Cosenza (Italy), 30 Aprile 2010
Sempre più insistentemente si fa strada la convinzione che la Grecia sia sull'orlo del baratro, sebbene anticipazioni di stampa (cfr. CNBC, 30.4 "Greek Plan to Be Unveiled this Weekend: France") dicano che nelle prossime ore in un nuovo incontro tra i ministri europei si deciderà per un ulteriore pacchetto di aiuti alla Grecia.
Stando all'articolo CNBC, 30.4 "Greece Bailout Will Block Spillover: EU's Barroso", gli "Eurocrati" sono convinti che questo piano eliminerebbe alla radice ogni forma di speculazione, poichè l'ammontare messo a disposizione della Grecia farebbe fronte ad ogni necessità finanziaria, e in più, sarebbe accompagnato da severe misure di rientro della spesa pubblica (con l'obbligo in capo alla Grecia di ritornare ad un rapporto deficit pubblico/pil al 3,6% nel 2011). Da indiscrezioni pubblicate nell'articolo, l'intervento potrebbe aggirarsi sui 100 - 120 miliardi di Euro, a fronte del piano inziale di 45 miliardi di Euro.
Ho provato a fare due calcoli usando dati di fonte Unione delle Camere di Commercio Austriache (vedi qui), poichè in questi gioni - paradossalmente (!) - è molto difficile trovare informazioni aggiornate.
Grecia:
- PIL stimato 2010: 243 miliardi di Euro
- Deflatore di crescita 2010: - 0.3%
- Deficit 2009/PIL (fonte Eurostat) 13.6%
- Deficit stimato 2011/PIL (Fonte FAZ) 3.6 %
>> Ammontare deficit 2009 (mia stima): 42,9624 miliardi di Euro
>> Ammontare deficit 2011 (mia stima): 0,4896 miliardi di Euro
Insomma, se le mie stime sono giuste, il pacchetto iniziale di aiuti EU-FMI (45 miliardi di Euro) consentirebbe alla Grecia di far fronte al solo deficit di bilancio 2009, e non inciderebbe in alcun modo sullo stock di debito pubblico!
Anche un'ulteriore pacchetto di aiuti servirebbe a pagare solo i deficit futuri (2010 e 2011), ma non risolverebbe i problemi del pagamento dei tassi di interesse sul debito maturato negli anni.
Occorrerebbe riflettere meglio sulla reale efficacia dei pacchetti di aiuto: questi sembrerebbero destinati a stabilizzare il debito piuttosto che a richiedere un effettivo impegno alla Grecia a risanare i conti pubblici.
Inoltre, la concessione dei prestiti alla Grecia è subordinata al rientro del rapporto deficit/PIL al 3,6% nel 2011. Ma ciò equivale a dire che la Grecia dovrebbe ridurre il deficit pubblico di oltre 40 miliardi di Euro in poco più di un anno e mezzo, cosa alquanto problematica soprattutto se si considerano le previsioni di decrescita economica (vedi tabella sopra).
Se poi consideriamo che anche altre economie si trovano al momento in difficoltà (Spagna, Portogallo, Irlanda in primis), e che al momento un pacchetto di aiuti "europeo" viene stimato in 600 miliardi di Euro (cfr. Die Welt, 30.4 "Spanien & Co.: Volkswirte fürchten 600-Milliarden-Euro-Rechnung"), è legittimo chiedersi se un eventuale nuovo pachetto di aiuti alla sola Grecia riuscirà davvero a fermare gli "speculatori".
Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.
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venerdì 30 aprile 2010
Un nuovo pacchetto di aiuti, ma l'aritmetica non aiuta.
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venerdì 23 aprile 2010
L’odissea greca: un decennio sprecato ed un altro perduto!
Cosenza (Italy), 23 Aprile 2010
Continua l’odissea dei conti pubblici greci. Nelle ultime ore si sono verificati fatti così sorprendenti uno dopo l’altro, che al momento riesce veramente difficile capacitarsene.
In breve, ecco la sintesi delle ultime 24 ore.
