quantità di moneta, limitata e predefinita, deve essere distribuita gratuitamente a tutti i cittadini, al pari dell’istruzione o dei servizi sanitari di base.

Oltretutto, una certa quantità di moneta non a debito è indispensabile al corretto funzionamento dei mercati finanziari. Il mercato stesso richiede che vi sia questa moneta priva di debito. E se questa moneta non è presente, sarà il mercato stesso, con le sue devastanti energie, a crearlo.

Come può il mercato creare moneta libera dal debito? Tramite i fallimenti. Se io prendo 100 a prestito per sviluppare un’attività imprenditoriale, e poi riesco a guadagnare solo 70, restituirò 70 e fallirò. Vuol dire che io ho speso 100 sul mercato, ma dal mercato ho ricevuto solo 70. Con il mio fallimento, i 30 che ho speso e non ho recuperato, sono ancora nel mercato, stanno circolando nel mercato, liberi dal debito. Con il mio fallimento, quei 30 non devono più essere restituiti a qualcuno.

Questo è il modo in cui avremo la fine della crisi: quando sul mercato sarà disponibile una sufficiente quantità di moneta libera dal debito. E questo può accadere in due modi: o perché viene immessa una certa quantità di moneta senza che sia addebitata a qualcuno; oppure questa verrà creata dalla forza distruttrice del mercato, tramite un “adeguato” numero di fallimenti. Ma occorre rendersi conto che un “adeguato” numero di fallimenti vuol dire una catastrofe economica, un disastro capace di distruggere una generazione intera. Proprio come nel 1929, con la Grande Depressione.

Questa è la prospettiva che abbiamo davanti. O ci prepariamo a una nuova Grande Depressione, oppure ci prepariamo a pensare e costruire un sistema economico che preveda anche la stampa e la distribuzione gratuita di moneta. Una rivoluzione di cui in futuro parleranno i libri di storia".

Aggiornamento del 27 Settembre 2010

Oggi è apparsa la risposta del Dott. Passali alle mie osservazioni sul suo articolo. Riporto il testo qui di seguito:

RISPOSTA:

Gentile Dott. Olivieri,
non ho la minima intenzione di resuscitare obsolete teorie marxiste. Del resto, non credo che affermare il valore del lavoro voglia dire riaffermare la teoria marxiana del valore-lavoro [1]. Anche perché, avendo il marxismo cancellato la natura "divina" dell'uomo, non era culturalmente in grado di riconoscere il valore spirituale e morale della moneta. Ma al di là di queste disquisizioni teoriche, lei afferma che la moneta potrebbe non circolare anche per una sfiducia nel mercato, che rende ragionevole detenere la moneta. Ma la sua affermazione lascia presupporre che le due cose non abbiano nulla in comune. Invece, proprio questo è quello che io voglio sottolienare: la sfiducia nel mercato è stata indotta prima di tutto dal comportamento di chi aveva ed ha il compito di gestire la moneta, avendone riprodotta in quantità eccessive, a favore dei mercati finanziari [2]. Questo ha provocato e sta provocando una rarefazione monetaria nell'economia reale, le cui conseguenze sono: aumento della disoccupazione, fallimenti di imprese, aumenti dei debiti degli stati. Sono le naturali conseguenze di un sistema che privatizza gli utili e socializza le perdite [3]. Quanto all'ipotesi fantasiosa per cui la banca centrale non accetterà la moneta libera da debito, ovviamente ritengo che la stessa dovrà accettare le leggi dello stato, e sarà necessario ridefinire competenze e operatività di diversi soggetti istituzionali [4]. Quanto alla sua affermazione, che la stampa e distribuzione alla popolazione di moneta priva di debito sia una proposta sovversiva, sono pienamente d'accordo con lei. Ma non si tratta di essere sovversivi. Si tratta di trovare una soluzione concreta; e di affermare con determinazione la centralità di certi valori. Non credo che una moneta di stato sia la soluzione definitiva al problema. Per questo propongo la costituzione di un sistema di monete complementari, in modo che gli effetti sull'economia reale di una mala gestione di una moneta siano comunque attutiti dalla presenza di altri strumenti monetari [5]. (Giovanni Passali)

Mia contro-risposta, Martedi 28 Settembre 2010:

[Ho deciso di non inviare al sito web IlSussidiario.net la mia contro-risposta, che pertanto apparirà solo su questo blog, a beneficio dei miei lettori]
[1] Errato: Certamente concordo sul fatto che la teoria del valore-lavoro non è prettamente marxiana, poichè era l'unica teoria disponibile fino a circa il 1873, quando Karl Menger propose la teoria del valore-utilità. Nondimeno, Marx fu l'unico in grado di risolvere alcuni problemi che Adam Smith riuscì solo ad intravedere, mentre nè David Ricardo nè J.S. Mill seppero risolvere. Dunque lo svolgimento più coerente della teoria del valore lavoro è - secondo consenso unanime nel mondo scientifico di ogni tempo - quello effettuato da Karl Marx. La teoria del valore lavoro è criticabile non perchè non prende in esplicita considerazione l'esistenza di Dio (altrimenti non parleremmo di economia, ma di teologia), ma perchè arriva ad alcune conclusioni che la rendono di fatto troppo angusta rispetto alla varietà del reale (per esempio, si tratta di una sola teoria dal lato dell'offerta, mentre la domanda è completamente irrilevante).
[2] Errato: Negli anni precedenti lo scoppio della crisi, sono stati immesi sul mercato strumenti di debito diversi dalla moneta, nella convinzione che questi strumenti fossero sicuri. La quantità di moneta superiore ai debiti finanziari è subentrata in un secondo momento, con i massicci interventi dei principali governi e delle banche centrali, al fine di salvare le economie sull'orlo del collasso.
[3] Errato: L'eventuale conseguenza di una quantità eccessiva di moneta non è la "rarefazione monetaria", ma - al contrario - l'annacquamento, come durante l'iperinflazione tedesca del Primo Dopoguerra.
[4] Errato: Il mercato elimina sempre le storture delle leggi, poichè agisce in modo che domanda e offerta siano sempre in equilibrio. Da qui si comprende la natura e la funzione svolta dagli arbitraggi. Neanche in Unione Sovietica, la Legge si dimostrò in grado di frenare il Mercato.
[5] Errato: Si informi meglio, già esistono (per esempio i Diritti Speciali di Prelievo o Special Drawing Rights, SDRs del Fondo Monetario Internazionale)!

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.