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mercoledì 19 gennaio 2011

Finanza sintetica: danni collaterali? (Forse) Nessuno!


Cosenza (Italy), 19 Gennaio 2011

Avevo aperto l'anno con un articolo "Tossico o non tossico? Questo è il problema!", che a quanto pare sta riscuotendo un certo interesse nella comunità finanziaria.
Nel giro di qualche giorno, si stanno diffondendo sulla stampa internazionale sempre più numerosi articoli dedicati all'"inusuale" nuovo (!) boom di richieste di titoli di finanza strutturata (c.d."titoli tossici"), che - a questo punto - ritengo non possano più far passare inosservata la tendenza in corso.
L'ultimo articolo in ordine cronologico è il seguente del 17/1 "US CMBS rallies as bid-lists boom" apparso su http://www.structuredcreditinvestor.com/, in cui si menziona sia un aumento dell'offerta di questi titoli, sia un corrispondente aumento dei prezzi nelle ultime settimane.
A quanto pare, molto richiesti sono i titoli-mediamente-rischiosi (c.d. mezzanini), segno che gli investitori sono abbastanza fiduciosi nell'assumersi un profilo di rischio leggermente superiore rispetto ai titoli "senior", quelli cioè con minore rischio/rendimento.
In particolare: "The US CMBS market saw a frenzy of bid-list activity last week, with traders reporting a dramatic increase in supply. At the same time, a fast-moving rally in the lower parts of the capital structure is boosting pricing levels even further. "We've seen a continuation in the way of bid-lists and a huge rally in the belly of the curve," one CMBS trader says. He adds that despite the top of the capital structure withdrawing slightly, AJ and mezzanine cashflow bonds have seen significant client demand. "The AMs - which is in the 20-30 part of the capital structure - have been up anywhere from 4-5-6 points." The trader says that the fast movement of the AJ bonds - up by 8-12 points last week - enticed a number of clients, who would have normally held back and waited for a gradual tightening in spreads. "They took a look and saw that securitisations that were previously at 60 were now trading at 72, so they thought it was time to take their chips off the table and rotate into other sectors." Further, US bid-list volumes have seen a considerable rise over the last month. The supply has moved from between US$1.2bn-US$1.5bn per week late last year to around US$4bn, the trader says. "We're probably up US$3.5bn to US$3.6bn this week, so volumes have really shot up."
Interessante notare che questo nuovo interesse verso i "titoli tossici" non fa seguito ad un aumento in nuovi mutui ipotecari, ma anzi, dovrebbe riguardare proprio quei titoli già in circolazione. Infatti, le ultime statistiche affermano che il numero di nuovi mutui ipotecari è in discesa nell'ultimo mese, nonostante i tassi di interessi abbiano raggiunto il minimo storico. Così in Reuters 19/1 "Mortgage Applications Dip as Rates Slide": "Applications for U.S. home mortgages increased last week as interest rates dipped to their lowest in a month, an industry group said on Wednesday. The Mortgage Bankers Association said its seasonally adjusted index of mortgage application activity rose 5 percent in the week ended Jan. 14".

Interessante a questo punto chiedersi ancora una volta perchè proprio quei prodotti finanziari prima velocemente svenduti, ora vengono riacquistati a prezzi di giorno in giorno crescenti.
A mio avviso, ciò è dovuto al fatto chei mercati si attendono un periodo prolungato di inflazione USA sotto controllo. In altre parole, gli investitori starebbero sfruttando questa finestra temporale caratterizzata da bassi tassi di interesse. Ciò è visibile  molto bene guardando alla "curva dei rendimenti" USA.
Questa interpretazione coincide con quanto affermato nell'articolo Bloomberg del 20 Dicembre 2010 "Yields Flatten QE2 Critics With Curve Showing Fed End to Stimulus in Sight", il quale nota pure che la fine della "curva piatta" statunitense coincide con la conclusione ufficiale del programma di QE2 voluto dalla FED (vedi "Quantitative easing will last through June as part of a plan to “promote a stronger pace of economic recovery” and keep prices stable “over time,” the Federal Open Market Committee said in a statement Dec. 14").


La fine del programma di QE2, attualmente attesa per Giugno del 2011, potrebbe modificare i rapporti di forza sul mercato, ma - a mio avviso - questo nuovo "stato di grazia" della finanza strutturata potrà durerà fino a quando non si sarà completamete usciti dallo spettro della deflazione statunitense.