- 22 Aprile: L’agenzia statistica europea EUROSTAT comunica che il rapporto Deficit/PIL greco per il 2009 è almeno del 13.6% e non del 12.7% per come comunicato dal Governo Greco, rivedendo il dato del 5.3% risultato poi falso. L’Eurostat aveva avviato indagini autonome sui conti pubblici greci per appurare l’esatta entità del buco di bilancio e conclude che esistono ancora dubbi riguardo ad alcune poste di bilancio, che potrebbero portare il valore finale del rapporto deficit/PIL fino al 14.1% (Cfr. FAZ “Griechische Schuldenkrise - Loch in Staatskasse größer als gedacht”);
- 22 Aprile: l’agenzia di rating Moody’s abbassa il giudizio sulla Grecia da A2 ad A3, lasciando aperta la porta a futuri nuovi abbassamenti se non verrà ricostituita la fiducia dei mercati. (Cfr. Reuters, 22/04 “Moody's Cuts Greece, May Do So Again; Yields Spike”;
- 23 Aprile: Il Primo Ministro Greco Papandreou dichiara che è necessario attivare il pacchetto di aiuti congiunti UE e FMI (cfr. FAZ “Schuldenkrise - Griechenland bittet EU und IWF um Hilfe”);
- 23 Aprile: La probabilità di bancarotta misurata dai CDS vola, passando in meno di 24 ore da 34.74% a 39.02% (vedi tabelle sotto). Il Mid Spread, che misura il prezzo da pagare per proteggersi dal rischio di bancarotta, sale in 2 giorni di circa 150 punti base (1,5%)
Mid Spread CPD %
21 Aprile 464.67 32.31
22 Aprile 505.03 34.74
23 Aprile 610.76 39.02
In momenti così complessi, si abbattono poi i giudizi dei moralisti, che - come furie - chiedono alla Grecia di dichiarare bancarotta, o di uscire dall’Unione Monetaria Europea (c.d. EMU), per non coinvolgere altri paesi europei e non trasformare l’EMU in una comunità di sovvenzionamenti pubblici. L’argomentazione più usata è quella in base alla quale la Grecia potrebbe così svalutare la propria moneta e pagare un debito più leggero in termini reali!
- CNBC, 23/04: "For Sake of Euro, Let Greece Go Bankrupt: Jim Rogers";
- FAZ, 22/04: “Im Gespräch: Joachim Starbatty: „Aus der Währungsunion wird eine Inflationsunion“.
Se guardiamo poi alla curva dei rendimenti dei titoli obbligazionari della Grecia, osserviamo che la curva è ormai diventata (quasi) piatta. I valori della curva sono tornati a quelli del 2000. Dunque, un decennio sprecato, poiché i benefici derivati dai minori tassi di interesse sul debito pubblico conseguenti all’entrata della Grecia nell’Unione Monetaria Europea nel 2002, si sono volatilizzati in spesa pubblica fuori controllo.
Una curva piatta significa che i tassi di interesse a breve scadenza sono praticamente gli stessi di quelli su più lunghe scadenze. In pratica per la Grecia prendere denaro a prestito a 3 anni costa quanto prenderlo a prestito a 30 anni.
Ovviamente, in una situazione tipica osserveremmo piuttosto una curva crescente, poiché prendere a prestito a lunga scadenza costa normalmente di più che a breve scadenza.
Una curva crescente (!) dei tassi di interesse ci dice quindi che i futuri (!) tassi di interesse a breve termine saranno maggiori degli attuali (!) tassi di interesse a breve termine. Al contrario, una curva decrescente (!) ci dice che i futuri (!) tassi di interesse a breve termine saranno minori degli attuali (!) tassi di interesse a breve termine. Nel caso della Grecia osserviamo invece una curva piatta.
Inoltre, poiché il livello di inflazione è anch’esso collegato al livello dei tassi di interesse, una curva dei rendimenti piatta ci dice che il mercato si attende:
• O un aumento dei tassi di interesse controbilanciato da un pari aumento dell’inflazione: cosa verosimile solo ammettendo una crescita sostenuta della domanda interna (cosa altamente improbabile al momento) o dell’economia globale (che funga da traino); • O un livello simile dei tassi di interesse e dell’inflazione: in questo caso, poiché un investitore non detiene a lungo un titolo a 30 anni, se può ottenere la stessa somma in 3 anni, è logico supporre vendite di massa sulle scadenze più lunghe della curva dei rendimenti e acquisti di massa sulle scadenze più brevi.
Ovviamente in questo caso non si dovrebbe parlare di creazione di nuova ricchezza, ma semplicemente di ricomposizione dei portafogli degli investitori. Gli scenari compatibili con una curva dei rendimenti piatta diventano due:- O la Grecia registrerà difficoltà crescenti a indebitarsi a lungo periodo e in questo caso si avrà deflazione! Infatti, l’aumento crescente dei tassi di interesse, in un contesto economico di non-crescita dell’economia, dovrà necessariamente significare tassi di interesse reali negativi!
- O la Grecia riuscirà ad indebitarsi ancora sul lungo periodo, ma al costo di offrire tassi di interessi ancora più alti sui titoli a lunga scadenza, per controbilanciare le vendite degli investitori. Ma fino a che punto potrà pagare interessi crescenti sul debito pubblico?
Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire
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