AGGIORNAMENTI
Lunedi 24 Gennaio 2011: Nuovo ed interessantissimo l'articolo pubblicato oggi su Reuters "Treasury's toxic asset funds gain 27 percent", in cui si rende noto che il fondo costituito dal Dipartimento del Tesoro USA per ritirare dal mercato i "titoli tossici" diventati improvvisamente illiquidi, ha guadagnato ben il 27% dalla sua creazione nel 2009. Questi titoli sono dunque ritornati profittevoli.
Ecco l'articolo completo (da conservare con cura per memoria storica!):
"The U.S. Treasury's toxic asset funds have gained 27 percent since they were created to help revive the mortgage-backed securities market, according to data expected to be released later on Monday. As part of the government's deeply unpopular $700 billion bailout program, the funds were set up to remove illiquid securities from banks by matching private capital with taxpayer money and Treasury loans via funds run by private investment managers. Although furor over the bailout helped Republicans win control of the House of Representatives in the recent election, the government has been recouping taxpayers' money. The eight toxic asset funds, run by asset managers such as BlackRock Inc, Invesco Ltd and Marathon Asset Management, are all profitable. Since the funds were established in 2009, they have used about $5.2 billion of Treasury's equity investment to buy toxic assets. As of the end of 2010, the funds have gained $1.1 billion to about $6.3 billion, according to the data. Including some $300 million in equity distributions, the Treasury's investment increased by 27 percent or $1.4 billion, according to the data. The Treasury Department had initially proposed buying up to $1 trillion in illiquid mortgage-related securities to help clean up banks' balance sheets. But the program was scaled down considerably as banks proved they could attract private capital in both the equity and debt markets without first selling off illiquid securities. As of December 31, the funds had about $29.4 billion of purchasing power and had drawn down about 70 percent of the total amount, according to the data. The Congressional Budget Office has estimated the ultimate cost of the bank bailout, or the Troubled Asset Relief Program, will be as low as $25 billion".

Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.

lunedì 20 settembre 2010

Tremonti e la questione del «social housing» in Italia


Cosenza (Italy), 20 Settembre 2010

Ecco alcune mie considerazioni in risposta all'articolo "FINANZA/ Le "case Tremonti" contro la logica di Wall Street" apparso su IlSussidiario a firma di tal Gianni Credit (pseudonimo):

"Caro Sig. Credit
come oramai è ampiamente dimostrato a livello scientifico, è stato proprio il social housing la principale causa della bolla immobiliare statunitense e della conseguente crisi dei subprime.
La situazione internazionale in cui ora ci troviamo è stata causata da un mix di interessi a livello pubblico e privato,che ha portato ad avere tassi di interesse drogati all'interno di un settore protetto per legge, al riparo dai meccanismi di mercato e perpetuato con i soldi dei contribuenti. Poco importa se negli Stati Uniti sono stati messi in piedi "Government-Sponsored Enterprise" per raccogliere fondi sul mercato, mentre in Italia si vogliono coinvolgere le fondazioni bancarie: il risultato finale è infatti lo stesso.
A ben vedere, il meccanismo da Lei delineato non va contro la logica di Wall Street ma la asseconda appieno. Ritengo pertanto di poter affermare che il Suo articolo affronta in maniera semplicistica ed unilaterale l'argomento.
Credo sia tempo di affrontare anche in Italia in modo competente il tema, mettendoci la propria faccia e non nascondendosi dietro un anacronistico pseudonimo [frase in grassetto censurata dal moderatore del sito web, ndr].
Distinti saluti
Matteo Olivieri

Ecco l'articolo completo:

FINANZA/ Le "case Tremonti" contro la logica di Wall Street

Gianni Credit lunedì 20 settembre 2010

E’ per certi versi sorprendente che l’incremento al 7,5% della quota di partecipazione libica in UniCredit abbia fatto molto più notizia, nell’ultima settimana, della virtuale chiusura della fase di lancio del piano nazionale di edilizia sociale. L’arrotondamento dello 0,5% del pacchetto congiunto detenuto dalla Banca centrale libica e dal fondo sovrano Libyan Investment Authority vale sul mercato meno di 200 milioni di euro e ha segnato, pur nelle nuove dimensioni globali del dopo-crisi, un’ulteriore avanzata della mano pubblica nella proprietà delle mega-banche sistemiche.
Meno eco ha avuto invece l’impegno delle principali Casse previdenziali italiane (una ventina) a investire 300 milioni nel nuovo fondo di social housing promosso dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Poco prima del summit al Tesoro, anche le Assicurazioni Generali avevano deliberato l’adesione con 100 milioni a quello che è di fatto un “fondo sovrano domestico”: ormai quasi interamente sottoscritto nella cifra obiettivo di 2,5 miliardi.
L’investimento più sostanzioso sarà da parte della Cassa depositi e prestiti (70% Tesoro e 30% fondazioni bancarie) che metterà un miliardo. La Cdp è anche l’azionista di controllo (70%) della società di gestione del fondo, che sarà partecipata al 15% a testa anche da Abi (banche) e Acri (fondazioni). Altre quote del fondo sono state prenotate da Intesa Sanpaolo e UniCredit (250 milioni a testa), Ministero delle infrastrutture (150), Allianz (100 milioni come Generali): interventi minori si accolleranno Montepaschi, Banco Popolare e Ubi banche (che completano il quintetto delle grandi banche italiane). E ora 300 milioni da parte delle Casse privatizzate, pur con qualche mugugno legato all’oggettivo scambio maturato con il Governo (vincoli meno stretti sulla gestione dei patrimoni).
Difficile che questo “tesoretto” rimanga sepolto, com’è invece tuttora per quello del Fondo infrastrutture (sempre di riserva per lo scorporo della rete Telecom). Anzi: già prima della fine dell’anno è altamente probabile che il primo progetto prenda forma a Parma. Non sarà del resto una prima assoluta: il prototipo della moderna iniziativa “sussidiaria” nell’edilizia sociale è il Progetto Villaggio Barona lanciato a Milano dalla Fondazione Cariplo.
Il Comune mette a disposizione un’area (con diritto di superficie, ma in un altro piano promosso a Crema la destinazione è stata gratuita), la Fondazione aggrega con logica di mercato altri investitori interessati a un rendimento di lungo periodo (2-3% all’anno) e promuove la costruzione di quartieri destinati a giovani coppie, studenti, immigrati, altri soggetti che esprimono una domanda di edilizia sociale.
Tre fasce di canone per 650 appartamenti e un modello di “leva finanziaria” diversa da quella di Wall Street: sono le Fondazioni a mettere il capitale di base e ad attirare banche, assicurazioni, altri operatori immobiliari e proponendo poi un intervento sussidiario all’ente pubblico. Ora Tremonti vuol replicare il modello su scala nazionale, ma non necessariamente “centralista”: saranno le fondazioni stesse a dare un’impronta federalista facendo da network territoriale per le iniziative. E lo strumento-chiave sarà il fondo immobiliari dedicato (come “Abitare Sociale 1” di Polaris, la Sgr della Cariplo): una forma d’investimento teoricamente appetibile per chiunque sul mercato.
Certamente Tremonti e il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti si misurano con un precedente storico di rilievo assoluto: le leggendarie “case Fanfani” che il leader Dc del dopoguerra concepì nel cuore della ricostruzione. Dal 1949 il veicolo del governo italiano fu l’Ina, la compagnia d’assicurazione statale. L’obiettivo “sociale” era duplice: edificare in fretta alloggi popolari (favorendo tra l’altro i flussi migratori interni che già si annunciavano verso le aree metropolitane) e creare occupazione. 
Il risultato fu imponente: in 14 anni vennero costruiti 2 milioni di vani per 355mila alloggi. Ebbero lavoro 41mila operai edili all’anno, il 10% dell’intera forza lavoro nazionale nel settore. Ma lavorarono anche le grandi firme dell’architettura nazionale, a cominciare dallo Studio BBPR che in quegli stessi anni progettò a Milano la Torre Velasca. Naturalmente era un intervento “keynesiano“ puro: tutto Stato, quasi niente mercato. Più di mezzo secolo dopo la palla dell'edilizia sociale torna a uno Stato che riparte dalla sussidiarietà e a un mercato che deve far dimenticare in fretta un tragico gioco di prestigio: regalare la casa a tutti con i mutui subprime".


Matteo Olivieri
>> Le informazioni qui contenute non (!) costituiscono sollecitazioni ad investire.